Spazio

Novità sull'acqua di Marte: non è sparita tutta in una volta

Il rover Curiosity ha scoperto su Marte strati di sedimenti lacustri alternati a depositi prodotti dal vento: il pianeta ha conosciuto periodi umidi alternati a periodi aridi.

In questi giorni se pensiamo a Marte ci viene in mente subito il rover Perseverance, che dal 18 febbraio 2021 sta prendendo confidenza con il Pianeta Rosso - e soprattutto il drone elicottero Ingenuity, che proprio oggi, 19 aprile 2021, ha scritto una pagina epica dell'esplorazione spaziale, completando con successo il primo test di volo nella sottile atmosfera di Marte. Ma non dimentichiamo Curiosity, che dal 2012 sta esplorando il cratere Gale, il cui interno, secondo alcuni scienziati, un tempo fu ricoperto d'acqua.

A più riprese. A distanza di quasi 10 anni dal suo atterraggio giunge una nuova interessante scoperta della storia marziana (ottenuta proprio grazie a Curiosity) che è stata pubblicata sulla rivista Geology: durante il periodo geologico chiamato Esperiano, compreso tra 3,7 miliardi e 3 miliardi di anni fa, e dopo un periodo estremamente umido, il Pianeta Rosso fu caratterizzato dall'alternanza di periodi secchi e periodi umidi che si concluse con l'evaporazione definitiva dell'acqua 3 miliardi di anni or sono. Finora invece si pensava che l'acqua fosse evaporata in un'unica soluzione, lasciano il Marte completamente (e definitivamente) arido. 

Conosciamo ancora molto poco della storia primitiva di Marte: le sonde che attualmente gli orbitano attorno (come per esempio Mars Reconnaissance Orbiter e Maven) ci stanno aiutando a capire quali minerali caratterizzano la superficie, ma è solo analizzando i minerali stessi e osservandoli da vicino che si può provare a capire come si siano depositati, ossia se si sono formati in un ambiente subaereo (cioè nell'aria, a livello del suolo) o lacustre. Questo spiega perché è importante avere dei robot sulla superficie di Marte.

Cratere Gale su Marte
Gli strati di questa parete del cratere marziano Gale, indicano la presenza di un ambiente ricco d’acqua. © Nasa / JPL Caltech

E il fatto che Curiosity si trovi all'interno di un cratere che si formò circa 3,5 miliardi di anni fa, in un periodo in cui Marte presentava ancora le condizioni per avere acqua, lo rende particolarmente utile per capire come l'acqua sia sparita dal Pianeta Rosso. Stando a William Rapin del Cnrs di Tolosa, principale autore dello studio, Curiosity si è mosso finora in un ambiente che era sicuramente ricoperto da un lago, mentre adesso sta passando verso strati che indicano la presenza di un ambiente subaereo fatto di dune portate dal vento.

Gli indizi di un lago. Ma la novità sta nel fatto che, scrutando con le macchine fotografiche del rover, si è già capito che al di sopra di questi ultimi strati prodotti dal vento ce ne sono altri che si formarono in ambiente lacustre. «Finora», spiega Rapin, «il rover è salito verso la montagna che è al centro del cratere per circa 300 metri e ha incontrato unicamente sedimenti lacustri, ma ora sta incontrando dei solfati, ossia sedimenti che indicano la presenza di un periodo molto arido. Vogliamo capire cosa fece passare l'ambiente da umido e ricco d'acqua ad un luogo arido e secco. E poi perché ci fu di nuovo un periodo umido». Queste alternanze durarono anche milioni di anni, quindi furono periodi molto lunghi anche in termini geologici. 

Se da un lato c'è grande interesse per lo studio dei depositi eolici, dall'altro c'è anche un grande desiderio di arrivare al più presto in prossimità dei sovrastanti depositi lacustri, perché forse in quei sedimenti è scritto il motivo delle oscillazioni climatiche di Marte.

Percorso a ostacoli. Per arrivarci il rover dovrà districarsi tra dune fossilizzate che si intrecciano tra loro, ma i geologi hanno già identificato la possibile strada di risalita. Se Rapin e colleghi riusciranno a trovare una spiegazione all'alternanza climatica, questa potrebbe aiutare i geologi e i climatologi che studiano il nostro Pianeta a capire anche perché la Terra è stata interessata da fluttuazioni climatiche profonde. Non rimane che sperare che il rover continui ad avere buona salute e che riesca ad arrivare ai sedimenti lacustri che si trovano, al momento, un centinaio di metri sopra di lui.  

19 aprile 2021 Luigi Bignami
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