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2011, un anno nello spazio

Il 2011 è stato un anno importante per la ricerca astronomica: lo Space Shuttle è andato in pensione, l'esplorazione di Mercurio è entrata nel vivo, sono partite nuove sonde verso Marte. Ripercorriamo l'anno con le più belle foto di spazio tratte dalle foto del giorno con le immagini di Hubble, Spitzer e altri osservatori astronomici.
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Non è necessario che due galassie entrino in collisione per dare origine a nuove stelle. La scoperta dell'osservatorio spaziale agli infrarossi Herschel, diffusa a settembre, rivoluziona gran parte delle teorie sulla formazione stellare finora sostenute. Nell'Universo giovane, intorno a 10 miliardi di anni fa, alcune galassie vantavano un ritmo di formazione stellare anche 100 volte superiore a quello che oggi presenta la Via Lattea. Le analisi di Herschel, condotte attraverso le comparazioni della quantità di luce agli infrarossi rilasciata dalle varie galassie, hanno dimostrato che questo rating di formazione stellare dipendeva dall'ingente quantità di gas presente nelle galassie primordiali, e non da un maggior numero di collisioni galattiche. Sono le galassie più vicine, che hanno dato fondo alla maggior parte del proprio materiale gassoso, che devono ricorrere a scontri con le loro simili per dare origine a nuovi astri. Nell'immagine: una galassia accresce la propria massa attraverso getti di gas freddo, che le consentono di ottenere materia prima per alimentare le stelle in formazione. Si tratta di un'elaborazione grafica teorica basata su simulazioni numeriche.
 


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# I più spettacolari scontri tra galassie (vai alla gallery)

Per un Soyuz che atterra, ce n'è uno che parte. Questa è la foto del rientro della navicella Soyuz TMA-02M vicino alla città di Arkalyk nel nord del Kazakistan, il 22 novembre scorso. Le luci del personale di terra puntate verso la capsula brillano nella neve come piccole luminarie natalizie.
A novembre il Soyuz ha riportato sulla Terra tre membri dell'equipaggio della ISS, lo statunitense Michael Fossum, il russo Sergey Volkov e l'astronauta giapponese Satoshi Furukawa. Oggi un'altra navicella, il Soyuz TMA-03M, porterà sulla Stazione Spaziale Internazionale altri tre cosmonauti che vanno ad aggiungersi all'equipaggio già presente a bordo: il turkmeno Oleg Kononenko, l'olandese Andre Kuipers e lo statunitense Don Pettit, che trascorreranno il Natale nello spazio.
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Osservandole con un po' di fantasia si ha quasi l'impressione di due immensi gelati cosmici sul punto di sciogliersi. In realtà queste nebulose (IC 59, a sinistra e IC 63, sulla destra, entrambe nella costellazione di Cassiopea) non si stanno sciogliendo, ma lentamente dissipando per effetto della radiazione ultravioletta ionizzante proveniente da una vicina stella, tra le più luminose del cielo, chiamata Gamma Cassiopeiae. L'astro si trova a circa 3-4 anni luce di distanza dalle nebulose, idealmente appena fuori dall'angolo in alto a destra della foto. Poiché più vicina alla stella, IC 63 appare colorata di un bagliore rosa dovuto alla combinazione dell'idrogeno ionizzato con gli elettroni. IC 59, più lontana, è più bluastra, per effetto delle polveri cosmiche che riflettono la luce stellare.
Altre spettacolari foto di nebulose

Un fantasma si aggira nella nube di Cefeo, a 1200 anni luce circa dalla Terra. Si tratta, naturalmente, di una nube di polveri cosmiche debolmente illuminata dalla luce delle stelle circostanti. Come spesso accade nelle profondità del cosmo, l'effetto è quello di una suggestiva illusione celeste (guarda le altre in questa gallery). Il nucleo della parte più scura della nebulosa, sulla destra, sta collassando: probabilmente è costituito da un sistema di stelle binarie nelle prime fasi della sua formazione. Il complesso nebuloso molecolare di Cefeo è una delle regioni di formazione stellare più vicine a noi ed è ricco di giovani stelle blu molto brillanti.
Altre suggestive "nursery" stellari (guarda)

Guardate attentamente questa regione di formazione stellare (nonché nebulosa a riflessione) situata a 3 mila anni luce da noi nella costellazione di Cefeo. Il nostro Sole potrebbe essersi formato in una simile nursery stellare circa 5 miliardi di anni fa. La nebulosa chiamata NGC 7129, contiene stelle ancora molto giovani, formatesi un milione di anni fa e piuttosto energetiche. Le macchie rosa in alto e in basso nella foto sono infatti il risultato di nubi di idrogeno reso brillante da getti di gas eiettati dalle giovani stelle. Questi "schizzi" di materiale stellare sono chiamati oggetti di Herbig-Haro, dai nomi dei due primi astronomi che studiarono il fenomeno.
Fotografata da Spitzer la nebulosa assume una forma particolare: guarda
Altre spettacolari nebulose celesti

