Niente spinaci su Marte (ma altre piante crescerebbero bene)

Quinoa, pomodori, piselli, rucola e altri comuni alimenti darebbero frutto sul Pianeta Rosso - anche meglio che sulla Luna, a patto che il suolo sia concimato con residui vegetali. L'ortaggio di Braccio di Ferro sembra invece destinato a rimanere uno sfizio per terrestri.

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Una delle basi della colonizzazione spaziale: essere in grado di provvedere alla nostra alimentazione. Vedi anche: che cosa dovrebbe offrire, una colonia lunare? | Shutterstock

Tra le cose che saremo costretti a lasciare quaggiù, quando colonizzeremo Marte, o la Luna, ci saranno anche gli spinaci: la notizia (che potrebbe non lasciare poi così sconvolti) emerge da uno studio che ha testato la capacità di analoghi di suolo marziano e lunare di supportare la crescita di alcuni comuni prodotti agricoli terrestri.

 

Se per gli spinaci non c'è stato verso, per altre nove specie vegetali si sono ottenuti risultati insperati. Gli scienziati della Wageningen University & Research, in Olanda, hanno utilizzato riproduzioni della regolite lunare e del Pianeta Rosso per coltivare spinaci, crescione, rucola, pomodori, ravanelli, segale, quinoa, erba cipollina, piselli e porri. Il mix di terreno simil-marziano è stato ottenuto basandosi sulle rilevazioni storiche dei lander delle missioni Viking e del rover Pathfinder, e attingendo per lo più al suolo hawaiano. Per il terriccio lunare ci si è basati sui campioni di regolite che già possediamo, e su polveri e sabbia raccolte nel deserto vicino a Flagstaff, in Arizona.

 

Il giusto concime. Entrambi gli analoghi sono stati fertilizzati con materia organica ottenuta da residui vegetali di raccolti precedenti, un tipo di "rifiuto utile" che gli astronauti di una futura colonia marziana o lunare potrebbero riuscire a conservare. Tutte le vasche di suolo seminate sono state confrontate con analoghe coltivazioni terrestri. Se si escludono gli spinaci, tutti gli altri semi hanno dato origine a coltivazioni sane con parti edibili. Il suolo di tipo marziano si è dimostrato più adatto di quello lunare: vedere i pomodori cresciuti in questa regolite diventare rossi è stata una delle maggiori soddisfazioni dei ricercatori.

 

Oltre a godere di un primo raccolto, gli scienziati sono riusciti a raccogliere abbastanza semi di ravanelli, crescione e rucola da impiegare per una nuova semina. L'esperimento è durato diversi anni, ma soltanto ora è stato pubblicato su Open Agricolture.

 

Segnali incoraggianti. Non è la prima volta che si studia la possibilità di avviare un'attività agricola su altri mondi. Da tempo si lavora per capire come coltivare patate su Marte, e sappiamo che i lombrichi (utilissimi decompositori) potrebbero vivere e riprodursi senza problemi nel suolo del Pianeta Rosso. È inoltre di pochi mesi fa la notizia del primo seme germogliato sulla Luna, all'interno del lander cinese Chang'E-4.

 

L'esperimento olandese si è comunque limitato a testare le possibilità offerte dai diversi tipi di suolo, escludendo dall'analisi altri fattori come le radiazioni cosmiche o le temperature estreme. Anche perché qualunque raccolto riusciremo ad avviare su Marte o sulla Luna, dovrà molto probabilmente rimanere al chiuso.

 

24 ottobre 2019 | Elisabetta Intini