Scoperta una super Terra (forse) senza acqua. Orbita intorno alla stella di Barnard

Scoperto un pianeta roccioso che orbita attorno alla stella di Barnard, a circa 6 anni luce da noi: sembra essere una "super Terra", forse troppo fredda per avere acqua liquida in superficie.

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Illustrazione: ecco come potrebbe apparire a un visitatore terrestre il pianeta di Barnard, sulla base dei dati di cui disponiamo.|NASA

La sua massa è di 3,2 volte la Terra ed è molto freddo: questi i primi dati sull'esopianeta distante "solamente" 6 anni luce. La sua debole stella madre (la Stella di Barnard) gli fornisce solo il 2% dell'energia che noi riceviamo dal Sole, è questo ne fa (molto probabilmente) un mondo ghiacciato.

 

Il pianeta di Barnard (ufficialmente Barnard's star b, o GJ 699 b) è separato dalla sua stella da circa 60 milioni di km, meno della metà della distanza fra la Terra e il Sole. Tuttavia la sua stella è una nana rossa, quindi non riscalda molto il suo pianeta: gli astronomi stimano che in superficie ci sia una temperatura media di -150 °C.

Un mondo ghiacciato in cui sembra quindi impossibile la vita per come la conosciamo, tranne nel caso in cui abbia una spessa atmosfera e un effetto serra simile a quello di Venere, condizione che forse permetterebbe di avere acqua liquida in superficie. Per saperlo con certezza bisognerebbe vederlo da vicino, ma il periodo giusto sarà fra 10 mila anni.

 

La più veloce del cielo. La Stella di Barnard e il suo pianeta si stanno infatti avvicinando a noi alla velocità di 500.000 km/h. Anche se nella nostra galassia abbiamo identificato stelle più veloci, la Stella di Barnard è quella che si muove più velocemente nel cielo stellato. Il suo nome viene proprio dall'astronomo (Edward Emerson Barnard) che per primo, 102 anni fa, ne misurò la velocità apparente.

 

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Questa immagine combina una veduta dei cieli australi sopra al telescopio da 3,6 metri dell'ESO all'Osservatorio di La Silla, in Cile, con immagini di Proxima Centauri (in basso a destra) e della stella doppia Alfa Centauri AB (in basso a sinistra) ottenute dal telescopio Hubble della NASA/ESA. Proxima Centauri è la stella più vicina al Sistema Solare ed è accompagnata dal pianeta Proxima b, scoperto con lo strumento HARPS, installato sul telescopio da 3,6 metri dell'ESO. | Y. Beletsky (LCO) / ESO / ESA / NASA / M. Zamani

Dopo le 3 stelle del sistema di Alfa Centauri (che ospitano l'esopianeta più vicino a noi), la Stella di Barnard è la più vicina al Sole. Ma dopo che sarà passata a meno di 4 anni luce dalla Terra, proseguirà la sua corsa allontanandosi sempre più.

 

Tutti alla ricerca di nuovi mondi. Il pianeta è stato scoperto nell'ambito di una ricerca che ha visto la collaborazione di diverse istituzioni: l'ESO (European Southern Observatory), la Carnegie Mellon University (Usa), la Queen Mary University (UK) e i progetti di ricerca Red Dots e carmenes.

 

Il team ha identificato l'oggetto utilizzando il metodo della velocità radiale, che permette di scovare un pianeta guardando alle oscillazioni che la sua orbita provoca sulla sua stella madre. È la prima volta che questo metodo permette di identificare un pianeta così relativamente piccolo e lontano dalla propria stella (se il pianeta è vicino e massiccio, le oscillazioni della sua stella saranno maggiori): invertendo il punto di osservazione, all'astronomo di un esopianeta lontano che guardasse nella direzione del Sole sarebbe difficile rilevare pianeti come la Terra e Marte.

In attesa di conferma. L'identificazione del pianeta di Barnard è solamente uno dei risultati scaturiti da un complesso piano di ricerche che ha impegnato gli scienziati in 20 anni di osservazioni utilizzando 7 sensibilissimi telescopi. Fra loro il Telescopio Nazionale Galileo dell'INAF (La Palma, Isole Canarie) e il telescopio HARPS dell'ESO, abbastanza sensibile da rilevare stelle in moto a 1 metro al secondo (la "velocità" di una passeggiata).

Lo stesso strumenti verrà adesso utilizzato per confermare al 100% la scoperta, benché «dopo un'attenta analisi, siamo sicuri al 99% dell'esistenza del pianeta», ha dichiarato l'astronomo a capo di questa ricerca, Ignasi Ribas, dell'Institute of Space Science (Spagna). «Comunque», aggiunge, «continueremo a osservare questa stella per escludere le possibili, ma improbabili, variazioni naturali della sua luminosità che potrebbero mascherarsi come un pianeta.»

 

16 Novembre 2018 | Davide Lizzani