Marte: i mille giorni di Curiosity nel cratere Gale

Tre anni di esplorazione del rover Curiosity, il robot della Nasa sul Pianeta Rosso: le scoperte e le nuove domande.

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Mille giorni sul Pianeta Rosso. | Foto: NASA/JPL. Processing: 2di7 & titanio44

Sono passati mille giorni da quando, nell'agosto del 2012, Curiosity, il rover della Nasa, atterrava su Marte, nel cratere Gale, ai piedi della montagna Sharp, alta più di 5.000 metri. Da allora ha coperto più di 10 km, durante i quali ha analizzato il suolo e le rocce sul suo percorso e ha ripetutamente analizzato l'atmosfera del pianeta. Riassumiamo qui quali sono state le scoperte più importanti che da Terra o da una sonda attorno al Pianeta Rosso sarebbero state impossibili.

 

Curiosity e altri robot su Marte

 

1) Il cielo è blu! Questa non ce l'aspettavamo: il cielo del pianeta può tingersi di blu, proprio come quello della Terra. È un fenomeno possibile al tramonto, in particolare dopo una tempesta di sabbia: accade perché la polvere sospesa in atmosfera assorbe quasi tutte le radiazioni a eccezione del blu, e così il cielo appare più terrestre del solito.

 

Il cielo è blu! | NASA/JPL

2) Salamoie marziane. La presenza di sali (in particolare composti di perclorato) contribuisce ad abbassare la temperatura di congelamento dell'acqua e questo permette la formazione di salamoie in prossimità dell'equatore nelle tarde ore del pomeriggio, quando si raggiungono le temperature più elevate. Nelle ore successive evaporano.

 

3) Vene di sali di antiche acque. Sono state scoperte vene di materiale bicolore, chiaro e scuro, che suggeriscono che in un lontano passato ci fu un'importante percolazione di acqua tra le rocce. Le vene, che si trovano in un'area chiamata Città giardino, si presentano come creste sulle rocce. Evidentemente sono più dure del materiale circostante e quindi l'erosione ha avuto meno effetto.

 

Le vene bianco-nere di Marte

 

4) Azoto biologicamente utile. L'analisi del materiale prelevato dal braccio robotizzato di Curiosity ha permesso di scoprire degli ossidi di azoto (NOx). Queste sostanze, che sulla Terra consideriamo inquinanti dell'atmosfera, potrebbero essere state rilasciate da Curiosity stessa nel corso di alcuni test che prevedevano il riscaldamento di nitrati prelevati al suolo. Nitrati e ossidi di azoto sono ulteriori indizi significativi della possibilità che un tempo, su Marte, potesse esserci la vita.

 

Le rocce che testimoniano un passato d'acqua: forse si trattava di un lago. | NASA/JPL

5) Rocce ricche di sale. Nell'area chiamata Mojave sono state scoperte numerose rocce con una notevole quantità di cristalli di sale: un'altra scoperta inattesa. L'origine potrebbe essere un antico lago nel cratere Gale, evaporato in un lontano passato.

 

6) Molecole organiche. Durante il campionamento in rocce argillose dell'area chiamata Sheepbed sono state evidenziate molecole organiche: ciò non significa che adesso abbiamo la certezza della vita su Marte, perché quelle molecole potrebbero anche essere il risultato di reazioni chimiche inorganiche. Si tratta comunque di un indizio importante di questa nostra ricerca sul Pianeta Rosso.

 

7) C'era un lago. L'analisi delle rocce, in fotografia e attraverso i test effettuati col laboratorio del rover, hanno permesso di stabilire senza ombra di dubbio che il cratere Gale ospitava un lago che forse si svuotò e si riempì più volte.

 

8) Fiumi imponenti. Il rover ha ripetutamente fotografato rocce la cui forma suggerisce la presenza di fiumi che dai bordi del cratere portavano grandi quantità d'acqua al lago.

 

Un problema alle ruote. A mille giorni dal suo arrivo, le condizioni del rover sono ancora buone. Nei mesi scorsi sono stati superati piccoli problemi con i software di controllo del rover e il malfunzionamento del braccio robotizzato. Non c'è invece modo di rimediare allo stato di usura delle ruote, che rende più problematico l'avanzamento su terreno sabbioso e più complessa la definizione - da Terra - del percorso da seguire.

 

Curiosity ha un sassolino nella scarpa!

 

Ora rimarrà isolato. Il rover non è sempre in movimento: esegue invece i comandi che arrivano dal centro di controllo del Jpl della Nasa, che giorno per giorno sceglie gli obiettivi da raggiungere. I piloti del rover si alternano durante la settimana e insieme agli scienziati definiscono il tragitto. Quindi tramite un software inviano al rover i dati. Il messaggio impiega anche 20 minuti per arrivare a Curiosity a causa della distanza tra la Terra e Marte.

 

La stazione meteorologica di Curiosity. | NASA/JPL

In questi giorni il Pianeta Rosso passerà dietro il Sole (rispetto alla Terra) e dunque le comunicazioni verranno meno fino al 25 giugno (giorno più, giorno meno). Durante questo periodo il rover rimarrà fermo nella sua posizione. Tuttavia continuerà ad analizzare l'atmosfera del pianeta e riprenderà giorno dopo giorno il panorama circostante. Questo permetterà di studiare l'azione del vento sulle rocce.

 

La possibilità della vita non è di per sé certezza di vita

 

La domanda più importante... Il prossimo obiettivo è la vetta del Monte Sharp, al centro del cratere Gale. Il rilievo è composto da strati di roccia formatisi dai sedimenti che si depositavano sul fondo del lago: la loro analisi potrebbe essere fondamentale per capire se il lago offriva condizioni adatte a sostenere la vita. Tuttavia la possibilità della vita non è di per sé certezza di vita: troveremo mai tracce incontestabili di biologia marziana?

 

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3 giugno 2015 | Luigi Bignami