Spazio

Curiosity scopre vene bianco-nere su Marte

Le formazioni rocciose osservate dal rover della Nasa sono forse l'eredità di un passato in cui il cratere Gale era un lago.

Nel paesaggio marziano dagli infiniti deserti e dai colori monotoni (se pur affascinanti) la scoperta di vene con due colori ha immediatamente attirato l'attenzione dei geologi della Nasa.

Tre perforazioni, tre risultati. Prima di entrare nel merito della scoperta è giusto ricordare che negli ultimi mesi il rover Curiosity ha perforato la superficie del pianeta per ben tre volte, trovando una composizione mineralogica diversa da luogo a luogo. Queste differenze, insieme alla presenza di vene, raccontano come gli strati di roccia alla base del Monte Sharp (che si trova all’interno del cratere Gale, dove si "aggira" Curiosity) offrono un racconto assai vario dell’evoluzione di quell'antico bacino. La prima perforazione, infatti, nell’area chiamata Confidence Hills, ha permesso di scoprire la presenza di minerali argillosi e di ematite, elementi che si formarono in un ambiente ricco d’acqua.

La seconda perforazione, nella regione chiamata Mojave, ha messo in luce la presenza di una elevata quantità di jarosite, un minerale contenente ferro e zolfo che indica la presenza di un ambiente acido.

La terza perforazione, a Telegraph Peak, non mostra presenza di minerali argillosi, né di ematite, e anche la jarosite è scarsa. In questo campione è presente invece una grande quantità di cristobalite, una forma di silice in uno stato amorfo che si forma quando si hanno eruzioni vulcaniche e la silice si raffredda quasi istantaneamente. Probabilmente la cristobalite si formò altrove e venne portata in quest’area dai fiumi.

Una vena bianconera visto in dettaglio. La parte bianca è solfato di calcio, quella scusa non è stata studiata chimicamente

La "città giardino". Le vene a due colori si trovano in un’area chiamata la città-giardino. Esse appaiono come delle creste che attraversano rocce erose e che si innalzano sopra di esse fino a 6 cm, composte da materiali chiari e scuri. «Alcune di esse sembrano un panino di gelato: scuro su entrambi i lati, chiaro al centro», ha detto Linda Kah, del team Curiosity: «queste vene ci raccontano storie di fluidi secondari che sono arrivati in superficie o vicino ad essa dopo che le rocce principali si erano formate».

È probabile infatti che esse si formarono quando dei fluidi che percolavano tra le rocce si insinuarono nelle fratture. Il materiale biancastro potrebbe essere solfato di calcio (già trovato all’interno di altre fratture), mentre il materiale scuro non è stato analizzato dal punto di vista chimico.

Il Paesaggio fotografato attorno a Curiosity in questi ultimi giorni

«Quel che è interessante - ha sottolineato Kah - è il fatto che nella frattura sono arrivati due fluidi di composizione diversa in tempi differenti. Ora dobbiamo chiederci come sono arrivati questi fluidi all’interno delle rocce.» Una parte della storia è comunque stata ricostruita, almeno in ipotesi. Dopo che il lago si prosciugò, il materiale fangoso si essiccò fratturandosi. Quindi arrivarono dei fluidi che depositarono nelle vene il materiale più scuro, che successivamente venne a sua volta intruso dai fluidi con materiale più chiaro, ricco cioè di solfati di calcio.

Una spettacolare immagine di Curiosity, realizzata attraverso decine di immagini unite tra loro.

Via, verso "Drive Artist". Ora, dopo l’analisi delle vene nella città-giardino, Curiosity sta per raggiungere Drive Artist, regione che si trova a una quota superiore rispetto a quelle fin qui visitate. È probabile che si faranno nuove perforazioni, ma si prima si dovrà capire se è meglio usare il perforatore o il martello del rover, perché qualche settimana fa il perforatore ha subito un corto circuito e adesso alla Nasa non vorrebbero sottoporlo a eccessivi stress.

5 aprile 2015 Luigi Bignami
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