Come ci si prepara a un test di difesa planetaria

I dati in arrivo dall'Hayabusa 2, dall'asteroide Ryugu, aiutano l'ESA e la NASA a perfezionare la missione DART, che dovrà cercare di deviare il più piccolo dei due asteroidi Didymos, che periodicamente si avvicinano alla Terra.

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Didymos e la sua luna: una ricostruzione artistica del target della missione DART. La coppia di asteroidi percorre un'orbita molto eccentrica, da 150 a 340 milioni di chilometri dal Sole (circa), "sfiorando" l'orbita della Terra (a circa 10 milioni di chilometri). | ESA – Science Office

I risultati delle recenti missioni spaziali attorno ad asteroidi - in particolare quella della sonda giapponese Hayabusa 2 su Ryugu - hanno fornito elementi importanti per quello che si preannuncia come il primo vero esperimento "sul campo" di difesa planetaria. Nel settembre 2022 la sonda DART (NASA) dovrebbe raggiungere il sistema di asteroidi binari 65803 Didymos e impattare contro il più minuto dei due oggetti celesti: una luna di 160 metri di diametro (Didymos B o Didymoon), il più piccolo target mai scelto per una missione spaziale.

 

Fatti più in là. Gli oggetti near-Earth da 100-200 metri di diametro sono i più comuni, nel nostro circondario spaziale, ma si stima che solo un terzo di essi sia stato individuato finora. Un loro impatto con la Terra avrebbe un effetto devastante: DART dovrà cercare di deviarlo dalla sua orbita, per testare l'efficacia di questo tipo di approccio.

 

sonda DART: la prima parte della missione AIDA
Schema della prima parte della missione AIDA (vedi testo): la sonda DART dovrebbe partire tra dicembre 2020 e maggio 2021, e raggiungere il sistema binario di asteroidi 65803 Didymos (Didymos e Didymoon) nell'ottobre del 2022. | Nasa

In frantumi. Il recente bombardamento dell'asteroide Ryugu compiuto dalla sonda della JAXA Hayabusa-2 con un impattatore simile a un cannone spaziale (per portare in superficie il materiale sottostante, da prelevare e riportare a Terra) ha fornito alcuni elementi interessanti per il futuro schianto su Didymoon, presentati a un recente meeting della European Planetary Science e della Division for Planetary Sciences (USA) a Ginevra. L'impatto su Ryugu ha dimostrato che le forze di coesione della regolite sulla sua superficie sono molto deboli e che l'operazione è stata influenzata più dalle condizioni di gravità, che dalla compattezza del materiale che forma l'asteroide.

 

Fuori controllo. Le rocce poco coese di Ryugu si sono sbriciolate in mille frammenti, comportandosi come sabbia. Nello scenario di un impatto intenzionale contro un asteroide, queste briciole impazzite potrebbero rappresentare un pericoloso effetto collaterale.

 

sonda Hera: la seconda parte della missione AIDA
Illustrazione: la seconda parte della missione AIDA, con la sonda Hera (Esa) in avvicinamento al sistema binario di asteroidi 65803 Didymos per verificare i risultati della missione DART. Il lancio dovrebbe avvenire alla fine del 2023, per arrivare agli asteroidi nel 2026. | ESA – Science Office

«Se la gravità risultasse dominante anche su Didymos B, pur essendo molto inferiore, finiremmo per ritrovarci con un cratere assai più grande rispetto a quanto mostrato nei nostri modelli e negli esperimenti di laboratorio», spiega Patrick Michel, dell'Osservatorio della Costa Azzurra: «si conosce ben poco del comportamento di questi piccoli corpi celesti durante gli impatti, e ciò potrebbe avere importanti conseguenze sulla difesa del Pianeta».

 

Gioco di squadra. DART fa parte di una collaborazione internazionale, l'Asteroid Impact and Deflection Assessment (AIDA), che vedrà anche il coinvolgimento dell'Agenzia spaziale italiana con LICIACube (Light Italian Cubesat for Imaging Asteroids), un cubesat che filmerà l'impatto di DART sulla mini luna. La seconda parte della missione dovrebbe coinvolgere la sonda Hera (ESA), che nel 2027 valuterà attentamente l'efficacia del bombardamento sul piccolo corpo celeste. Il via libera per la costruzione della sonda dovrebbe arrivare a novembre.

 

28 settembre 2019 | Elisabetta Intini