Così stamperemo una base sulla Luna

A partire dalle polveri di regolite, e da una struttura gonfiabile: il futuro della colonizzazione spaziale passa per le stampanti 3D, e per il recupero di materie prime.

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Un rendering di una possibile, futura, base lunare.|ESA/Foster+Partners

La corsa per ritornare, questa volta in modo stabilmente, sulla Luna è ricominciata, ma costruire un avamposto umano sul nostro satellite è una sfida ardua: soltanto il lancio di un chilo di materiale nello Spazio richiede un costo di 70 mila euro.

 

Ed è qui che entrano in gioco le stampanti 3D: l'ESA sta fortemente investendo su questa tecnologia, come ci ha spiegato a Padova Tommaso Ghidini, responsabile della sezione di Tecnologia dei materiali dell'Agenzia Spaziale Europea. L'incontro, che ha visto anche la partecipazione dell'astronauta Umberto Guidoni e di Massimo Turatto, Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Padova, si è svolto nell'ambito della quarta tappa dell'iniziativa "on the road" Panorama d'Italia.

 

albergo fai da te. Ghidini ha illustrato le fasi dell'ambizioso progetto: un lander dell'ESA depositerebbe sul suolo lunare un cilindro metallico con all'interno una struttura gonfiabile (ne stiamo testando una anche sulla ISS). A quel punto, una stampante 3D userebbe le polveri di regolite lunare per stampare, strato per strato, una struttura solida e a prova di micrometeoriti, a partire dalla base gonfiabile.

Riutilizzo di materie prime. Con la stessa tecnologia, e a partire dai materiali metallici del lander ormai non più utilizzabile, si produrrebbero anche gli oggetti da usare in loco. Sulla ISS una stampante 3D esiste già; l'obiettivo è ora costuirne una metallica, per produrre le parti di ricambio necessarie, e minimizzare costi e ingombri dei trasporti.

 

Se gli astronauti dell'Apollo 13 ne avessero avuta una, ha spiegato Ghidini, per produrre il famoso filtro per il modulo di rientro sarebbe bastato inviare una mail: avrebbero potuto stamparlo a bordo.

 

Ripercussioni positive. Questa tecnologia avrà ricadute utilissime anche sulla Terra: a partire non da regolite, ma da detriti, e con la sola energia del Sole, si potranno un giorno ristampare in 3D le abitazioni dopo tsunami e terremoti. Proiettandoci un po' in là nel tempo, le stampanti 3D potrebbero servire anche a stampare organi e tessuti di ricambio per i futuri astronauti marziani: salvandoli da un'emergenza medica, senza possibilità immediate di rientro.

 

 

11 Giugno 2016 | Elisabetta Intini