Come fanno le astronaute con il ciclo?

Si può avere anche in orbita (o durante una missione marziana)? E come lo si gestisce?

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Dal basso a destra in senso orario, le astronaute Dorothy Metcalf-Lindenburger, Stephanie Wilson, Tracy Caldwell Dyson e Naoko Yamazaki, fotografate insieme sulla ISS nel 2010.|NASA

Nello Spazio le mestruazioni arrivano regolarmente o sono soggette agli effetti della microgravità? Si possono avere o è bene sopprimerle? La risposta a un quesito non banale in vista delle future missioni su Marte, è trattata in un articolo pubblicato su The Conversation. Sulla Stazione Spaziale Internazionale i fluidi corporei tendono a salire verso l'alto, il volto si gonfia e il sistema cardiovascolare si "impigrisce".

 

Eccezione alla norma. Ma il flusso mestruale non sembra risentire di queste regole, e "scende" come sulla Terra: il corpo delle astronaute sembra sapere che è necessario espellerlo. La presenza del ciclo era un tempo usata come argomento contro la partecipazione femminile alle missioni spaziali; oggi fortunatamente le cose sono cambiate. Le astronaute hanno a disposizione tutti gli strumenti igienici necessari per affrontare le mestruazioni, che si gestiscono esattamente come sulla Terra. Solo, non è detto che vogliano farlo.

 

Libera scelta. Se una donna è in salute, le è oggi possibile sopprimere il ciclo per lunghi periodi senza particolari controindicazioni, usando pillole a base di estrogeni che prevengano l'ovulazione, ed evitando la "pausa" di una settimana durante la quale è previsto l'arrivo di un finto ciclo (come fanno le donne che assumono contraccettivi ormonali sulla Terra). La decisione, come racconta Samantha Cristoforetti su Avamposto42, è personale e libera: basta informare il proprio medico di volo.

 

Un bagaglio voluminoso. La questione si complica un po' per le missioni di lunga durata: se immaginiamo che un viaggio marziano richieda 3 anni di vita umana, una donna astronauta che scelga di mantenere il proprio ciclo dovrebbe portare con sé 1100 pillole, oppure una notevole scorta di assorbenti, non l'ideale per una missione con un carico limitato.

 

Azione prolungata. Una possibilità è ricorrere a contraccettivi reversibili a lunga durata d'azione (Larc), cioè impianti sottocutanei o intrauterini che rilasciano ormoni che sopprimono il ciclo. Le forti sollecitazioni gravitazionali di lancio e atterraggio non sembrano danneggiarli; meno noti sono gli effetti delle attività extraveicolari sulla loro efficacia, nonché gli effetti collaterali che potrebbero avere sulla densità ossea delle astronaute.

 

Incinte sì, ma sulla Terra. In ogni caso, lo Spazio non sembra avere particolari effetti collaterali sulla fertilità delle cosmonaute, almeno per i periodi in orbita finora richiesti. Mentre la possibilità di una gravidanza fuori dalla Terra rimane da escludere, finché non avremo la tecnologia per schermare dalle radiazioni spaziali le basi per le missioni di lunga durata.

 

 

26 Aprile 2016 | Elisabetta Intini