Vola a 2 mila anni luce da noi nella costellazione del Cigno questa farfalla dalle ali d'oro, meglio nota agli esperti come Sharpless 106 Nebula (S106). La spettacolare figura celeste è originata dal materiale emesso da una stella massiva nata circa 100 mila anni fa e denominata IRS4. Un grande disco di polveri scure e gas visibile in rosso scuro al centro della foto ridisegna la nebulosa dandole la forma di un'imponente clessidra, o di un lepidottero che batte le ali. Il gas di S106 vicino alla stella si comporta come una nebulosa a emissione ed emette luce dopo essere stato ionizzato. Le polveri lontane dall'astro riflettono invece la luce della stella centrale e si comportano come una nebulosa a riflessione.
Un ombrello, una balena e persino un gestaccio: guarda altre illusioni celesti

L'"occhio" puntato nello spazio, questo telescopio sta perlustrando il cosmo alla ricerca di rifiuti indesiderati. La strumentazione radar del Taiyuan Satellite Launch Center, nella provincia cinese settentrionale dello Shanxi, è stata utilizzata per monitorare l'orbita del modulo spaziale cinese Tiangong-1 l'8 novembre scorso. Tiangong-1, «Palazzo Celeste» in lingua cinese, è una mini stazione spaziale priva di equipaggio lanciata in orbita il 29 settembre scorso, progettata e dalla Cina in totale autonomia. Niente a che vedere con la complessità della ISS: il palazzo celeste, allo stato attuale dei lavori, somiglia ancora a un "monolocale" di 10,5 metri di lunghezza e 4 di larghezza, ma per il programma spaziale cinese si tratta di un'enorme conquista. Il progetto prevede di arrivare a tre moduli spaziali del peso di 20 tonnellate ognuno nel 2020 (tre pesi piuma in confronto alla nostra Stazione orbitante, di 400 tonnellate). A quel punto si proverà a spedire in orbita per un paio di settimane un equipaggio di due taikonauti (così sono chiamati i cosmonauti cinesi).
Una schiuma spray per neutralizzare i rifiuti spaziali

C'è chi nasce e chi muore. Anche all'interno della Nebulosa Eta Carinae, una delle più note regioni di formazione stellare della Via Lattea, situata a 7500 anni luce dalla Terra. Osservando quest'area attraverso i raggi X, il telescopio spaziale Chandra vi ha individuato più di 14 mila stelle, e non solo. In questa nursery stellare, dove le nascite di nuovi astri sono all'ordine del giorno, non mancano i processi autodistruttivi che portano alla morte di altre stelle. Il deficit di sorgenti di raggi X in una particolare area della nebulosa, l'ammasso stellare Trumpler 15, suggerisce che alcuni degli astri massivi un tempo presenti nella regione siano esplosi in supernove. Inoltre, Chandra ha individuato sei potenziali stelle di neutroni, densi nuclei sovente lasciati dopo un'esplosione stellare. Precedenti osservazioni ne avevano identificata solo una, segno che l'attività delle supernove all'interno della nebulosa è in espansione.
Altre spettacolari foto di nebulose (guarda)

Quello che vedete è tutto ciò che rimane del più antico esempio di supernova mai documentato. RCW 86 si trova a circa 8 mila anni luce dalla Terra e occupa una regione poco più estesa di una Luna piena. I primi a osservarla furono i Cinesi, che nel 185 dopo Cristo videro una misteriosa "nuova stella" brillare in cielo per 8 mesi. Oggi la possiamo ammirare con una nuova nitidezza grazie ai dati raccolti da quattro diversi telescopi: in blu e verde, nella lunghezza d'onda dei raggi X, i caldi gas interstellari eccitati dall'esplosione, rilevati da XMM-Newton Observatory dell'ESA e da Chandra. In giallo e rosso, le polveri stellari a centinaia di gradi sotto lo zero individuate da Spitzer e dal telescopio WISE della NASA nella lunghezza d'onda dell'infrarosso. Secondo gli esperti la causa dell'esplosione sarebbe stata una supernova di tipo 1a, in cui una nana bianca esausta e stabile viene destabilizzata da una stella vicina che riversa su di essa materiale stellare.
Altri resti di supernova (guarda)

