Barack Obama e le tappe del viaggio verso Marte

«Andremo su Marte entro la fine degli anni '30» dice il presidente americano uscente in un editoriale sulla CNN. Ma sono molti i problemi aperti.

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Barack Obama a Cape Canaveral insieme ad Elon Musk. | REUTERS/Jim Young

La notizia del giorno arriva dagli Stati Uniti, ma per una volta non riguarda la campagna elettorale di Clinton e Trump. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha riportato l'attenzione internazionale sui piani della Nasa per inviare l'uomo su Marte, rivelando nuovi dettagli su come gli Stati Uniti stanno progettando questo viaggio.

 

Lo ha fatto in un articolo pubblicato sul sito della CNN, in cui si legge: «Ci siamo dati un obiettivo chiaro, vitale per il prossimo capitolo della storia dell'America nello Spazio: inviare l'uomo su Marte entro il decennio 2030 e riportarlo sano e salvo sulla Terra, con l'ambizione ultima di rimanere lì un giorno per un periodo esteso di tempo».

 

Quando? La prima notizia è quindi che - almeno nelle intenzioni - c'è un orizzonte temporale preciso: gli anni 2030 (non il 2030 come scrivono oggi molti giornali). Si tratta comunque di un obiettivo ambizioso, e per raggiungerlo servirà la collaborazione delle sempre più avanzate compagnie spaziali private.

 

I primi passi. Come si legge in un post pubblicato sempre ieri, e firmato dal consigliere scientifico della Casa Bianca e dall'amministratore della Nasa, l'agenzia spaziale USA ha firmato accordi con sei aziende private per sviluppare habitat capaci di sostenere l'uomo oltre l'orbita terrestre, e quindi anche nel viaggio che ci porterà su Marte. Entro i prossimi due anni, queste stesse compagnie potranno anche iniziare a condurre gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (dopo anni di test come operatori cargo).

 

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Una "palestra" vicina. Nel prossimo decennio, il lavoro sulla ISS sarà finalizzato a elaborare e testare tecnologie nello spazio cislunare (tra la Terra e la Luna) dove gli astronauti si trovano a giorni di distanza da casa, e non da ore come avviene oggi.

 


Investimenti. Rimangono però ancora molte sfide aperte. Primo fra tutti, quella economico-politica. Se il Congresso americano stanziasse finanziamenti costanti per le missioni marziane nei prossimi 20 anni, ricorda il New York Times, la Nasa potrebbe facilmente riuscire nella missione.

 

Ma ad ogni cambio di amministrazione, i piani vengono rivisti, e se nel 1966 il denaro per il programma Apollo rappresentava il 4,4% del budget federale, oggi i 19,3 miliardi di dollari destinati alla Nasa per il 2017 sono solo lo 0,5% del totale.

 

corsa contro il tempo. Anche i piani di Elon Musk per arrivare su Marte nel 2024 paiono un po' ottimistici, soprattutto per l'orizzonte temporale e per il rallentamento dei programmi di test del Falcon Heavy, il razzo che dovrebbe inviarci fino a lì.

 

Verso nuovi lidi. Il primo lancio dello Space Launch System (SLS), il vettore pesante della Nasa pensato per lanciare la navicella Orion, dovrebbe avvenire a fine 2018, e la prima partenza con equipaggio non prima di tre anni più tardi. I piani dovrebbero subire una accelerata dal 2024, quando la Nasa abbandonerà la ISS e potrà destinare i 3-4 miliardi di dollari all'anno che investe nella stazione nel programma marziano.

 

La parte più ardua. Infine è bene ricordare che un conto è inviare l'uomo nell'orbita di Marte, un'operazione che dovrebbe essere possibile entro il decennio 2030, un conto è atterrare: l'ammartaggio sarebbe infatti particolarmente difficile e costoso, e potrebbe non avvenire prima del decennio successivo.

 

Altro tema tecnologico da affrontare è come proteggere dalle radiazioni spaziali la navicella durante il viaggio e il soggiorno su Marte. È stato calcolato che in un viaggio di 253 giorni verso Marte, un astronauta accumulerebbe una quantità di radiazioni pari a quella che riceverebbe sottoponendosi a una radiografia ogni 5-6 giorni.

 

Ma la sfida è stata lanciata e noi siamo molto ottimisti: tutti i problemi verranno risolti!

 

12 ottobre 2016 | Elisabetta Intini