8 cose che (forse) non sai sull'alcol nello Spazio

Il segreto di Aldrin, le regole ferree della Nasa, il goccetto scacciapensieri sulla MIR... Curiosità storico-scientifiche sul consumo di bevande alcoliche in orbita.

Difficile immaginare un'esperienza più stressante di una missione spaziale. Tra i brividi del lancio e la lunga permanenza in una "scatola" orbitante, un bicchiere di vino ogni tanto per stemperare la tensione non starebbe male. Eppure, consumare alcol nello Spazio è ufficialmente vietato da ogni agenzia spaziale (anche se un tempo, sulla MIR...). Non è dato sapere quali saranno le regole per i futuri, lunghi viaggi verso Marte. Nel frattempo, gustiamoci qualche curiosità su un altro dei tabù dello Spazio (dopo quello del sesso).

L'alcol sulla ISS finirebbe nel ricircolo dell'acqua. Come sappiamo, sulla Stazione Spaziale sono attivi due diversi sistemi di riciclo dell'acqua, del vapore acqueo atmosferico e dell'urina. Qualunque sorso di alcol consumato sulla base spaziale, quindi, finirebbe per contaminare l'intero equipaggio. Per questo motivo, sulla ISS non sono consentiti nemmeno prodotti a base di alcol (deodoranti, dopobarba, colluttori...).

Gli astronauti devono essere sobri da 12 ore prima del volo. Oltre al problema del riciclo dell'acqua c'è quello della responsabilità dell'equipaggio, che controlla una base orbitante di 100 miliardi di euro, alla velocità di 7,67 km al secondo (nella foto, Chris Hadfield al comando del Canadarm2). Così come i piloti e gli autisti in servizio devono restare sobri, lo stesso è richiesto agli astronauti.
Nel 2007, si venne a sapere che la Nasa aveva dato il permesso di volare a due astronauti che avevano consumato grandi quantità di alcol nelle 12 ore prima del lancio. Non furono fatti nomi, e un successivo rapporto non trovò evidenze per confermare i casi. La cautela è motivata anche dall'altitudine, che già da sola, senza consumo di alcolici, influisce in modo moderatamente negativo sulle performance cognitive.

In microgravità, c'è il problema dei gas. L'assenza di peso fa in modo che liquidi e gas fluttuino nello stomaco degli astronauti: immaginatevi l'effetto che potrebbe avere una birra. Ruttare è molto complicato e vomitare è un incubo: il vomito rimbalza se non lo si chiude ermeticamente dentro a una busta apposita.
Non consumare alcol sulla ISS potrebbe per alcuni essere un sacrificio, ma in fondo ne va della salute, e della convivenza, dell'intero equipaggio.
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La prima bevanda consumata sulla Luna fu il vino. Almeno è quanto ha sostenuto Buzz Aldrin in diverse interviste e nel suo libro Magnificent Desolation. L'astronauta lunare racconta di aver tenuto una piccola cerimonia di comunione con Armstrong nel modulo lunare, prima dell'allunaggio. Aldrin avrebbe consumato un sorso di vino e un pezzo di pane portati da una chiesa presbiteriana vicino a Houston per celebrare l'arrivo sulla Luna. Il tutto si sarebbe svolto in un momento di pausa delle comunicazioni con il centro di comando, e Armstrong avrebbe osservato il tutto in religioso silenzio.
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La politica dei russi era più "rilassata". Se le regole della Nasa in fatto di alcol sono molto rigide, lo stesso non si può dire valesse per i cosmonauti della MIR, per i quali un goccetto di cognac o di vodka a bordo era quantomeno tollerato, e trattato alla stregua di una medicina per combattere lo stress.
Nella foto, gli astronauti della Nasa Tom Stafford e Deke Slayton accolti con quelli che hanno tutta l'aria di essere tubi di vodka nella missione congiunta Apollo-Soyuz del 1975. In realtà si trattava di recipienti di borsch, una zuppa a base di carne e barbabietola, con la scritta "vodka": venivano usati dagli astronauti per brindisi simbolici.
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Nello Spazio, l'alcol è arrivato comunque. Nella forma di esperimenti scientifici per testare l'influenza della microgravità sul sapore di pregiati whisky giapponesi e scozzesi ma anche di birre, che secondo alcuni cambierebbero pastosità e sapore più velocemente in orbita, che sulla Terra. Questi studi potrebbero avere importanti applicazioni nei processi di invecchiamento e fermentazione dei prodotti alcolici quaggiù.

L'alcol nello Spazio potrebbe creare problemi "politici". In futuro, è probabile che il consumo di alcol durante le missioni spaziali continui ad essere proibito, e non solo per ragioni di sicurezza. Potrebbe creare problemi culturali dettati dal passato e dalla provenienza di ciascuno: pensate alla convivenza tra astronauti astemi, musulmani, mormoni, e ai motivi di lite che l'alcol potrebbe fornire. L'ultima cosa che serve in un viaggio verso Marte è una ragione per discutere.
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Non è vero ad alta quota ci si ubriaca più velocemente. Questo mito risale agli anni '80, ma nel 1985 la US Federal Aviation Administration fece consumare vodka a 17 volontari, in condizioni che simulavano diverse altitudini: i successivi test non riscontrarono nessun legame tra consumo di alcol e quota a cui ci si trova.
Si tratta però di un falso problema: la pressione sulla ISS è pari a quella che c'è a livello del mare. Più che il legame alcol - altitudine, il vero problema è il mal d'aria, che l'alcol in corpo può accentuare.

Difficile immaginare un'esperienza più stressante di una missione spaziale. Tra i brividi del lancio e la lunga permanenza in una "scatola" orbitante, un bicchiere di vino ogni tanto per stemperare la tensione non starebbe male. Eppure, consumare alcol nello Spazio è ufficialmente vietato da ogni agenzia spaziale (anche se un tempo, sulla MIR...). Non è dato sapere quali saranno le regole per i futuri, lunghi viaggi verso Marte. Nel frattempo, gustiamoci qualche curiosità su un altro dei tabù dello Spazio (dopo quello del sesso).