Spazio

Una "mucca" nello spazio pone una serie di interrogativi agli astronomi

Una stella, che per una serie di coincidenze è ormai nota con questo nome curioso, è esplosa con modalità completamente diverse da quelle osservate in passato dagli astronomi.

Il 16 giugno 2018 un gruppo di astronomi rilevava una potentissima esplosione, a circa 200 milioni di anni luce dalla Terra, nella costellazione di Ercole. Inizialmente si pensò di trovarsi di fronte a una supernova (una particolare stelle che esplode e muore) alla quale fu assegnata la sigla AT2018cow. Le tre lettere finali sono in realtà frutto di una coincidenza legata alla circostanza che, quando si registrano questi fenomeni, nel nome viene inserita una sequenza alfabetica che dipende dal momento in cui il fenomeno stesso viene osservato. Ma il fatto che quelle tre lettere, cow, in inglese significhino mucca, ha contribuito a far sì che, da quel momento, tra gli addetti ai lavori si sia generato il "fenomeno-mucca".

L'esplosione di AT2018 cow osservata dallo Sloan Digital Sky Survey © Sloan Digital Sky Survey

Nuove ipotesi. La mucca, da allora, è stato seguita da molti osservatori e da diversi gruppi di ricerca. E nonostante ormai siano trascorsi mesi di osservazioni, gli astronomi non sono ancora riusciti a definire con precisione cosa sia avvenuto. L'idea che si trattasse di una semplice supernova non è più ritenuta plausibile.

I motivi per cui rendono misterioso quell'evento sono diversi: innanzitutto il picco di luminosità dell’esplosione è avvenuto dopo pochi giorni, mentre per la maggior parte delle supernovae questo accade dopo alcune settimane o più; inoltre la luminosità sviluppata è ben più grande, da 10 a 100 volte superiore, rispetto a quella tipica delle "normali" supernovae.

Non è normale! Tra gli scienziati che si stanno particolarmente impegnando per venire a capo di questo mistero c'è Raffaella Margutti della Northwestern University dell'Illinois (Stati Uniti) la quale ha seguito l'esplosione in diverse lunghezze d'onda della luce nel corso del tempo. «Nessuna delle osservazioni che abbiamo effettuato ci consente di dire che siamo di fronte a una normale supernova», ha spiegato Margutti.

Altra immagibne di AT2018cow © ESO

«Anche la luce visibile proveniente dalla mucca», secondo Brian Metzger della Columbia University di New York, «è diversa da quella delle supernovae, perché è più blu». Questo starebbe ad indicare che la temperatura è elevatissima.

E la circostanza che la luce sia rimasta blu anche a distanza di tempo, fa pensare che sia in corso un fenomeno che mantiene molto caldo l’oggetto esploso. I ricercatori hanno rilevato anche irregolarità nelle emissioni di raggi X, le quali suggeriscono che la mucca è asimmetrica e che potrebbe esserci un anello di polvere e gas attorno all'oggetto principale.

Altri studi, stesse conclusioni. Alle medesime conclusioni è giunta anche Anna Ho del California Institute of Technology, che ha scoperto come le onde radio emesse dalla “mucca” suggeriscano che l'esplosione si sta diffondendo attraverso un mezzo molto denso, che ricorda le nuvole di gas emesse da certe stelle prima di diventare supernovae.

Una nuova scoperta? Al momento nessuno riesce ad inquadrare il fenomeno negli schemi di esplosioni classiche che interessano alcune stelle nel momento in cui muoiono.

«A dire il vero qualcosa di simile fu osservato in galassie molto lontane», spiega Metzger, «e per colpa della distanza non si riuscì ad approfondire il fenomeno. In questo caso invece, l'oggetto si trova all'interno di una galassia relativamente vicina, e dunque se avremo pazienza riusciremo a capire cosa è avvenuto e forse a scoprire un nuovo genere di esplosione stellare”.

15 novembre 2018 Luigi Bignami
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