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Al via la costruzione del più grande telescopio al mondo, l’E-ELT

Tra circa sette anni permetterà agli astronomi di spingere lo sguardo dove mai si è arrivati e di studiare i pianeti extrasolari. L’Italia è in prima fila nella costruzioni di elementi fondamentali.

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Illustrazione: come sarà il telescopio ELT. | ESO

A 3.000 metri di altezza, sulla cima del Cerro Armazones, sulle Ande cilene, è stata "posata la prima pietra" che dà il via alla costruzione del più grande telescopio mai stato costruito: l’E-ELT (Extremely Large Telescope), in italiano l'estremamente grande telescopio (è davvero grande, guarda i confronti con altre cose belle grandi)

 

Il nuovo strumento, che andrà ad aggiungersi a quelli dell'ESO (European Southern Observatory), l'organizzazione europea per la ricerca astronomica nell'emisfero australe, a cui partecipa anche l'Italia, avrà uno specchio primario di 39 metri. L'Italia ha un ruolo fondamentale nella costruzione del telescopio (che si prevede operativo nel 2024), con la progettazione e la costruzione della cupola e della meccanica del telescopio.

 

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Ai confini del tempo e dello spazio. La cupola avrà un diametro di 80 metri e un peso complessivo di 5.000 tonnellate: sarà in grado di ruotare completamente, a 360°, e al suo interno verrà montato il telescopio vero e proprio.

 

Poiché è impossibile, con le attuali tecnologie, costruire uno specchio da 39 metri di diametro, esso verrà ottenuto unendo 798 specchi esagonali. Nel suo complesso la struttura sarà alta circa 80 metri, per una superficie più o meno simile a un campo da calcio.

 

Proprio in questi giorni è terminata l'operazione di fusione dello specchio secondario: 4,2 metri di diametro per 3,5 tonnellate, usato in appoggio a quello principale. Anche questo è un record: è il più grande specchio secondario mai costruito per un telescopio, oltre che il più grande specchio convesso mai prodotto finora.

 

telescopi, esplorazione dell'universo, ELT
I telescopi più grandi del mondo, tutti in fase di costruzione. | ESO

Nichi D'Amico, presidente dell'INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) è convinto che «questo telescopio permetterà di superare i limiti attuali dell'Universo conosciuto, e ci permetterà di osservare le prime galassie e le prime stelle che si formarono dopo il Big Bang. Avremo anche la possibilità di ottenere informazioni senza eguali dei pianeti extrasolari dei quali, forse, riusciremo ad analizzare anche l'eventuale atmosfera e a rilevare indizi di forme di vita, se ci sono».

 

Nell'era dei telescopi spaziali,
perché un mega telescopio a terra?

 

Meglio di Hubble. Le nostre tecnologie non ci permettono di portare in orbita, né di costruire direttamente nello Spazio, telescopi di questa portata. Oltre al fatto che l'interferenza dell'atmosfera viene oggi quasi del tutto compensata dalle ottiche adattive.

 

Il sistema delle ottiche adattive sarà costituito, per l'E-ELT, da 4.609 meccanismi pneumatici che, in tempo reale, deformeranno gli specchi per compensare le alterazioni prodotte dall'atmosfera, permettendo così di ottenere immagini di altissima qualità. Il complesso sistema adattivo dell'E-ELT, chiamato Maory, è stato studiato dall’INAF.

 

Le fotografie che si potranno ottenere saranno perciò di gran lunga più definite e nitide di quelle che si ottengono oggi con l’Hubble Space Telescope, e anche di quelle che si otterranno con il suo successore, il telescopio spaziale Webb.

 

Tra gli strumenti dell'E-ELT ci sarà anche Hires, uno spettrografo ad altissima risoluzione anch'esso studiato dell'INAF, per analizzare la composizione chimica delle stelle e delle atmosfere dei pianeti extrasolari.

 

31 maggio 2017 | Luigi Bignami