Spazio

Catastrofe planetaria su Proxima Centauri b

Un potente brillamento solare di Proxima Centauri riduce enormemente la possibilità che il secondo pianeta del sistema possa ospitare acqua, atmosfera e vita.

Un gruppo di astronomi guidato Meredith MacGregor e Alycia Weinberger (Carnegie University) ha recentemente rilevato una enorme esplosione stellare, ossia una emissione di una grande quantità di radiazioni, che si è verificata sulla stella più vicina al Sole, Proxima Centauri.

Le osservazioni, i cui risultati sono pubblicati su Astrophysical Journal Letters, pone un serio dubbio sull'abitabilità del più vicino pianeta extrasolare, Proxima b, che appunto orbita attorno alla stella. Quando il pianeta venne scoperto fece molto discutere, in quanto "vicino" alla Terra (a soli 4,25 anni luce da noi) e perché lo si è ritenuto potenzialmente molto simile al nostro pianeta e alla giusta distanza dalla sua stella: la famosa fascia di abitabilità, all'interno della quale si ritiene possano esserci oggetti con acqua allo stato liquido.

A 4,2 anni luce da noi: Proxima b, un pianeta di Proxima Centauri, la stella più vicina al nostro Sole. C'era un piano, complesso, ma non inaudito, per provare a raggiungerlo con un sistema di nanosonde e vele stellari, in tempi ragionevoli (20 anni).

Senz'acqua né vita. L'osservazione del violento brillamento di Proxima è stata possibile grazie al radiotelescopio ALMA (Atacama Large Millimeter /submillimeter Array), che ha mostrato un picco di luminosità 10 volte superiore a fenomeni simili sul nostro Sole.

«Il 24 marzo del 2017», afferma la MacGregor, «non è stato un giorno qualunque per Proxima Centauri e il suo sistema planetario: la sua luminosità è aumentata di 1000 volte in 10 secondi. Il fenomeno è stato preceduto da un'esplosione meno intensa: le due esplosioni, prese insieme, sono durate meno di 2 minuti.»

I brillamenti avvengono quando un campo magnetico particolarmente intenso della stella accelera gli elettroni a velocità prossime a quelle della luce. Gli elettroni interagiscono con il gas estremamente caldo e carico di altre particelle fino a produrre un’eruzione con forte emissioni di energia.

Un brillamento solare avvenuto 27 ottobre 2014, con la Terra in scala sullo sfondo. Per approfondire: il meccanismo che produce i brillamenti solari. © Nasa/Gsfc/Sdo

«L'esplosione deve avere inondato il Proxima b con una enorme quantità di radiazioni. Nel corso dei miliardi di anni da quando il pianeta si è formato, esplosioni come queste devono aver evaporato qualsiasi atmosfera e oceano, se mai ve ne furono, e sterilizzato la superficie: è davvero improbabile che possa esserci acqua liquida», e perciò è "davvero improbabile" che possa esserci vita.

È di certo una delusione i molti che avevano molto creduto nella possibilità che Proxima b potesse ospitare una qualche forma di vita: era un pensiero molto diffuso, al punto che c'era un'ipotesi di missione verso quel pianeta, con una sonda che avrebbe potuto raggiungerlo nell'arco di un secolo. Ora bisognerà chiedersi se ne vale la pena.

28 febbraio 2018 Luigi Bignami
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