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Partito il razzo che trasporta il telescopio spaziale CHEOPS

Dopo il rinvio di ieri, partito il razzo Soyuz che trasporta il telescopio CHEOPS - lo strumento dell'ESA per lo studio degli esopianeti noti - e altri quattro satelliti.

Aggiornamento alle 11:29 del 18 dicembre. Risolti i problemi che ieri avevano interrotto la sequenza automatica pre-lancio e il conto alla rovescia, oggi il razzo Soyuz è regolamente partito con il suo prezioso carico.

 

Aggiornamento alle 11:39 del 17 dicembre. A causa di un problema al software del vettore Soyuz, il lancio di CHEOPS e degli altri quattro satelliti dallo spazioporto europeo di Kourou è stato rimandato. Un'anomalia registrata all'inizio della sequenza automatica del lanciatore ha interrotto le operazioni un'ora e 25 minuti prima della partenza: le operazioni sono state interrotte per permettere ai tecnici di risolvere il problema, e il vettore Soyuz e i suoi satelliti sono stati messi in totale sicurezza. Il lancio sarà rinviato di almeno 24 ore: la prossima finestra utile si aprirà domani 18 dicembre, alle 9:54 ore italiane.

 

Sulla rampa di lancio insieme a CHEOPS ci sono anche il primo satellite della costellazione COSMO-SkyMed dell'Agenzia Spaziale Italiana, un programma di osservazione terrestre per la prevenzione dei disastri ambientali, lo studio della superficie del Pianeta e compiti di sicurezza militare, e tre CubeSats - incluso l'OPS-SAT di ESA, un laboratorio orbitante per testare nuovi software e nuove tecniche di controllo satellitare in orbita.

 

 

Martedì 17 dicembre, alle 9:54 ora italiana, dallo spazioporto della Guiana francese un razzo Soyuz lancerà il satellite/telescopio CHEOPS (ESA) verso un'orbita a 700 km di quota (e anche un satellite Cosmo-Skymed dell'ASI per lo studio della Terra). CHEOPS, che sta per CHaracterizing ExOPlanets Satellite, ha come scopo principale quello di definire nel modo migliore possibile le caratteristiche di alcuni esopianeti, ossia pianeti che ruotano attorno ad altre stelle e di cui conosciamo l'esistenza.

 

L'obiettivo principale dello studio sono quei corpi con dimensioni paragonabili a una super-Terra e fino alle dimensioni di Nettuno, che orbitano attorno alla loro stella con periodi di rivoluzione inferiori ai 50 giorni. I pianeti individuati, di cui si conosce già con buona approssimazione la massa, verranno studiati col metodo del transito, ossia del passaggio del pianeta davanti alla sua stella (rispetto a noi): le osservazioni permetteranno di determinare la dimensione di quei pianeti e di stimarne la densità, e quindi di avere un'idea delle loro caratteristiche. L'insieme dei dati permetterà di avere anche nuove informazioni sulla formazione di pianeti con quelle dimensioni.

Le caratteristiche di CHEOPS. Il satellite/telescopio pesa solo 280 chilogrammi incluso il propellente per le manovre: è relativamente piccolo rispetto a molti altri telescopi spaziali in orbita terrestre. A bordo vi sono un fotometro (misura l'intensità della luce) ad alta precisione montato su di un telescopio da 300 millimetri e un rilevatore in grado di osservare lunghezze d'onda nel visibile e nell'infrarosso. Nonostante sia una piccola missione nell'ambito del programma scientifico dell'Agenzia spaziale europea (ESA), la perculiarità di CHEOPS sta nel fatto che, a differenza di missioni di questo genere - che si sono concentrate principalmente sulla ricerca di nuovi esopianeti - CHEOPS si propone di lavorare a una prima definizione delle caratteristiche di quei mondi lontani.

 

La grande precisione degli strumenti e la stabilità del satellite, che si traduce nella stabilità del puntamento durante le misure della variazione di luminosità di una stella al passaggio del suo pianeta, consentirà agli astronomi di fare stime molto affidabili sulle dimensioni del pianeta. In più, sapendo già quando e dove puntare per catturare i transiti, CHEOPS massimizzerà il tempo impiegato per monitorare gli eventi: in programma c'è l'osservazione di circa 7.000 stelle durante i tre anni operativi previsti per il telescopio. Grazie al supporto dell'Agenzia spaziale italiana (ASI), il telescopio è stato progettato dai ricercatori dell'Istituto Nazionale di Astrofisica di Padova e Catania. Un apporto fondamentale è stato dato da Roberto Ragazzoni (INAF di Padova), che sta ora lavorando a un nuovo telescopio per la ricerca di esopianeti.

18 dicembre 2019 | Luigi Bignami