Spazio

Ecco come finirà la Stazione spaziale internazionale

La fine della Stazione spaziale internazionale è stata decretata: ecco quando, come e perché la ISS verrà fatta ricadere sulla Terra.

La fine della Stazione spaziale internazionale, che sta orbitando attorno alla Terra da più di vent'anni, è segnata. Prima di tutto, è stato deciso come finirà: bruciando nell'atmosfera terrestre. 

Fin da quando fu costruita, era chiaro che la Stazione spaziale internazionale sarebbe diventata obsoleta, prima o poi, e ora il momento si avvicina. Quando sarà il momento fatidico? La NASA e le altre agenzie che sono partner in questa avventura scientifica tengono quotidianamente sotto controllo le condizioni della stazione orbitante; grazie ai dati in suo possesso, la NASA è fiduciosa che l'avamposto spaziale possa rimanere in salute fino al 2030, sebbene l'ultima analisi completa abbia proiettato i dati fino al 2028.

Con l'aiuto russo. Come avverrà la dismissione? Un gruppo di ingegneri della NASA e dell'agenzia spaziale russa Roscosmos ha già definito alcuni aspetti delle modalità di "rientro" (ispirandosi a quanto fu fatto con la stazione russa MIR), con l'obiettivo primario di non provocare danni. Stando all'idea degli ingegneri verranno lanciate alcune navicelle Progress russe (quelle che portano materiale ed esperimenti alla ISS) che, agganciate e grazie a una serie di accensioni dei loro motori, abbasseranno progressivamente l'orbita della stazione. In un recente rapporto della NASA si legge che potrebbero essere necessari tre veicoli Progress, più l'eventuale aiuto del veicolo spaziale Cygnus, di Northrop Grumman.

La traiettoria della ISS sarà tale da far precipitare questo oggetto gigantesco in un'area disertata dalle navi nell'Oceano Pacifico, dove c'è il cosiddetto cimitero dei satelliti. Con circa 400 tonnellate, la stazione spaziale è di gran lunga l'oggetto di fabbricazione umana con la massa maggiore che abbia mai fatto il giro della Terra. E siccome più grande è un oggetto, più è probabile che l'atmosfera non lo bruci completamente, è facilmente comprensibile che la NASA stia studiando nel dettaglio il piano di rientro. 

Un brutto ricordo. In particolare, l'agenzia spaziale americana vuole evitare che si ripeta quanto accadde alla precedente stazione spaziale, lo Skylab. In quel caso, infatti, un ritardo nel lancio dello Space Shuttle e una concomitante espansione dell'atmosfera in seguito ad un'inaspettata attività solare, fecero precipitare in modo incontrollato quella stazione spaziale e alcuni pezzi finirono sparsi per l'Australia.

Skylab
Un'immagine dello Skylab, la prima stazione spaziale messa in orbita dalla Nasa. Fu operativa dal 14 maggio 1973 all'11 luglio 1979. Il suo rientro, non completamente controllato, provocò la caduta di diversi detriti di notevoli dimensioni sul territorio australiano. © NASA

Il più grande aveva dimensioni tutto sommato notevoli: come quelle di una bombola del gas. «Il rischio che la stazione spaziale possa cadere da sola sulla Terra non è da escludere», spiega Jonathan McDowell, astronomo di Harvard, specializzato nel tracciare oggetti in orbita terrestre. 

Andrà in rotazione? E a causa dei pannelli solari è possibile che la Stazione spaziale inizi a girare su se stessa in modo del tutto incontrollato. Non sarà assolutamente semplice perché la stazione non può essere divisa in moduli.

La costruzione della Stazione spaziale ha richiesto 42 missioni e a oggi la struttura, si diceva, pesa circa 420.000 chilogrammi: o meglio, questo è il peso che avrebbe se si trovasse sulla Terra e non a 400 km di quota circa, dove la gravità terrestre si fa sentire di meno. Lunga quasi quanto un campo da calcio, la Stazione spaziale vanta un volume abitabile pari a quello di una casa con cinque o sei camere da letto. 

Ogni tanto, una spinta. Anche nel caso in cui la Stazione spaziale internazionale fosse ancora in ottime condizioni, non potrebbe rimanere in orbita "da sola" indefinitamente perché ha bisogno, di tanto in tanto, di una spintarella per evitare che gradualmente sia attratta verso la Terra: questo compito viene svolto dalle navicelle spaziali che attraccano sulla ISS per portare materiale agli astronauti, incluso il carburante necessario proprio per queste spinte. 

Se le consegne di materiale (e di carburante) dovessero interrompersi, la Stazione spaziale resterebbe in balia della gravità, e poi dell'atmosfera terrestre, col risultato che finirebbe per precipitare senza controllo. E poiché la stazione è una partnership tra Stati Uniti, Russia, Canada, Giappone e le nazioni partecipanti all'Agenzia spaziale europea, la decisione di deorbitarla (cioè di toglierla dalla sua orbita operativa) sarà il risultato di un lavoro politico e ingegneristico collettivo.

Al momento la NASA si è impegnata a mantenere la stazione in orbita fino al 2030, anche se le agenzie partner non hanno ancora firmato un accordo. 

E la prossima? Le nuove stazioni spaziali oggi in progetto, prima tra tutte la Axiom Space - che ha in programma di inviare alcuni moduli alla ISS entro il 2024-25 - sono state studiate in modo tale che i moduli stessi possano staccarsi dalla stazione madre e rientrare ciascuno indipendentemente (a differenza dell'ISS, dove la separazione dei moduli non è possibile). Spiega Christian Maender, direttore della produzione e ricerca nello Spazio per la società Axiom, con sede a Houston: «Ogni modulo sarà progettato con la propria guida, navigazione e controllo e proprie capacità di propulsione. Quindi potranno volare essenzialmente da soli e poi, quando necessario, potranno separarsi e tornare attraverso l'atmosfera terrestre autonomamente».

26 febbraio 2022 Luigi Bignami
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