Spazio

Anche sulle comete ci sono doline (o sinkhole)

Le ha scoperte Rosetta sulla cometa "Chury". Come si formano è un mistero anche se sono state avanzate delle ipotesi. Da esse fuoriesce la polvere che sta formando la coda della cometa.

Un certo numero di getti di polveri che vengono emessi dalla cometa Churyumov-Gerasimenko arrivano da punti dove esistono vere e proprie doline che si sono formate sulla cometa in seguito ad improvvisi crolli della crosta più esterna. E quelle doline, chiamate anche sinkhole, permettono di dare uno sguardo all’interno della cometa.

Questa scoperta è stata realizzata dalla sonda Rosetta, che sta ruotando attorno alla cometa, amichevolmente chiamata Chury, da quasi un anno. Nello specifico le doline in questione sono state messe in luce grazie alla macchina fotografica chiamata Osiris che fotografò la cometa quando la sonda si trovava a 30-40 chilometri dalla superficie.

PROFONDI ANCHE 200 METRI. In uno studio riportato su Nature si racconta che sono stati individuati ben 18 pozzi circolari, da alcuni dei quali vi è una continua fuoriuscita di polveri.

Le doline hanno diametri che vanno da alcune decine ad alcune centinaia di metri e si spingono in profondità fino a 210 metri sotto la superficie. Il pavimento sul fondo è ricoperto da polvere che sembra essere molto fine.

In questa immagine aclune delle doline scoperte sulla cometa (a sinistra e sopra). In basso una spiegazione su come si possono formare © Nature/Esa

LE CAVITà SI FORMANO IN TEMPI LUNGHISSIMI. «È possibile osservare la fuoriuscita di polveri da fratture che interessano le pareti interne dei pozzi, Queste fratture permettono al materiale volatile sotto la superficie di riscaldarsi abbastanza facilmente e fuggire nello spazio», ha spiegato Jean-Baptiste Vincent dell’Istituto Max Planck per lo studio del sistema solare.

I ricercatori ipotizzano che tali doline si formano quanto il soffitto che nasconde una cavità del sottosuolo diventa troppo sottile per autosostenersi e così crolla originando il pozzo. «Anche se il crollo avviene in tempi quasi istantanei va detto che la formazione della cavità sottostante richiede tempi molto lunghi», spiega il co-autore della ricerca Sebastien Besse del centro Estec dell’Esa.

Una foto scattata da Rosetta mostra una delle doline più attive, nota come Seth_01, sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. © Nature/Esa

TRE IPOTESI. Ma come si formano tali cavità? I ricercatori ipotizzano tre modalità. Un’ipotesi vuole che le cavità esistevano fin dalla nascita della cometa, in quanto essa si formò dallo scontro di numerosi corpi primordiali che si univano a bassa velocità. In questo caso il crollo del tetto delle doline può avvenire o per assottigliamento della crosta del tetto stesso o per uno scuotimento causato da vari motivi. Un’altra possibilità vuole che le cavità si siano formate per sublimazione (passaggio da solido a gas) del ghiaccio di acqua o di ossido di carbonio esistente sotto la superficie in seguito al passaggio ravvicinato della cometa al Sole (che avviene una volta ogni 6,5 anni). La terza vuole che sia l’anidride carbonica e l’ossido di carbonio a sublimare in seguito all’energia rilasciata dal ghiaccio d’acqua che dallo stato fisico amorfo si trasforma in cristallino, sempre quando la cometa si avvicina al Sole.

Leggi anche: lo speciale su Rosetta

2 luglio 2015 Luigi Bignami
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