Dove e come svanisce il metano di Marte

Una nuova spiegazione sul perché sparisca il metano di Marte toglie ogni speranza (o quasi) di trovare una qualunque traccia di vita sul Pianeta Rosso.

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Le pendici del Monte Sharp fotografate dal rover Curiosity. Qui il rover della NASA ha più volte rilevato la presenza di metano con variazioni stagionali: per approfondire, tra le argille di Marte a caccia di vita.|NASA/JPL-Caltech/MSSS

Da una quindicina di anni a questa parte la questione della possibile presenza di una qualche forma di vita su Marte è al centro di molte discussioni, da quando sul Pianeta Rosso è stato rilevato il metano - un gas che può anche essere il prodotto di reazioni chimiche inorganiche, come la serpentinizzazione di alcune rocce, un processo (geologico) di interazione tra acqua, anidride carbonica e minerali come l'olivina.

 

Il metano, però, può anche essere di origine organica: un sottoprodotto della vita, grande o piccola che sia.

 

La ricerca del metano marziano, però, ha dato risultati contrastanti. I dati della sonda Mars Express e di Curiosity, ad esempio, hanno dimostrato la sua esistenza, tant'è che si è dedotto che avrebbe cicli stagionali, passando da circa 0,24 ppb (part per billions, parti per miliardo) nell'emisfero settentrionale durante l'inverno, a circa 0,65 ppb durante l'estate. Per contro, l'ExoMars Trace Gas Orbiter (il modulo principale della missione ExoMars dell'Esa) ha dimostrato il contrario: a poche centinaia di metri di quota non c'è traccia del gas. Com'è possibile?

Due mezze risposte. Da una parte c'è chi ritiene che la scomparsa del metano avvenga per degradazione fotochimica, ossia per la frantumazione della molecola di metano ad opera delle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole, in un processo che porta alla formazione di anidride carbonica, formaldeide e metanolo. In effetti è un'ipotesi realistica, e tuttavia... non dovrebbe essere così rapida da far scomparire tutto il metano, come mostrano i dati di ExoMars.

 

Fonti di metano.
Fonti di metano. Per approfondire: materia organica complessa su Marte? | Nasa / Elab.: Luigi Bignami

 

D'altra parte, secondo i ricercatori dell'Università di Aarhus (Danimarca), non sarebbe solamente una questione di degradazione fotochimica: a disgregare le molecole di metano contribuirebbe anche l'azione del vento solare, capace di trasformarle in metile, metilene e carbyne. Elementi che possono reagire con alcuni minerali presenti nelle rocce marziane, una volta che sono stati ossidati dall'atmosfera del pianeta; inoltre, gli atomi di silicio (presenti in quantità nel plagioclasio) si possono facilmente legare con gli atomi di carbonio che forma il metile derivato dal metano. Questo processo porta a una veloce degradazione del metano, e spiegherebbe perché non lo si rileva a quote di poche centinaia di metri.

Le due mezze risposte, insieme, sembrano portare a una precisa conclusione: è quasi impossibile che esista una qualunque forma di vita sulla superficie del Pianeta Rosso, perché le reazioni tra i derivati del metano e le rocce producono perossidi, superossidi e altre sostanze chimiche estremamente tossiche per gli organismi viventi, batteri compresi. L'ultima parola la diranno, in ogni caso, le prossime missioni della Nasa e dell'Esa, che l'anno prossimo porteranno su Marte nuovi rover con sofisticati sistemi di analisi chimiche.

15 Luglio 2019 | Luigi Bignami