Arrokoth: la macchina del tempo del Sistema Solare

Tre nuovi studi su Arrokoth - l'asteroide binario già noto come Ultima Thule e studiato da New Horizons - raccontano come nascono i planetesimi.

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In questa immagine composita di New Horizons, Arrokoth somiglia a un pupazzo di neve capovolto. Durante il flyby della sonda, l'asteroide binario a contatto si trovava a 6,6 miliardi di km dalla Terra. | Nasa, Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, Southwest Research Institute, Roman Tkachenko

Tre nuovi studi pubblicati su Science raccontano nuovi particolari sulla formazione e sulla composizione di Arrokoth, un oggetto transnettuniano nella Fascia di Kuiper, il corpo celeste più lontano e più primitivo del Sistema Solare mai raggiunto da una sonda. Il 1 gennaio 2019, tre anni e mezzo dopo lo storico flyby di Plutone, la New Horizons scivolò accanto all'oggetto spaziale più distante mai studiato da una missione robotica umana: 2014 MU69, che molti ricordano come Ultima Thule.

 

Dopo alcune controversie relative al nome - nella letteratura medievale, Ultima Thule evocava i confini del mondo conosciuto, ma i nazisti la immaginarono come fantomatico luogo di origine della razza ariana - l'asteroide binario è stato ribattezzato Arrokoth, "cielo", nel linguaggio della tribù di nativi americani Powhatan. I nuovi studi, basati su una quantità di dati dieci volte maggiore rispetto ai precedenti, descrivono nel dettaglio la formazione di oggetti come Arrokoth, i nuclei originari dei pianeti noti come planetesimi.

Incontro, non scontro. Il primo studio, coordinato da William McKinnon della Washington University, ha ricostruito attraverso simulazioni la formazione di Arrokoth: l'ipotesi è che i due lobi che lo compongono fossero un tempo oggetti indipendenti formatisi per collasso gravitazionale in una stessa regione locale della nebulosa solare, e poi avvicinatisi delicatamente. Ciò contraddice la teoria più diffusa sulla formazione dei planetesimi, secondo la quale oggetti provenienti da parti distanti della nebulosa collidono fino a formare i nuclei dei pianeti.

 

Così com'era. La seconda ricerca guidata da John Spencer, del Southwest Research Institute di Boulder, Colorado, si è concentrata sulla forma di Arrokoth, più voluminoso e con lobi meno schiacciati del previsto. La sua superficie soltanto leggermente "butterata" indica che è rimasto pressoché immutato dall'origine del Sistema Solare, del quale potrebbe conservare ancora informazioni importanti, a differenza di altri corpi celesti lontani. La densità di crateri fa pensare che la sua superficie abbia circa 4 miliardi di anni.

 

Aspetto e composizione. Infine Will Grundy e i colleghi del Lowell Observatory in Flagstaff hanno analizzato colore e temperatura dell'asteroide binario a contatto, che appare uniformemente rosso, freddo e ricoperto da uno strato di ghiaccio di metanolo, oltre che da molecole organiche non meglio identificate. Colore e temperatura omogenei depongono a favore di una comune origine delle sue componenti. Arrokoth potrebbe infine contenere acqua, in riserve nascoste e per ora sfuggite alle osservazioni.

 

13 febbraio 2020 | Elisabetta Intini