Spazio

L'asteroide Ryugu è più asciutto del previsto

I primi dati della sonda Hayabusa-2 confermano che sul masso spaziale c'è meno acqua del previsto, e riaprono così un dibattito fondamentale: come ci è arrivata, l'acqua, sulla Terra?

I primi dati arrivati dalla sonda giapponese Hayabusa 2 svelano particolari interessanti sulla composizione dell'asteroide Ryugu, su come si è formato e - indirettamente - sulle caratteristiche del Sistema Solare delle origini e sul trasporto delle prime molecole d'acqua sulla Terra. I risultati sono illustrati in tre diversi articoli pubblicati su Science.

La sonda della JAXA ha raggiunto la roccia spaziale di 900 metri di diametro a 300 milioni di km dalla Terra il 27 giugno 2018, e da allora si è messa a collezionare dati e immagini, sfruttando una telecamera nella luce visibile e uno spettrometro che lavora nel vicino infrarosso. Ha tentato un atterraggio morbido in preparazione di un altro, rischioso atterraggio in programma per il 5 aprile, in cui sparerà un proiettile di 2 kg sulla superficie di Ryugu alla velocità di 2 km al secondo, per ricavare un cratere ampio 10 metri e profondo un metro dal quale estrarre regolite. I campioni di roccia saranno riportati a Terra per le analisi nel 2020.

Non è chiaro che cosa abbia reso il corpo celeste da cui Ryugu ha avuto origine così disidratato: forse la presenza di materiali radioattivi al suo interno, o il bombardamento di altri corpi rocciosi. © 2019 Seiji Sugita et al., Science

Una delle prime scoperte degli scienziati del Dipartimento di Scienze della Terra e Planetarie dell'Università di Tokyo riguarda la presenza di acqua - o meglio, la sua assenza: Ryugu è molto più arido del previsto, e data la sua "giovane" età (100 milioni di anni) si presume che anche l'asteroide da cui ha avuto origine ne fosse in gran parte privo. Il dato è importante perché si colloca nell'annoso dibattito sull'origine dell'acqua sulla Terra: viene dalle distanti comete, o dai più vicini asteroidi della Fascia principale (cui appartiene anche Ryugu)?

L'asteroide Ryugu ha una albedo, o potere riflettente, eccezionalmente bassa (del 2%): ai nostri occhi apparirebbe più nero del carbone, ma le telecamere di Hayabusa 2 sono studiate per visualizzarne i più fini dettagli. © 2019 Seiji Sugita et al., Science

Asteroidi a confronto. I dati potrebbero inoltre essere utili agli esobiologi, per capire in quali sistemi planetari sia utile indagare l'eventuale presenza di acqua. Ryugu sembra avere molta meno acqua di Bennu, l'asteroide che la sonda della NASA OSIRIS REx studia dal dicembre 2018, e che pure con Ryugu ha diversi punti di contatto (la rapida rotazione, la presenza di grossi massi superficiali, l'aspetto estremamente scuro).

Un altro studio guidato dagli scienziati dell'Università di Nagoya (Giappone) descrive la composizione di Ryugu, un "cumulo di macerie" dall'interno poroso, formato da rocce disgregate che hanno assunto la forma di trottola a causa della rapida rotazione. L'analisi dei dati spettrografici ha permesso di confermare il tipo di rocce superficiali di Ryugu, che sembrerebbero molto simili alle condriti carbonacee dei meteoriti arrivati sulla Terra.

Un mucchio di detriti. Queste rocce sono di estremo interesse, dal punto di vista scientifico, perché la loro composizione rispecchia quella della nube di gas da cui ha avuto origine il Sistema Solare. Un terzo e ultimo studio prova a ricostruire l'origine di Ryugu: si pensa che i piccoli asteroidi come questo siano nati da corpi celesti più grandi, in questo caso da un masso largo diverse decine di chilometri. La roccia spaziale sarebbe il risultato di un catastrofico impatto sull'asteroide "padre", e di un successivo riaccumulo di frammenti.

26 marzo 2019 Elisabetta Intini
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