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Civiltà aliene: ma quante sono? (Risposta: forse più di quante crediamo)

Un nuovo studio rivede la stima del numero di civiltà aliene che sono potenzialmente in grado di entrare in contatto con noi.

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La missione GAIA dell'ESA ha mappato le distanze tra oltre 1 miliardo di stelle. Ma quante saranno abitate da forme di vita evolute (almeno) quanto noi? | ESA

Se incontrare un alieno è il vostro sogno fin da bambini, le possibilità di riuscirci sono, secondo una recente ricerca britannica, più di quanto non abbiate immaginato finora.
Un team di ricercatori di Manchester ha infatti esteso la ricerca di forme di vita da 1.400 a 280.000 stelle, concludendo che lo 0,04% di queste potrebbe ospitare civiltà aliene sufficientemente evolute da poter comunicare con una tecnologia radio equivalente alla nostra del XXI secolo, o appena più evoluta.
Lo studio non conteggia quindi sistemi solari che ospitano forme di vita semplici o non in grado di comunicare con le onde radio.

Guardare lontano. La ricerca è stata condotta da Bart Wlodarczyk-Sroka, dottorando presso l'Università di Manchester, e dal suo relatore Professor Andrew Siemion.


Lo studio si basa sui risultati della Breakthrough Listen Initiative, un programma di ricerca scientifica conclusosi lo scorso anno, che ha scandagliato 1.327 stelle nel raggio di 160 anni luce dalla Terra alla ricerca di segnali radio che indicassero la presenza di una forma di vita intelligente.

 

I due ricercatori hanno scoperto che combinando questi risultati con le osservazioni della sonda GAIA, che ha misurato la distanza tra oltre 1 miliardo di stelle, potevano espandere i risultati della Breakthrough Listen Initiative di un fattore 200 senza bisogno di nuove osservazioni.

Rari ed evoluti.  I modelli utilizzato da Wlodarczyk-Sroka e Siemion hanno permesso quindi di ampliare la ricerca a stelle distanti fino a 33.000 anni luce da noi. Ciò però implica che un eventuale civiltà aliena così distante, per farsi scoprire dovrebbe disporre di tecnologie più evolute di quelle attualmente disponibili sulla Terra.

 

«I risultati dello studio ci suggeriscono che meno di una stella su 1.600 entro un raggio di 330 anni luce potrebbe ospitare trasmettitori di poco più potenti di quelli di cui disponiamo oggi sulla Terra. Allontanandoci ancora più, le probabilità calano drasticamente», ha spiegato Wlodarczyk-Sroka alla stampa.

 

21 settembre 2020 | Rebecca Mantovani