Spazio

Il fotoritocco delle foto della Nasa

Gli specialisti utilizzano i software di fotoritocco per dare un senso alle foto stattate da sonde e telescopi spaziali. E per renderle stupende.

Anche le meraviglie dell'universo necessitano ogni tanto di un fotoritocco con Photoshop. Ma lavorare sulle immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble o dal rover Curiosity non è facile come manipolare un selfie di Facebook: gli scienziati della NASA hanno spesso bisogno di combinare le loro conoscenze astronomiche con avanzate capacità di editing fotografico, in modo da trasformare un insieme di "dati grezzi" in scatti cosmici mozzafiato, fruibili da tutti.

Al di là dell'invisibile. Sul blog di Adobe, l'astronomo Robert Hurt spiega come una delle sue principali attività all'Infrared Processing and Analysis Center del Caltech sia appunto rielaborare con Photoshop le immagini infrarosse di galassie e nebulose, raccolte dalla NASA attraverso il telescopio spaziale Spitzer o il WISE (Wide-Field Infrared Survey Explorer) del programma Explorer.

Il suo compito consiste nel rendere visibili gli oggetti celesti fotografati con la luce che non si vede: «Fondamentalmente prendo le informazioni contenute nella scala di grigi dello spettro infrarosso e le converto in colori visibili - in genere rosso, verde e blu». Il processo di «traduzione visiva» consente così di creare immagini che mostrano «quello che gli occhi dell'uomo non possono vedere».

Cliccate sull'immagine per ingrandirla e avviare l'animazione. I colori che affiorano un fotogramma dopo l'altro sono il "termometro" della Nebulosa: il blu corrisponde alle temperatura più calde, il verde e il rosso a quelle più fredde. © NASA/JPL-Caltech/UCLA

Qui a fianco, una sintesi di questo lavoro: la Nebulosa di Orione, dallo scatto originale all'immagine rifinita.
 
Lavoro di pulizia. Hurt sottolinea che le immagini finali non devono essere solo accattivanti, ma soprattutto fedeli dal punto di vista scientifico. Le fotocamere spaziali possono infatti generare artefatti che non hanno riscontro reale e che vanno quindi eliminati con uno scrupoloso lavoro di pulizia. «Non vogliamo che la gente pensi che là fuori ci sia uno strano pianeta fluttuante quando invece non c'è», conclude l'astronomo.
 
Tre in uno. Spesso le operazioni di editing danno luogo a file smisurati, che includono dati raccolti da più telescopi. Nella sequenza che vedete qui sotto, si può ad esempio osservare la Galassia Sombrero. L'affascinante foto a destra è stata prodotta combinando l'immagine scaturita da Spitzer (sinistra) e quella proveniente da Hubble (in mezzo), entrambe a loro volta ritoccate con un sofware grafico.

Cartoline da Marte. Al Jet Propulsion Laboratory ci sono tecnici specializzati nel ritocco delle foto marziane inviate dal rover Curiosity. Si tratta di solito di interventi che compensano disturbi causati magari dal suolo accidentato o da un'esposizione inadeguata. In altri casi, gli specialisti sfruttano Photoshop per "cucire" insieme gli scatti realizzati dalle varie fotocamere della sonda, ricostruendo colorati panorami 3D.

1 ottobre 2015 Davide Decaroli
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