Spazio

Bastano pochi giorni nello Spazio per alterare la biologia umana

Esce la più completa banca dati sugli effetti dello Spazio sul corpo degli astronauti, nonché, per la prima volta dei turisti spaziali "civili".

A un corpo perfezionato dall'evoluzione per vivere sulla Terra, bastano pochi giorni nello Spazio per accusare importanti sconvolgimenti nella fisiologia di base. È questa la sintesi dello Space Omics and Medical Atlas (SOMA), il più completo compendio di dati e di articoli scientifici sulla medicina aerospaziale messo insieme finora, 44 articoli scientifici compilati da un centinaio di istituzioni di 25 diversi Paesi che riassumono nel dettaglio il modo in cui la permanenza nello Spazio influisce sul corpo umano.

Una risorsa a cui attingere. Lo scopo del progetto, che vede tra i suoi scienziati di riferimento Christopher Mason, genetista della Weill Cornell Medicine di New York, è mettere insieme il più vasto database in cui raccogliere ogni futura informazione sulla salute di astronauti professionisti e semplici turisti spaziali, nonché di fondare una banca biologica che conservi le migliaia di campioni di tessuti, sangue e altri fluidi biologici raccolti sulla Stazione Spaziale Internazionale e nelle missioni spaziali private.

Non solo astronauti. Finora la quasi totalità di studi sugli effetti dello Spazio sul corpo umano è stata compiuta su astronauti professionisti: piloti e spesso militari allenati a vivere negli ambienti più ostili e ad "attutire" con la preparazione fisica l'impatto di radiazioni celesti e microgravità. Ma con l'aumento del turismo spaziale privato, sempre più "semplici" (e milionari) cittadini, di diversa età, genere, background etnico e di salute, potrebbero accedere alla vita in orbita, arricchendo la nostra conoscenza della salute nello Spazio.

Alla prima esperienza. Il gruppo di Mason ha analizzato in particolare i dati raccolti nel 2021 durante la missione Inspiration4, operata da SpaceX, che ha inviato per la prima volta 4 turisti spaziali in orbita alta (575 km: più lontano della ISS) per tre giorni, con lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca sui tumori. Durante il volo l'equipaggio, formato da due donne e due uomini tra i 29 e 51 anni, compresa la prima donna nello Spazio con alle spalle l'esperienza del cancro pediatrico (la statunitense Hayley Arceneaux, oggi 32enne), si è sottoposto a una vasta gamma di analisi (sangue, urina, saliva, ecografie) e test cognitivi, oltre a indossare un fitness tracker. 

Trasformazioni immediate. In soli tre giorni l'equippaggio ha sperimentato cambiamenti fisiologici che in precedenza erano stati osservati solo negli astronauti professionisti impegnati in missioni spaziali di lunga durata, incluse importanti alterazioni delle funzioni delle cellule immunitarie e  differenze nella regolazione della lunghezza dei telomeri (le piccole porzioni di DNA alla fine di ogni cromosoma) e in generale cambiamenti nell'attività genetica.

Il 95% di questi sconvolgimenti è rientrato poco dopo il ritorno a Terra, e una piccola parte ha richiesto circa tre mesi di recupero. I cambiamenti dell'attività genetica sono scomparsi più velocemente nelle donne dopo la fine della missione, forse - ipotizza Mason - perché il corpo femminile è più predisposto ai cambiamenti nella fisiologia e nella dinamica dei fluidi che già avvengono con la gravidanza.

Futura prevenzione. Tutti questi tasselli contribuiranno a porre le basi per una banca dati ancora più vasta, che potrà essere usata per ridurre i rischi per la salute di futuri astronauti, quando i viaggi orbitali e sulla Luna saranno più comuni, anche per i turisti spaziali privati. O, anche, per valutare se investire grosse somme di denaro per andare nello spazio se - poniamo - si sa fin da ora di essere soggetti a grossi rischi per la salute una volta abbandonata la nostra casa-Terra.

18 giugno 2024 Elisabetta Intini
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