Abbuffate spaziali: a tavola con gli astronauti

Da oltre 50 anni cuochi-scienziati, nutrizionisti ed esperti si sbizzarriscono nelle cucine degli Space Food System Laboratories della NASA per preparare pasti gustosi e nutrienti agli astronauti in missione. Una sfida culinaria ma anche tecnologica contro le insidie di un ambiente estremo come quello spaziale.

Visti così non fanno certo venire l'acquolina in bocca, ma si tratta comunque di pasti equilibrati, sani, facili da preparare e conservabili in condizioni estreme per lunghi periodi di tempo: sono i menù degli astronauti, piatti ad alta tecnologia progettati, nel vero senso della parola, dagli esperti degli Space Food System Laboratories della NASA.
Qui, fin dagli anni '60, nutrizionisti, fisici e astronauti affrontano le numerose sfide della ristorazione spaziale. Già, perché sulla ISS, non essendo possibile utilizzare fiamme libere, non è possibile cucinare nel vero senso della parola: i cibi, anche per ridurne al massimo peso e ingombro, sono tutti precotti e disidratati. Quando gli astronauti siedono a tavola si limitano ad aggiungere ai loro piatti acqua calda o fredda che li riporta allo stato normale.
L'assenza di gravità priva inoltre i cosmonauti del senso dell'olfatto e di gran parte del senso del gusto: tutti i cibi devono quindi essere conditi con speciali salse che ne esaltano i sapori. E poi c'è il problema del confezionamento, che deve essere particolarmente accurato per resistere alle condizioni estreme dello spazio. Tutto è sotto vuoto; basta una minima quantità di ossigeno all'interno della confezione per compromettere definitivamente il contenuto e renderlo immangiabile.
Il processo di disidratazione degli alimenti e la sterilizzazione a freddo alla quale sono sottoposti, li priva inoltre di gran parte delle vitamine e delle proteine: ecco perché i cosmonauti devono comunque integrare la loro dieta con varie pastiglie colorate che garantiscono loro il corretto apporto di tutti i nutritivi.

I pasti delle missioni Apollo: latte e pane disidratato, uova ed estratto di carne. Un po' di acqua e il pranzo è servito.
Nel 1969 Armstrong e Aldrin, sulla Luna, consumarono comunque anche dei pasti più terrestri a base di panini con il salame e insalata.

Tra il 1973 e il 1974 gli astronauti delle missioni Skylab, la prima stazione spaziale lanciata nel cosmo, avevano a disposizione un vassoio tecnologico che permetteva di scaldare i pasti.

Come è fatta la ISS? Scoprilo con questo multimedia

Gallette, cereali e integratori alimentari, ma anche noccioline, m&m's, maionese e salse per condire piatti altrimenti insapori per colpa dell'assenza di gravità.

Come funziona il bagno della ISS?

Carne, pasta, uova strapazzate, formaggio: tutto rigorosamente disidratato, sterilizzato a freddo e impacchettato sotto vuoto.
Assolutamente vietati biscotti, crackers e tutto quanto fa briciole: l'assenza di gravità le lascerebbe nell'aria per giorni e gli astronauti, respirandole, potrebbero ammalarsi.

I contenitori per le derrate alimentari utilizzati a bordo della ISS.

Un vassoio-pasto utilizzato a bordo dello Shuttle: uova strapazzate, frutta disidratata, pane e carne. Il tutto annaffiato da una confezione di succo d'ananas.

I segreti delle tute spaziali.

Confezioni di cibo termostabilizzato, cioè trattato con il calore per inibire la proliferazione di batteri.

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Acqua, tè, caffè zuccherato, succhi di frutta: tutti confezionati in buste da spremere perché, in assenza di gravità bere da un bicchiere è piuttosto difficile.

Visti così non fanno certo venire l'acquolina in bocca, ma si tratta comunque di pasti equilibrati, sani, facili da preparare e conservabili in condizioni estreme per lunghi periodi di tempo: sono i menù degli astronauti, piatti ad alta tecnologia progettati, nel vero senso della parola, dagli esperti degli Space Food System Laboratories della NASA.
Qui, fin dagli anni '60, nutrizionisti, fisici e astronauti affrontano le numerose sfide della ristorazione spaziale. Già, perché sulla ISS, non essendo possibile utilizzare fiamme libere, non è possibile cucinare nel vero senso della parola: i cibi, anche per ridurne al massimo peso e ingombro, sono tutti precotti e disidratati. Quando gli astronauti siedono a tavola si limitano ad aggiungere ai loro piatti acqua calda o fredda che li riporta allo stato normale.
L'assenza di gravità priva inoltre i cosmonauti del senso dell'olfatto e di gran parte del senso del gusto: tutti i cibi devono quindi essere conditi con speciali salse che ne esaltano i sapori. E poi c'è il problema del confezionamento, che deve essere particolarmente accurato per resistere alle condizioni estreme dello spazio. Tutto è sotto vuoto; basta una minima quantità di ossigeno all'interno della confezione per compromettere definitivamente il contenuto e renderlo immangiabile.
Il processo di disidratazione degli alimenti e la sterilizzazione a freddo alla quale sono sottoposti, li priva inoltre di gran parte delle vitamine e delle proteine: ecco perché i cosmonauti devono comunque integrare la loro dieta con varie pastiglie colorate che garantiscono loro il corretto apporto di tutti i nutritivi.