Se doveste immaginare la "Stairway to Heaven" della famosa canzone dei Led Zeppelin a che cosa pensereste? Questa foto scattata sull'isola di Sylt, in Germania, rende bene l'idea o per lo meno vi si avvicina. La spettacolare strada stellata che apparentemente porta dritto dritto al cuore della Via Lattea è stata immortalata dal fotografo tedesco Thomas Zimmer sulla via di ritorno a casa. Mentre stava rientrando dalla spiaggia l'uomo si è accorto della scena mozzafiato sopra alla sua testa e ha deciso di catturare il momento prima di andarsene. La prova che non sempre gli scatti più belli sono anche quelli più ricercati. Guarda anche le più belle foto di spazio del 2011
Sai che sapore ha la Via Lattea? E non perderti la meraviglia della nostra galassia in time-lapse (vai al video)

Sprigionano grandi quantità di energia nella nostra galassia, ma rimangono pressoché inesplorate e sconosciute agli occhi degli astronomi. Le stelle molto massive sono solitamente difficili da individuare perché lontane e spesso oscurate da nubi di polveri e gas cosmici. Fortunatamente gli astri dell'ammasso NGC 281, anche conosciuto come Nebulosa Pacman, fanno eccezione. Situati a 9200 anni luce dalla Terra, si trovano anche a 1000 sopra il piano della Via Lattea, una caratteristica che permette agli esperti di osservarle senza impedimenti o ostacoli intermedi. La Nebulosa Pacman è chiamata così perché nelle immagini ottiche la "bocca" del Pacman risalta nei colori più scuri, a causa dell'oscuramento causato dalle polveri della nebulosa. In questa immagine agli infrarossi di Spitzer, le fauci del mostriciattolo brillano nei colori più chiari.
Altre spettacolari illusioni celesti (guarda)

Vicine ma non troppo. Le galassie del gruppo Arp 274, anche conosciuto come NGC 5679, sembrano quasi toccarsi in questa foto scattata dalla Wide Field Planetary Camera 2 di Hubble nell'aprile del 2009. In realtà osservando la forma ancora compatta dei bracci delle spirali, si può supporre si trovino ancora a una certa distanza e che lo "scontro" vero e proprio non sia ancora iniziato. In tutte e tre - anche in quella più piccola e compatta, a sinistra nell'immagine - sono evidenti tracce di formazione stellare (i "puntini" blu più brillanti). Un ammasso centrale di stelle evidenzia il nucleo di ogni galassia, mentre in rosa sono evidenziate le nebulose illuminate dalle stelle in formazione. L'intero gruppo si trova a 400 milioni di anni luce dalla Terra nella costellazione della Vergine.
Una spettacolare carrellata di collisioni galattiche (guarda)

Alcune foto di spazio "catturano", per una serie di fortunate coincidenze, molto più di quanto non fosse nelle intenzioni iniziale. Prendete, per esempio, questa foto della Nebulosa Girino (IC410), situata a 12 mila anni luce dalla Terra. Mentre l'osservatorio spaziale della NASA WISE (Wide Field Infrared Explorer) la ritraeva in diverse lunghezze d'onda, ha accidentalmente immortalato anche il passaggio di due asteroidi del nostro Sistema Solare. Il primo, chiamato 1719 Jens e scoperto nel 1950, è visibile sotto forma di una serie di puntini luminosi mentre attraversa la zona centrale della foto (al confine tra la regione verde in alto, e quella arancione). Ma non è tutto. Un altro asteroide, non visibile nello scatto, è stato colto dal telescopio, insieme a due satelliti orbitanti che hanno lasciato sottili "scie" verdi in alto, nei pressi della regione. La Nebulosa Girino è un'incubatrice di giovani stelle ed è chiamata così a causa di due curiose figure di gas e polveri stellari scolpite dalle radiazioni degli astri nascenti, a forma di girini (visibili con la loro "coda" giallo acceso al centro della foto). Altre belle foto di nebulose (guarda)

Se volete passare un sabato sera diverso dal solito oggi è l'occasione giusta. Appena il cielo si fa scuro, intorno alle 20.00, scegliete un luogo lontano da fonti di luce artificiale e puntate lo sguardo in direzione nord-ovest. Sfilerà davanti a voi lo sciame meteorico delle Draconidi (chiamate così perché visibili nella costellazione del Drago), polveri cosmiche che, stando agli esperti, dovrebbero provocare uno degli spettacoli di stelle cadenti più indimenticabili degli ultimi decenni.
Il fenomeno si verifica solitamente tra l'8 e il 10 di ottobre, quando la Terra transita in prossimità della cometa periodica Giacobini-Zinner. Quest'anno il nostro pianeta passerà proprio in mezzo alla scia di frammenti rocciosi e polveri della cometa, da qui la particolare intensità del fenomeno (per saperne di più non perdetevi l'articolo di Luigi Bignami su Focus 228).
Nella foto, una stella cadente in transito nell'atmosfera fotografata da un cosmonauta della ISS il 13 agosto 2011.

