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L'ultima volta di BepiColombo in prossimità della Terra

Il 10 aprile BepiColombo, la sonda in viaggio verso Mercurio, rasenterà la Terra per un flyby che la metterà sulla rotta finale per raggiungere la sua destinazione.

Illustrazione: BepiColombo
| ESA

BepiColombo è la missione congiunta delle agenzie spaziali europea (ESA) e giapponese (JAXA) lanciata nel 2018 per raggiungere Mercurio e studiarlo da vicino. In questi giorni sta uscendo dall'orbita attorno al Sole a una distanza più o meno identica a quella della Terra (circa 150 milioni di chilometri). La sonda però non viaggia in linea retta vero la sua destinazione: se così fosse la gravità del Sole l'avrebbe accelerata al punto che non sarebbe stata in grado di rallentare la sua corsa. Viaggia invece lungo una traiettoria che la porterà prima vicino alla Terra, poi a Venere: le manovre di flyby con la Terra e Venere la rallenteranno, permettendole così di avvicinarsi a Mercurio alla giusta velocità per porsi in orbita.

 

Il prossimo 10 aprile la sonda si avvicinerà alla Terra a una distanza di 12.700 chilometri, molto inferiore a quella dei satelliti geostazionari, per una manovra che avrà lo scopo di rallentarla e modificare la sua traiettoria, per dirigerla innanzi tutto verso Venere. «Questa è l'ultima volta che vediamo BepiColombo da Terra», afferma Joe Zender (ESA): «dopo di che si dirigerà sempre più dentro al Sistema Solare interno.»

Una traiettoria molto complessa. Il sorvolo della Terra del 10 aprile è la prima delle nove manovre che sfrutteranno la gravità di vari pianeti per correggere velocità e traiettoria della sonda durante il suo viaggio di 7 anni verso Mercurio. A ottobre BepiColombo effettuerà il primo di due sorvoli di Venere; le ultime sei manovre sfrutteranno la gravità dello stesso Mercurio.

 

Spesso il passaggio ravvicinato di una sonda a un pianeta è una manovra utilizzata per accelerarla, soprattutto quando si programmano viaggi verso le regioni esterne del Sistema Solare, ma impostata in modo adeguato può anche servire per rallentarla, proprio come nel caso di BepiColombo, che deve opporsi alla enorme forza di gravità del Sole.

 

 

La sonda ESA/JAXA raggiungerà Mercurio a fine 2025 e dopo tre mesi inizierà a raccogliere dati e informazioni, dopo che i moduli MMO (Mercury Magnetospheric Orbiter, JAXA) e MPO (Mercury Planetary Orbiter, ESA), si saranno separati dal modulo principale MTM (Mercury Transfer Module, privo di strumentazione scientifica) e si saranno posizionati lungo le loro orbite prefissate: da 590 a 11.640 km per MMO e da 480 a 1.500 km per MPO.

 

Illustrazione - I moduli della missione BepiColombo
Illustrazione - I moduli della missione BepiColombo: il Mercury Planetary Orbiter a sinistra e il Mercury Magnetospheric Orbiter a destra. | ESA

Pronta a tutto. Quando il 10 aprile BepiColombo si avvicinerà alla Terra i tecnici dell'ESA effettueranno altri test su alcuni degli 11 strumenti di bordo. Un'operazione complessa che sarà eseguita con un limitato numero di personale al Centro Europeo Operazioni Spaziali (ESOC) dell'ESA, a Darmstadt, dove sono in vigore le limitazioni adottate dalla Germania per contenere la diffusione della CoViD-19. In quell'occasione verrà calibrato lo spettroscopio di bordo (PHEBUS) utilizzando la Luna come obiettivo. BepiColombo porta anche tre piccole telecamere montate sul modulo principale, che scatteranno fotografie mentre la sonda si avvicina alla Terra.

 

In attesa del transito i tecnici dell'ESA stanno inviando i comandi di sicurezza per preparare la navicella a superare eventuali imprevisti, per esempio per l'eclissi di 34 minuti, quando la sonda sarà dietro la Terra e i pannelli solari non saranno esposti alla luce del Sole - una situazione che potrebbe scaricare le batterie di bordo.

5 aprile 2020 | Luigi Bignami