Cercatori di polvere cosmica

Sonde che raccolgono polvere cosmica, aerogel e programmi di scienza distribuita.

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Ricostruzione artistica della sonda Stardust. | Nasa

Ha percorso quasi 5 miliardi di chilometri in 7 anni spingendosi fino agli estremi confini del Sistema Solare e ha portato agli scienziati di tutto il mondo un regalo prezioso: polvere di stelle. Stardust, la sonda americana lanciata nel 1999 e rientrata con successo sulla Terra all'alba del 15 gennaio 2006, aveva l'obiettivo di catturare i microscopici frammenti della cometa Wild 2, in orbita attorno al Sole tra Marte e Giove.

 

Aspirapolvere cosmico. La raccolta dei campioni è avvenuta nel gennaio del 2004: la sonda, arrivata a 236 chilometri di distanza dalla cometa, ha fatto uscire dalla stiva una speciale "paletta" grande quanto una raccdhetta da tennis, cosparsa di un aerogel, una sostanza leggerissima e trasparente (spugnosa, 1000 volte meno densa del vetro, composta al 99,8% di aria, in grado di intrappolare le minuscole particelle di polvere della cometa. Dopo la raccolta, Stardust ha ripreso la via di casa ed ha infine toccato terra nei pressi di una base militare nel deserto dello Utah.

 

Un caldo rientro. La capsula con i campioni, 60 centimetri di diametro e un peso di oltre 45 kg, è entrata nell'atmosfera terrestre a una velocità di 49.000 km/h. Nonostante l'attrito l'abbia surriscaldata fino a farle raggiungere una temperatura di oltre 2.700 °C, tutto è andato per il meglio. A circa 30.000 metri di altezza si è aperto il primo paracadute, e a 3.000 il secondo: il prezioso contenitore ha toccato il suolo con la delicatezza di un aliante.

 

Ora i campioni prelevati da Stardust verranno inviati in tutti i più importanti centri di ricerca del mondo, tra cui il laboratorio di Capodimonte (Napoli): obiettivo dello studio sarà identificare gli elementi presenti nella polvere per avere un quadro più chiaro di come si sia formato il Sistema Solare, più di 4 miliardi di anni fa.

 

La polvere dei secoli. Wild 2 ha vagato per quasi 2 miliardi di anni in un'area dello spazio situata oltre Nettuno, nella cintura di Kuiper. Secondo gli scienziati, i corpi celesti di questa zona non dovrebbero aver subito le mutazioni che hanno portato alla formazione dei pianeti: Wild 2 dovrebbe quindi essere un ottimo esempio dei gas e delle polveri che hanno dato origine al nostro Sistema Solare.

 

Doppia trappola. Il primo passo sarà però quello di individuare tutte le particelle annegate nel gel: dovrebbero essere circa 2.000 microscopici campioni, grandi un quinto di un capello. Anche perché Stardust presentava una seconda "trappola di gelatina", per raccogliere le polveri disseminate nello spazio da vecchie stelle esplose. Sono queste polveri che danno poi vita a nuovi sistemi solari. Riconoscerle e analizzarle sarebbe un grande passo in avanti per gli studi sulle trasformazioni della materia nell'Universo.

 

Aguzza la vista. Ma mentre le particelle presenti nella trappola per comete sono molto abbondanti, le altre, contenute nella trappola per "polvere di stelle", sono decisamente poche. Per analizzare tutto il materiale, la Nasa, in collaborazione con l'università di Berkeley, hanno avviato il programma di "scienza distribuita" Stardust@home, tutt'ora in corso, a cui tutti possono partecipare previo un corso di formazione online.

 

2 gennaio 2016