Il più potente telescopio al mondo ha "aperto gli occhi" e il risultato lascia senza fiato. ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), un osservatorio astronomico internazionale situato a 5 mila metri di quota nel deserto settentrionale cileno, ha ritratto le Galassie Antennae con una nitidezza e una precisione mai raggiunte prima d'ora (guarda le stesse galassie fotografate da Chandra, Hubble e Spitzer). Per realizzare questo scatto ha utilizzato solamente 12 delle 66 radio antenne che avrà una volta completato, nel 2013. Le parabole, del peso di 100 tonnellate ciascuna, saranno collegate con la fibra ottica per funzionare come un unico telescopio. Una volta terminato, l'intero complesso avrà un'ampiezza di 16 chilometri. Lo sguardo di ALMA - se così si può dire, perché non è un telescopio ottico, ma un radio telescopio - raggiungerà profondità cosmiche sconosciute agli attuali telescopi: l'osservatorio è infatti in grado di captare lunghezze d'onda millimetriche e submillimetriche, che normalmente sfuggono perché bloccate dal vapore acqueo presente nella bassa atmosfera. L'ambiente in cui è stato costruito, particolarmente asciutto, aiuterà ad evitare le distorsioni atmosferiche. Nell'immagine composita, dati ottici e infrarossi di Hubble evidenziano le stelle in formazione, mentre i dati millimetrici di ALMA rivelano nubi di gas freddo (in rosso e giallo), vere e proprie nursery stellari dove ci sono le stelle in formazione.
Per saperne di più visita il sito dell'osservatorio ALMA

Ogni giorno, a causa della velocità orbitale della nostra stazione spaziale orbitante, osservano il Sole sorgere e tramontare 16 volte. Ma se ogni alba è spettacolare quanto questa, senz'altro gli astronauti della ISS non si annoiano. La foto che vedete è stata scattata dal cosmonauta statunitense Ron Garan il 27 agosto scorso. La Stazione Spaziale Internazionale completa un'orbita intorno alla Terra ogni 90 minuti circa, alla velocità media di 27.700 chilometri orari. Nell'arco delle 24 ore, le albe e i tramonti sono quindi 16, e nelle ore notturne, gli oblò vengono oscurati per evitare che la luce della nostra stella disturbi i bioritmi degli astronauti.
Guarda anche una foto della Luna dalla ISS
Un hotel nello spazio... a cinque stelle (vai alla gallery)

Se l'inizio dell'autunno vi mette malinconia, tiratevi su il morale con questa esplosione di colori. Protagonista dello scatto è una sfavillante regione di formazione stellare collocata a circa 1500 anni luce dalla Terra. Più che un singolo ritratto, si direbbe una foto di gruppo: alla nursery stellare per eccellenza, la Grande Nebulosa di Orione o M42 (sulla destra nella foto) si affiancano alcune brillanti vicine spaziali, come la più piccola M43, al centro, e la nebulosa a riflessione NGC 1977 sulla sinistra. L'allegra compagnia si estende per circa 45 anni luce disegnando un paesaggio cosmico da cartolina. Guarda anche le figure più strane fotografate nell'Universo
Le più belle nebulose in questa gallery

Con un po' di fantasia, negli oggetti celesti fotografati dai telescopi spaziali ci si può vedere di tutto (balene, topi, pellicani e gestacci in questa selezione). Nel "pilastro" di polveri stellari della foto, alcuni astrofili riconoscono la sagoma di una gigantesca fata cosmica (a voi cosa sembra?). Nell'immagine catturata da Hubble è ritratta la Nebulosa Aquila o M16, una nebulosa a emissione associata a un giovane ammasso aperto di stelle. Le potenti radiazioni stellari sono riuscite a scolpire suggestive torri di gas e detriti: questa, per esempio, è alta 10 anni luce ed emette radiazioni più roventi del fuoco. Altre belle foto di nebulose (guarda)

