Spazio

Chandrayaan-2: la sonda indiana è partita

Dopo un rinvio per motivi tecnici, che hanno portato alla sospensione del lancio all'ultimo minuto, la missione indiana è partita verso il polo sud della Luna.

Aggiornamento del 22 luglio - Alle 11:13 ora italiana il razzo indiano GSLV Mk.3 è partito dalla rampa di lancio di Sriharikota. A bordo: la sonda Chandrayan-2, diretta alla Luna con otto strumenti scientifici, un lander (Vikram) - ossia una piattaforma di allunaggio che atterrerà a circa 70,9° di latitudine sud - e un rover (Prayan). Il lancio sarebbe dovuto avvenire lo scorso 14 luglio ma venne rimandato per un (non specificato) problema al razzo lanciatore: se tutto andrà come previsto l’atterraggio sulla Luna avverrà attorno al 7 settembre. Più sotto: la missione descritta in dettaglio e la spiegazione del perché il viaggio è così lungo.

Aggiornamento del 15 luglio 2019, ore 10.35 - Il lancio della sonda lunare indiana Chandrayaan-2 è stato annullato 56 minuti prima della partenza, alle 23.00 circa ora italiana del 14 luglio, a causa di un problema tecnico emerso nel lanciatore, il vettore satellitare geosincrono Mark III. Al momento l'agenzia spaziale indiana ISRO (Indian Space Research Organisation) non ha ancora reso nota una nuova data di lancio.

È pronta per il suo viaggio verso la Luna la sonda indiana Chandrayaan-2, che il 14 luglio, alle 23:21 ora italiana, sarà lanciata grazie al più potente razzo indiano, l'GSLV Mk.3 (Geosynchronous Satellite Launch Vehicle Mk.3), per raggiungere tra circa due mesi il nostro satellite, dopo una lunga serie di orbite attorno alla Terra. «La missione consiste di tre componenti: un orbiter, ossia la sonda che rimarrà in orbita attorno alla Luna, un lander - il modulo per l'atterraggio - del peso di 1,4 tonnellate, e un rover che pesa solo 27 chilogrammi», spiega Kailasavadivoo Sivan, presidente della Indian Space Research Organization.

I tre componenti della missione indiana Chandrayaan-2.
I tre componenti della missione indiana Chandrayaan-2. © ISRO

Chandrayann-2 è la prima missione indiana che prevede di raggiungere il nostro satellite con un robot e la seconda alla Luna, dopo Chandrayaaan-1 (nel 2008). Se avrà successo l'India diventerà la quarta nazione a compiere un atterraggio morbido controllato sulla Luna, dopo l'ex Unione Sovietica, gli Stati Uniti e la Cina. La space company israeliana SpaceIL ha tentato un'operazione analoga nell'aprile scorso, ma la sua sonda Beresheet, finanziata quasi unicamente da privati, si è schiantata nell'ultima fase della discesa.

Un viaggio lungo due mesi. Impiega così tanto tempo perché non verrà spinta su una traiettoria diretta alla Luna, ma in una serie di orbite eccentriche attorno alla Terra, che prevedono l'accensione di un razzo di spinta per alcuni minuti a ogni avvicinamento al nostro pianeta: in questo modo l'orbita si "allarga" progressivamente finché, passaggio dopo passaggio, è così larga che interseca quella della Luna, e a quel punto la gravità la cattura.

Poi si dovranno fare delle manovre di correzione per portarla al luogo prescelto per l'atterraggio, ma questo sistema utilizzato anche dalla Beresheet, è molto economico dal punto di vista della potenza dei razzi e del consumo di carburante.

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Questo schema, che si riferisce alla recente missione Beresheet, della space company israeliana SpaceIL, spiega il motivo di un viaggio tanto lungo, che permette però notevoli risparmi in temini tecnologici e di consumo di carburante. © SpaceIL

Situato a circa 71 gradi di latitudine sud, il luogo previsto per l'atterraggio di Chandrayaan-2 è il più vicino al polo sud della Luna rispetto a qualsiasi missione precedente, a circa 350 chilometri dal bordo del bacino del Polo Sud-Aitken. Gli scienziati pensano che quella regione sia uno dei siti di impatto di asteroidi più antichi del Sistema Solare: la sua esplorazione è particolarmente importante, perché i dati raccolti potranno probabilmente momenti cruciali della caotica storia iniziale del Sistema Solare.

Chandrayaan-2
Chandrayaan-2. © ISRO

Il rover della missione, Pragyan (saggezza in sanscrito), trasporta uno spettrometro a raggi X per misurare la composizione elementare delle rocce sul sito di atterraggio.

A differenza dei rover cinesi e russi già scesi sulla Luna, il rover indiano non può comunicare direttamente con la Terra, ma deve trasferire le comunicazioni attraverso il lander perciò non potrà allontanarsi più di 500 metri dal punto di allunaggio. Importanti strumenti di analisi del suolo lunare si trovano comunque anche sul lander e sulla sonda che rimarrà in orbita. Complessivamente, il costo della missione, che dovrebbe durare circa un giorno lunare (14 giorni terrestri), è estremamente contenuto: secondo il Times of India, non dovrebbero superare i 165 milioni di dollari, meno del film di fantascienza del 2014 Interstellar.

22 luglio 2019 Luigi Bignami
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