Curiosity tra le argille di Marte. A caccia di vita

Il rover della NASA sta esplorando una regione del Monte Sharp ricca di minerali argillosi: una delle più promettenti per la ricerca di passate tracce di attività biologiche.

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Le pendici del Monte Sharp fotografate dal rover Curiosity.|NASA/JPL-Caltech/MSSS

Il rover Curiosity è impegnato in questi giorni nell'analisi delle rocce argillose del Glen Torridon, una regione del Monte Sharp particolarmente interessante, dal punto di vista scientifico. L'acqua potrebbe aver giocato un ruolo chiave nella formazione di questa distesa di argilliti, che sono forse il prodotto dei sedimenti nell'antico letto di un lago, finiti sul fondo e trasformati dal tempo in formazioni simili a ciottoli.

 

L'analisi dei minerali argillosi potrebbe svelare qualcosa del passato di Marte: un mondo meno arido di oggi, nel quale fu forse anche possibile la vita - e se è così, la zona di Glen Torridon potrebbe essere la migliore in cui cercare.

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Un dettaglio dei minerali argillosi rinvenuti nell'area di Glen Torridon, su Marte: sembrano pietre di fiume, solo che qui non c'è acqua (non oggi, almeno). | NASA/JPL-CALTECH/MSSS

Prove di vita. I ricercatori del Planetary Science Institute (Arizona) hanno riprodotto in laboratorio piccoli ecosistemi simil-marziani, in cui alcuni microrganismi sono stati messi a stretto contatto con rocce argillose per 195 giorni.

 

Nutrendosi delle argille, gli estremofili sono sopravvissuti e hanno continuato a produrre metano, un gas che si ritiene di avere rilevato sul Pianeta Rosso, e che potrebbe essere il prodotto di una attività microbica (ma anche il frutto di naturali processi geologici: per adesso non siamo in grado di stabilirne l'origine).

 

L'esperimento in Arizona suggerisce che anche forme di vita microbiche potrebbero esalare questo gas: la sfida, adesso, è riuscire a vederle. In laboratorio è facile, con un microscopico elettronico a scansione, ma non è uno strumento che può essere trasportato dalle nostre sonde. Così, se anche il rover dovesse imbattersi nella vita microbica marziana, potrebbe non riconoscerla.

 

Due rilevazioni indipendenti. Sulla presenza di metano su Marte è arrivata proprio in questi giorni una conferma importante. Il 15 giugno 2013 Curiosity "annusò" uno sbuffo di metano salire da un punto a est del cratere Gale. In più, una nuova analisi pubblicata su Nature Geoscience rivela che il 16 giugno 2013, anche la sonda dell'ESA Mars Express individuò un'emissione di metano nello stesso punto.

 

L'emissione ha forse origine da depositi di gas presenti nel ghiaccio. È la prima volta che tracce di metano sono rilevate da due diversi strumenti, nello stesso momento e nello stesso luogo... Questo dovrebbe significare che il metano c'è, effettivamente (pur senza conoscerne la fonte), tuttavia attorno a questi dati si sta ancora discutendo: forse presto arriveranno nuove notizie.

 

04 Aprile 2019 | Elisabetta Intini