Gli Usa e la Nasa promettono di riportare l'uomo sulla Luna entro il 2024

Gli Usa annunciano il ritorno dell'uomo sulla Luna: il budget della Nasa, però, è sempre più magro e i progetti sono tutti in ritardo. Si farà con le space company private?

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| Dimonika / Shutterstock

La dichiarazione del vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, è ancora fresca: parlando a nome dell'Amministrazione, ha annunciato che la Nasa riporterà l'uomo sulla Luna nel 2024. Saranno trascorsi 55 anni dall'impresa dell'Apollo 11 e dal primo passo di Neil Armstrong, ma questa volta non sarà un "mordi e fuggi": sarà con una base permanente.

 

È possibile che questi siano per davvero i piani dell'Amministrazione Usa e della Nasa (anziché propaganda), ma è effettivamente possibile realizzare l'impresa e, in più, nei tempi prospettati? La questione è complessa. Oltre che di un buon budget, un piano del genere richiede che la Nasa disponga di equipaggi formati e di almeno tre elementi fondamentali: un razzo lanciatore tanto potente da "sparare" uomini e materiali in orbita lunare; una capsula capace di ospitare un equipaggio per l'intera durata della missione e per riportarlo poi a casa; un modulo lunare che faccia da ascensore tra la Luna e la capsula.

 

budget della NASA
Il budget della NASA, in percentuale sul budget federale degli Stati Uniti, dagli "anni della Luna" a oggi. | New Scientist / Elab. Focus.it

La capsula c'è: è la navicella Orion (costruita da Lockheed Martin). È un progetto in dirittura d'arrivo, pare: il "modello 1" ha superato con successo il battesimo del lancio nel 2014. Stando al programma, tra il 2020 e il 2021 una seconda Orion (senza equipaggio) sarà lanciata fino alla Luna, le orbiterà attorno, si spingerà fino a 5.000 chilometri oltre il nostro satellite e infine tornerà a Terra. Il primo lancio di una Orion con equipaggio non avverrà prima del 2022. In più, volendo, ci sarebbe anche la navicella Dragon, di SpaceX, che però è una space company privata: da progetto capace di ospitare fino a sette astronauti, ha recentemente concluso con successo un test di aggancio alla Stazione spaziale internazionale con a bordo, però, solamente "Ripley", un manichino farcito di sensori.

 

Space Launch System
Il Saturno V e la nuova famiglia di lanciatori della Nasa, lo Space Launch System (SLS): il nuovo sistema soffre però di ritardi e problemi di budget (clic sull'immagine per ingrandirla). | Nasa

Il razzo non c'è: la nuova famiglia di lanciatori della Nasa dovrebbe essere lo Space Launch System (SLS), progettato e costruito da un consorzio di aziende capitanate da Boeing - che ha accumulato ritardi su ritardi, già prima delle vicende che hanno visto coinvolti aerei del colosso aerospaziale.

 

Il primo lancio era previsto per il 2019, poi spostato al 2020 e poi ancora al 2021. Il fatto è che senza un razzo capace di sollevare e portare in orbita navicella, equipaggio e materiali, la Nasa non va da nessuna parte.

 

Pare che Boing abbia ammesso di aver fatto degli errori nella gestione del progetto. Eppure non si trattava di inventarsi un intero, nuovo lanciatore: la prima versione dell'SLS prevede infatti il riutilizzo di parti degli Space Shuttle (i razzi d'appoggio), ed è un'evoluzione del vecchio progetto Constellation (ormai abbandonato), che prevedeva la costruzione di un razzo di media portata per lanciare uomini, e di un razzo più potente per il lancio di carichi pesanti.

 

razzi lanciatori a confronto
Lanciatori a confronto - Il Saturno 5 è il razzo che ha lanciato l'uomo verso la Luna; lo Space Launch System (SLS) dovrebbe essere il nuovo lanciatore della Nasa; il New Glenn, un progetto di Blue Origin (Jeff Bezos), sarà in grado di portare uomini e materiali fino alla Luna; infine, il Falcon Heavy, di SpaceX (Elon Musk), anch'esso dimensionato per la Luna. | New Scientist / Elab. Focus.it

Durante il suo discorso, Mike Pence ha accennato a un'ipotesi alternativa: il potente razzo Falcon Heavy di SpaceX (di Elon Musk, quello della Tesla nello Spazio), che a breve dovrebbe portare in orbita un satellite indiano e uno dell'esercito americano. Un'alternativa bizzarra, quella di affidare gli equipaggi Nasa interamente a un'azienda privata. Comunque sia, il Falcon Heavy è un razzo complesso da gestire, con i suoi 27 motori capaci di generare una spinta di 2.300 tonnellate, ma funziona: il lancio con la Tesla è stato un successo, e a breve ci saranno altre prove.

 

vintage: coloni sulla Luna
Curiosità: una base sulla Luna. | Nasa

Ma se la soluzione è quella di affidarsi a un privato, perché la Nasa continua a spendere soldi per l'SLS? Forse anche per una questione di immagine: forse, l'abbandono dello Space Launch System sarebbe "vissuto" come una sconfitta. Tuttavia, c'è chi sostiene che se si prendesse subito una decisione in tal senso la Nasa potrebbe poi concentrarsi sul modulo lunare.

 

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Budget all'osso: la Nasa è a corto (anche) di tute spaziali. | 80's Child / Shutterstock

L'ascensore non c'è: «In questo momento nessuno sta pensando al modulo di allunaggio», è il commento di Jonathan McDowell (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, Massachusetts): «ma è assolutamente necessario se si vuole tornare sulla Luna... e bisogna averlo in 5 anni? Sarebbe davvero un record!»

 

Potrebbe intervenire un "privato" anche per il modulo? Forse: Blue Origin (di Jeff Bezos, il chiacchierato patron di Amazon), attualmente impegnata nella costruzione di un razzo riutilizzabile per voli turistici suborbitali e di un potente lanciatore per spedire carichi fino alla Luna, ha effettivamente allo studio un modulo lunare, al momento però concepito per il trasporto di materiali - la conversione del progetto potrebbe non essere impraticabile.

 

Video - Blu Origin, ottobre 2016: completati con successo i test di emergenza

 

McDowell è convinto della necessità di affidarsi ai privati: «I razzi di SpaceX e di Blue Origin sono la migliore scommessa che la Nasa potrebbe fare per riportare gli uomini sulla Luna entro cinque anni». Quel che è necessario, però, è innanzi tutto avere le idee chiare, e al momento non sembra essere così.

 

11 aprile 2019 | Luigi Bignami