Spazio

C’è ossigeno sulla cometa Churyumov-Gerasimenko

Uno studio durato sette mesi ha permesso di verificare l’esistenza dell’ossigeno, mai osservato in altre comete. Rimane da spiegare come possa esistere lassù. Ma non si pensi che si possa respirare come sulla Terra.

La maggior parte dei gas che formano le chiome delle comete, l’involucro di gas che si forma attorno al nucleo quando una cometa si avvicina al Sole, da cui si diparte la coda, è composto per lo più da acqua, ossido di carbonio e anidride carbonica, oltre ad una serie di molecole a base di zolfo e composti organici anche complessi.

Ora, attorno alla cometa Churiyumov-Gerasimenko è stato trovato anche dell’ossigeno. Questo elemento non era mai stato osservato in questo tipo di oggetti, anche se era stato rilevato su alcuni satelliti ghiacciati di Giove e Saturno.

DA DOVE ARRIVA L’OSSIGENO? La scoperta è stata realizzata da un gruppo di ricercatori guidato da André Bieler della University of Michigan (Stati Uniti) utilizzando lo spettrometro (uno strumento che analizza la composizione chimica di un oggetto) a bordo di Rosetta, la sonda dell’Agenzia Spaziale Europea che nel 2014 è entrata in orbita attorno alla cometa 67/P Churiyumov-Gerasimenko.

La scoperta pone un quesito importante. Come fa ad esserci dell’ossigeno su di una cometa? E per i planetologi il problema è ancora più complesso perché la quantità di ossigeno rispetto alla presenza di acqua è molto elevato e non cambia a qualunque distanza si trovi la cometa dal Sole.

IPOTESI, SENZA CERTEZZE. Perché quest’ultimo elemento è importante? Perché una delle possibilità che potrebbe spiegare la presenza di ossigeno è la frantumazione delle molecole dell’acqua a causa della radiazione solare.

Un particolare della coemta 67/P. Si osservi un profondo"pozzo". Forse è da queste strutture che si dipartono i getti di gas e polveri. © ESA

Ma questo dovrebbe originare quantità di ossigeno diverse a secondo della distanza distanza della cometa dal Sole. Questa ipotesi dunque non riesce a spiegare la presenza dell’ossigeno libero. Così è stata avanzata un’altra ipotesi. Questa vuole che l’ossigeno sia stato inglobato nel ghiaccio della cometa quando si formò dalla nebulosa primordiale, ma le probabilità che si verifichi una simile situazione sono assai remote per la complessità dei fenomeni che devono avvenire contemporaneamente.

È per questo dunque che la scoperta dell’ossigeno nella chioma della cometa 67/P solleva più dubbi che certezze.

28 ottobre 2015 Luigi Bignami
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