Dai crateri su Plutone e Caronte si capisce: ci sono pochi oggetti piccoli nella Fascia di Kuiper

Le antiche cicatrici sul pianeta nano e la sua luna fotografate da New Horizons hanno permesso di stimare quantità e tipo di collisioni con altri oggetti di questa regione del Sistema Solare esterno.

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Caronte in un'immagine in cui i colori sono stati leggermente esaltati, ma reali. Sulla luna maggiore di Plutone sono ben visibili antichi crateri di impatto. Vedi anche: Plutone e New Horizons: lo speciale | NASA/ JHUAPL/SwRI

All'indomani della scoperta di un oggetto di appena 1,3 km di diametro (un planetesimo) nella Fascia di Kuiper - ne avevamo scritto qui - uno studio pubblicato su Science conferma che elementi così piccoli sono, in questa cintura di oggetti "avanzati" dalla nascita del Sistema Solare che si estende oltre l'orbita di Nettuno, una vera rarità.

 

Ammaccature che parlano. La mappatura dei più antichi crateri di impatto fotografati dalla sonda New Horizons su Plutone e Caronte può essere usata, secondo gli scienziati della missione della NASA, per stimare misura e distribuzione delle componenti di questo alone di detriti al limitare del Sistema Solare. Studiando le dimensioni dei crateri è possibile infatti individuare le tracce della presenza di oggetti troppo piccoli e distanti per essere osservati da telescopi terrestri.

 

Anche se la Fascia di Kuiper ospita molti corpi celesti "maggiori" del calibro di Plutone, Caronte ed Eris (un altro pianeta nano), pochissimo si sa degli oggetti di diametro inferiore ai 100 km, ossia delle briciole che rimangono dalla formazione del nostro sistema planetario. Eppure questi residui rappresentano "l'anello mancante" tra le polveri del Sistema Solare iniziale e la formazione dei primi pianeti.

 

Intatte. Gli scienziati hanno individuato su Plutone e Caronte alcune aree superficiali di almeno 4 miliardi di anni, che conservano cioè le caratteristiche primordiali e non sono state intaccate da fenomeni geologici più recenti. La mappatura dei crateri ha rivelato che mancano "buchi" di diametro inferiore a 13 km: secondo gli scienziati significa che i corpi celesti larghi almeno 2 km, capaci di lasciare simili tracce all'impatto, sono meno del previsto.

 

La scoperta conferma la natura primordiale della Fascia di Kuiper: a differenza degli asteroidi interni al Sistema Solare, più spesso risultanti da collisioni, i componenti fondamentali di questa regione dello Spazio hanno minori probabilità di essersi evoluti da scontri tra corpi celesti, e hanno mantenuto più spesso le loro sembianze iniziali.

 

28 febbraio 2019 | Elisabetta Intini