Che cosa dovrebbe avere una base lunare

Protezione, cibo, aria respirabile, caricabatterie e magari una palestra: tutto quello che non potrebbe mancare in una colonia umana permanente sul nostro satellite.

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Habitat lunari prodotti e mantenuti con la stampa 3D: ci sono anche garage per i rover. | RegoLight, visualisation: Liquifer Systems Group, 2018

In questo pieno revival di corsa alla Luna, sentiamo spesso dire che torneremo sul nostro satellite per restarci. Quali requisiti minimi dovrebbe avere una base lunare permanente?

 

Cominciamo da un elemento scontato o quasi: muri spessi, e altamente isolanti. Un giorno sul nostro satellite dura 29,5 giorni terrestri, suddivisi in un paio di settimane di luce e altrettante di buio. Sulla Luna manca un'atmosfera che possa ridistribuire il calore: si può passare dai -247 °C della notte lunare ai 130 °C del dì.

 

Non c'è protezione dalle radiazioni cosmiche e dalle micrometeoriti: le case lunari dovrebbero tener conto di tutto questo, e poter sopportare la differenza di pressione tra l'interno e l'esterno dell'edificio. Un cemento lunare a base di zolfo e aggregati di regolite sarebbe adatto all'uso e non richiederebbe l'utilizzo di acqua, da conservare per esigenze più vitali.

 

Respirate a pieni polmoni. Ogni insediamento lunare permanente dovrebbe prevedere attrezzature per contrastare i danni della ridotta gravità (quella lunare è circa un sesto di quella terrestre), essere prefabbricato e di facile assemblaggio, e garantire aria respirabile ai suoi occupanti: sulla ISS si ricorre all'elettrolisi per ricavare ossigeno dall'acqua, e ci sono filtri per impedire che gli astronauti soffochino nella CO2 che producono.

 

Visioni dal futuro di qualche anno fa: una base sulla Luna | NASA

Energia. Quanto all'alimentazione elettrica, la Stazione Spaziale Internazionale richiede, quando è "al completo" con 6 astronauti, un minimo di 75-90 kW di potenza utilizzabile. Sarebbe il minimo necessario anche sulla Luna, e lo si potrebbe ricavare con pannelli solari (dotati di batterie che possano conservare energia per le due settimane di buio), attraverso reattori nucleari (ma con il rischio di inquinare un luogo finora incontaminato) o mediante generatori termici a radioisotopi.

 

Questi ultimi producono energia elettrica dalla differenza di temperatura tra un materiale radioattivo e la temperatura esterna. Sono spesso usati come propellenti per le sonde lanciate nello Spazio profondo, ma per un utilizzo immediato non sono molto efficienti: per garantire corrente sulla Luna ne servirebbero molti.

 

Cibo. Altro spazio andrebbe destinato alle coltivazioni lunari, i cui problemi principali sarebbero l'assenza di azoto (fondamentale per la crescita delle piante sulla Terra) e l'abbondanza di contaminanti metallici come cromo e alluminio. Potremmo optare per coltivazioni idroponiche, che tuttavia richiederebbero acqua in abbondanza. Quest'ultima potrebbe essere estratta dal ghiaccio nei crateri polari, ma andrebbero previsti sistemi di riciclo delle acque reflue, del sudore e dell'urina, come in parte avviene sulla ISS.

 

Infine, una colonia lunare dovrebbe essere autonoma, dal punto di vista sanitario: dovremo investire in payload ospedalieri e personale medico preparato a procedure non convenzionali - per esempio, la stampa di ossa e pelle di ricambio con biostampanti 3D, un progetto che l'ESA porta avanti guardando anche a un futuro sul Pianeta Rosso.

 

13 agosto 2019 | Elisabetta Intini