Apollo 11, i graffiti riscoperti all'interno del Columbia

Appunti scritti a mano, calcoli e persino un calendario: li hanno trovati i curatori dello Smithsonian mentre scannerizzavano l'interno del modulo di comando.

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Un calendario scritto a mano, incorniciato dal nastro adesivo.|Smithsonian National Air and Space Museum

A quasi 50 anni dalla sua storica missione, l'Apollo 11 non smette di sorprendere.  All'interno del modulo di comando Columbia ci sono numerosi graffiti: scritte, appunti, messaggi e disegnini.

 

Le scritte - a onor del vero - erano note, ma ormai dimenticate. Durante un processo di digitalizzazione degli interni della navicella condotto nello Smithsonian National Air and Space Museum di Washington DC, dove è conservata, sono stati riscoperti e fotografati.  

 

Appunti "seri". Mentre realizzavano un modello 3D di ogni anfratto del Columbia, dal quale l'astronauta Michael Collins, rimasto in orbita lunare, seguì le operazioni di allunaggio di Neil Armstrong e Buzz Aldrin, i curatori del museo hanno notato note scritte a mano, calcoli matematici e persino un calendario che scandiva i giorni della missione, annotati sulle pareti. "Graffiti" che confermano anche un certo grado di improvvisazione riservato all'equipaggio delle missioni lunari.

 

Nuove indagini. Alcune scritte sembrerebbero annotazioni con le quali Collins tentò di calcolare le coordinate del modulo lunare Eagle, e di inviarle a Houston: studiandole, gli esperti della Nasa potranno capire che cosa esattamente determinò il guasto nel sistema di atterraggio automatico dell'Eagle, poi risolto dall'equipaggio.

 

Non aprire! Altri graffiti segnalano dove gli astronauti decisero di tenere le sacche di urina raccolte nelle prime fasi di volo, o rifiuti particolarmente "puzzolenti". Sopra un armadietto compare anche un calendario scritto a mano, con le caselle dal 16 al 24 luglio (1969). Sono tutte barrate, meno l'ultima: quella dello splashdown nel Pacifico.

 

Qui, una animazione 3D del Columbia realizzata dallo Smithsonian:

 

 

 

 

18 Febbraio 2016 | Elisabetta Intini