Addio a Eugene Cernan, l'ultimo uomo ad aver camminato sulla Luna

Comandante dell’Apollo 17 e pilota di Apollo 10. Fu il terzo uomo a compiere una passeggiata spaziale attorno alla Terra a bordo di Gemini 9. 

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Eugene Cernan subito dopo una passeggiata lunare. Si noti la tuta in gran parte ricoperta dalla polvere lunare.

All'età di 82 anni è morto Eugene Cernan, l'ultimo astronauta ad avere camminato sulla Luna nel 1972. Era nato nel 1934 a Chicago nel Illinois (USA). Si laureò in ingegneria aeronautica e divenne capitano della Marina degli Stati Uniti.

 

Dopo essere stato selezionato dalla NASA nel 1963 volò per la prima volta nello spazio nel giugno del 1966, con la Gemini 9 attorno alla Terra. Durante il volo realizzò la seconda uscita extraveicolare americana e la terza in assoluta di tutti i tempi.

 

Cernan poi, venne assegnato alla missione Apollo 10 come pilota del modulo lunare. Con quella missione la NASA si avvicinò fino a 14 km dalla superficie della Luna, sperimentando tutte le manovre necessarie per l'allunaggio. Con il volo successivo Neil Amstrong e Buzz Aldrin scesero per la prima volta sul suolo lunare.  Cernan venne poi prescelto come comandante della missione Apollo 17,  la missione che segnò la fine di un'epoca, quella dell'esplorazione lunare.

Eugene Cernan sulla Luna. Fu l'ultimo uomo ad esplorare il nostro satellite lunare

Apollo 17, Una missione molto complessa. Il sito che era stato scelto per quella missione si trovava sul bordo del Mare della Serenità, una specie di paradiso per i geologi (e infatti sulla Luna scese anche Harrison Schmitt, l’unico geologo che abbia mai visitato un altro mondo). Le immagini che erano state scattate durante le missioni Apollo precedenti mostravano enormi massi rotolati sullo sfondo di una valle, rocce che potevano raccontare momenti molto importanti della storia della Luna.

 

Nel centro della valle inoltre, si vedevano anche numerosi crateri riempiti da frane. La scelta di Cernan da parte della NASA per la missione non fu semplice perché l'astronauta aveva già compiuto una missione lunare, quella di Apollo 10, ma alla fine l’ente spaziale americano puntò su di lui perché senza dubbio era il più preparato per un allunaggio in un luogo così complesso. E infatti, dimostrò di essere all'altezza della missione.

Cernan ruppe per sbaglio il parapolvere della ruota posteriore del rover. Per sistemarlo e limitare la quantità di povere sollevata durante i vari tragitti, Cernan mise una mappa lunare attorno alla ruota.

Record di velocità. Mai come in quella ultima missione gli astronauti lunari si dedicarono alla raccolta di campioni di suolo e rocce e questo fece accumulare una serie di ritardi sulla tabella di marcia di tutte e tre le passeggiate lunari. Per recuperare il tempo perso durante la terza passeggiata Cernan spinse  il rover alla velocità di 17 km orari, un vero e proprio record di velocità raggiunto sulla Luna.

 

Il 14 dicembre Cernan, con il suo compagno Harrison Schmitt, lasciarono la luna e poco prima di abbandonare il suolo lunare, dopo aver raccolto una roccia, il comandante della missione ebbe a dire: “Quando consegneremo questa roccia a Houston vorremmo ripartire una parte di essa con tanti Paesi del mondo intero. Sperando che sia presa a simbolo di quello che sono stati i nostri sentimenti, dei sentimenti delle programma Apollo, un simbolo di umanità:  che si possa vivere in futuro in pace ed armonia”.  

 

Oggi un frammento di quella roccia raccolta da Cernan è custodita al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

 

Poco prima di ripartire dalla Luna Cernan traccio sulla polvere lunare le iniziali di sua figlia Tracy. Si tratta di un episodio molto noto, ma che Cernan raccontò (vedi video in basso) in modo molto speciale a Paolo Attivissimo durante la visita al Museo della Scienza e della Tecnica di  Milano in occasione della donazione della roccia lunare da lui raccolta:

 

«Le sue iniziali sono là. Qualcuno mi ha chiesto quanto ci resteranno, e io ho risposto: per sempre. Non so quanto duri "per sempre", ma non c'è vento e non c'è pioggia, non c'è nulla che possa  – eccetto la radiazione cosmica – che possa spazzare via quelle iniziali. Quanto a lungo resterà la bandiera? Quanto resteranno le mie impronte? Per sempre. A meno che qualcuno vada là e le cancelli».

17 Gennaio 2017 | Luigi Bignami