Spazio

La nuova geografia astronomica: i nomi di Cerere

Mentre scopriamo Cerere più affascinante del previsto, nasce la prima mappa del pianeta nano: viaggio da Occator a Yalode.

In queste settimane New Horizons e Plutone hanno distratto l’attenzione da un’altra importante missione spaziale, Dawn, che da quasi cinque mesi orbita attorno al pianeta nano Cerere.

Le facce di Cerere. Le misurazioni altimetriche finora effettuate dalla sonda hanno permesso di realizzare una serie di mappe topografiche di Cerere. Queste mappe rivelano che la differenza di quota tra le vette dei rilievi più elevati e il fondo dei crateri più profondi è di circa 15 km. Crateri che, in termini di profondità e di diametro, sono molto simili a ciò che vediamo su Dione e Tethys, due satelliti ghiacciati di Saturno che hanno dimensioni e densità simili a Cerere. Se ne deduce che queste strutture hanno caratteristiche abbastanza coerenti con una crosta ricca di ghiaccio.

Immagini in falsi colori dei due emisferi di Cerere. Il colore rosso indica le quote più elevate, mentre il blu le regioni più depresse. © NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Il battesimo dei crateri. E mentre Dawn continua lentamente ad abbassarsi verso la superficie del pianeta nano per immettersi nella sua prossima orbita, a meno di 1.500 km dalla superficie, che raggiungerà verso la metà di agosto, l’International Astronomical Union (IAU) ha approvato una quindicina di nomi ufficiali per i crateri di Cerere, ispirati a divinità e spiriti di varie culture legati al mondo dell'agricoltura.

Occator. Tra i crateri ad avere già ricevuto un nome ufficiale c'è Occator, la struttura da impatto larga circa 90 km e profonda 4 che ospita le più evidenti (e ancora misteriose) macchie brillanti avvistate da Dawn già durante la fase di avvicinamento, cioè prima dell'inserimento orbitale.

Le chiazze, molto più luminose delle zone circostanti, sembrano essere soggette a un fenomeno di sublimazione (il passaggio diretto da stato solido ad aeriforme) che crea una tenuissima atmosfera localizzata all'interno del cratere. Nella mitologia romana, Occator è il nome di un aiutante di Cerere che si occupava dell’aratura.

Urvara. Poco più a sud di Occator c’è Urvara, un cratere che prende il nome dalla divinità indiana e iraniana delle piante e dei campi. Urvara, con circa 160 km di larghezza e 6 km di profondità, ospita al suo centro un imponente picco centrale di circa 3.000 metri di altezza.

Immagine di una parte della superficie di Cerere ripresa dalla sonda Dawn da una distanza di 4.400 km. La montagna che si erge da una regione pianeggiante ha un’altezza di circa 5.000 metri. In basso a destra rispetto alla montagna sono evidenti i segni di un impatto recente che ha esposto materiale fresco e di colore chiaro, probabilmente ghiaccio. © NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Haulani. Un altro punto di interesse è stato individuato dallo strumento italiano VIR (Visual and InfraRed Spectrometer). Si tratta di Haulani, nome della dea delle piante della mitologia hawaiana, una struttura da impatto di circa 30 km di diametro cui in precedenza ci si riferiva col nome provvisorio di "spot 1". Anche questo cratere ospita quello che sembra essere un deposito di materiale più chiaro, ma un particolare ancor più interessante è che le misure spettroscopiche di VIR nell’infrarosso mostrano che è molto più freddo della regione circostante.

Dantu, Ezinu, Kerwan, Yalode. Altre morfologie superficiali hanno attirato l'attenzione degli addetti alla missione. Si tratta del cratere Dantu, che prende il nome della divinità ghanese associata alla coltivazione del mais, ha una dimensione di circa 120 km ed è profondo circa 5. Il cratere Ezinu, come la dea sumera del grano, ha più o meno le stesse dimensioni. Entrambi sono grandi meno della metà di Kerwan, che prende il nome dallo spirito Hopi che presiede la germinazione del mais, e Yalode, un cratere dedicato a una dea africana del Dahomey adorata dalle donne durante i riti di raccolta.

I crateri da impatto Dantu ed Ezinu sono molto profondi, mentre bacini da impatto molto più estesi, come Kerwan e Yalode, mostrano una profondità meno pronunciata, indicando una mobilità maggiore da parte del ghiaccio con il variare delle dimensioni e dell'età dei crateri.

1 agosto 2015 Mario Di Martino
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