L'orbiter di ExoMars 2016

Ecco come funziona l'orbiter di ExoMars 2016, la sonda madre che porterà sul suolo del Pianeta Rosso il primo lander europeo. La notizia principale si trova qui

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La sonda madre Nella prima missione ExoMars, quella del 2016, il veicolo inviato verso il Pianeta Rosso sarà composto da un modulo orbitante, chiamato TGO “Trace Gas Orbiter” e da un modulo di discesa chiamato EDM “Entry descent landing Demonstrator Module” (nell'immagine appena si è sganciato dalla sonda madre), realizzato nello stabilimento Thales Alenia Space di Torino. Quest’ultimo modulo è chiamato Schiaparelli in onore di Giovanni Virginio Schiaparelli, considerato una delle più grandi figure dell’astronomia Italiana dell’800 e al tempo stesso uno dei maggiori studiosi della storia della scienza e dell’astronomia antica.

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A caccia di tracce di gas L'orbiter è progettato per studiare le tracce di gas presenti nell'atmosfera marziana da un'altezza di circa 400 km. Grande quanto un'utilitaria e pesante 3,7 tonnellate, l'orbiter è dotato di una serie di strumenti per realizzare il primo inventario completo dei gas atmosferici di Marte. In particolare cercherà le tracce di metano.

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4 strumenti Trace Gas Orbiter ha a bordo 4 strumenti scientifici: CaSSIS, una fotocamera a colori ad alta risoluzione (5 m per pixel) in grado di fare foto steroscopiche, due spettrometri molto sofisticati (NOMAD e ACD) e un rilevatore di neutroni (FREND) per osservare l'idrogeno presente in superficie e fino a un metro di profondità.

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A caccia di metano Un punto chiave delle ricerche sul Pianete Rosso riguarda la presenza di metano nell'atmosfera. Dalle misurazioni effettuate nel passato sappiamo che la sua concentrazione è molto bassa e sporadica: qualche volta riusciamo a misurarlo, altre volte no. Ma il solo fatto che venga rilevato è molto affascinante. «Il nostro obiettivo è essere in grado di confermare la presenza di metano - ci ha spiegato Jorge Vago, lo scienziato dell'ESA a capo del progetto - e forse anche di spiegarne l'origine».

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Foto Steroscopiche A bordo dell'orbiter c'è anche CaSSIS, la più sofisticata camera a colori mai inviata su Marte. «Ha una risoluzione inferiore alla fotocamera HiRISE montata sulla sonda MRO della Nasa» ci spiega Nicola Thomas, il ricercatore dell'Università di Berna che ha sviluppato lo strumento in collaborazione con l'Università di Padova. «Ma il sistema di ExoMars ha una sensibilità maggiore per i colori e soprattutto ci permetterà di realizzare immagini steroscopiche con estrema facilità, riprendendo lo stesso luogo da due angolature opposte». Il sistema è semplice: durante la stessa orbita a fotocamera di gira di 180 gradi per riprendere da angolatura diversa le stesse zone di Marte.

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Piccolo telescopio CaSSIS è di fatto un piccolo telescopio dotato di una sofisticata fotocamera a colori. Uno degli aspetti ingegneristici più complessi della sua progettazione è stato il peso e le dimensioni che sono state ridotte del 50% rispetto al progetto iniziale.

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Test di vibrazione Le due sonde di ExoMars 2016 durante un test di resistenza alle vibrazioni che simula il momento della partenza.

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Gli obiettivi della missione In sintesi gli obiettivi della missione 2016:
- Acquisire la più grande quantità possibile di dati nella fase di rientro nell’atmosfera marziana
- Atterrare con una capsula dimostrativa di circa 600 kg
- Operare un carico scientifico sulla superficie per un breve periodo
- Osservare l’atmosfera e la superficie marziana per due anni
- Fornire il supporto di telecomunicazione necessario al Rover della missione 2018

La sonda madre Nella prima missione ExoMars, quella del 2016, il veicolo inviato verso il Pianeta Rosso sarà composto da un modulo orbitante, chiamato TGO “Trace Gas Orbiter” e da un modulo di discesa chiamato EDM “Entry descent landing Demonstrator Module” (nell'immagine appena si è sganciato dalla sonda madre), realizzato nello stabilimento Thales Alenia Space di Torino. Quest’ultimo modulo è chiamato Schiaparelli in onore di Giovanni Virginio Schiaparelli, considerato una delle più grandi figure dell’astronomia Italiana dell’800 e al tempo stesso uno dei maggiori studiosi della storia della scienza e dell’astronomia antica.
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