Brilla davanti all' "occhio" di Spitzer la Nebulosa Manubrio (Messier 27), situata a 1360 anni luce dalla Terra. Il primo a descrivere lo sfavillante oggetto celeste fu, nel 1764, l'astronomo francese Charles Messier, che la incluse al 27esimo posto nel suo catalogo di osservazioni. Lo scienziato all'epoca non poteva saperlo, ma aveva appena individuato la prima nebulosa planetaria mai studiata fino ad allora. Le nebulose planetarie, chiamate così perché un tempo ritenute somiglianti a grandi pianeti come Giove, sono in realtà residui di stelle di media grandezza che morendo rilasciano all'esterno gli strati gassosi esterni. Le foto più spettacolari di nebulose planetarie (guarda)

Due galassie in collisione, un'esplosione di falsi colori, un sapiente gioco di prospettive. Bastano pochi elementi dosati nel modo giusto per creare una sagoma famigliare, quella di un punto esclamativo celeste che brilla a 450 milioni di anni luce dalla Terra. W 340, anche conosciuto come Arp 302, è un affascinante oggetto spaziale formato da due galassie nella prima fase della loro interazione gravitazionale. Quella più in alto, W 340 North, sembra più "sottile" perché osservata di taglio. In viola, la resa dei dati raccolti da Chandra, il telescopio spaziale agli infrarossi. In rosso, verde e blu quelli ottici catturati da Hubble.
Guarda anche altre sorprendenti figure fotografate nel cosmo
Una gallery dedicata ai più spettacolari scontri galattici!

Quando lo scorso 31 luglio, l'astronauta statunitense Ron Garan ha osservato il panorama dalla postazione privilegiata della ISS, ha visto quello che state vedendo anche voi: la Luna. Ma non una volta sola. Il cosmonauta ha avuto la fortuna di osservare, in un giorno, sorgere e tramontare il nostro satellite ben 16 volte. E questo perché la base orbitante compie una rotazione completa intorno alla Terra ogni 90 minuti. In 24 ore le albe e i tramonti lunari osservabili sono dunque 16.
Altre belle foto della Luna (vai alla gallery)
E le più curiose superstizioni legate al nostro satellite

Con tutto il bagliore proveniente dalle stelle nella costellazione di Orione, un bel paio di occhiali da Sole - anzi, in questo caso, da stelle - è proprio quello che ci vuole. In effetti Messier 78, così si chiama l'oggetto spaziale fotografato da Spitzer, ricorda nella forma proprio una coppia di lenti colorate. Ciascuna di queste due nebulose è in realtà uno squarcio di luce all'interno di scure nubi di polveri stellari. In ognuna di esse riposano gruppi di giovani stelle, e una striscia di astri nuovi di zecca è visibile anche sopra alla "lente" alla nostra destra. Invecchiando, ciascuna di quelle stelle potrebbe formare il proprio guscio di gas, e trasformare il quadretto nel ritratto di un mostro dalle decine di occhi.

È una delle stelle più appariscenti della nostra galassia, circa 100 volte più massiva del Sole e almeno un milione di volte più luminosa. Eppure Eta Carinae, la stella ipergigante blu ben visibile nella parte centrale alta della foto, rischierebbe di sentirsi sola nei meandri polverosi della regione che la ospita (la Nebulosa Carina). Fortunatamente un'attenta analisi dell'area celeste basato su osservazioni ai raggi X e agli infrarossi ha rivelato la presenza, intorno alla super-stella, di altri astri particolarmente massivi, nascosti nei punti oscurati dalle polveri cosmiche (in rosso nella foto). Data la presenza imponente di stelle massicce, gli esperti stimano che la Nebulosa Carina farà da teatro al doppio di supernove rispetto a quanto ipotizzato prima d'ora.

Anche gli scienziati e gli ingegneri possono avere un animo artistico. Guardate questa foto: l'ha realizzata Sandra Olson, un ingegnere aereospaziale del Glenn Research Center della NASA durante i suoi studi sul comportamento delle fiamme nello spazio.
L'immagine è un collage di tre diversi scatti della stessa fiamma che si espande su un foglio di cellulosa ed è stata realizzata all'interno dell'impianto di ventilazione di una navicella spaziale in condizioni di microgravità, cioè in assenza di peso, una condizione che può essere ottenuta per esempio durante un volo parabolico.
I diversi colori della fiamma rappresentano una diversa reazione chimica: le aree blu sono generate dalla chemilluminescenza, cioè dalla reazione chimica vera e propria che accompagna la combustione. Le zone bianche, gialle e arancioni sono invece date dalla fuliggine residua, che dopo la combustione assume diversi colori all'interno della fiamma a seconda della temperatura.
Le ricerche sul fuoco e sulla sua propagazione in condizioni di microgravità sono fondamentali per la sicurezza degli astronauti durante le missioni spaziali.

Questa immagine è valsa alla sua autrice il primo premio all'edizione 2011 della Combustion Art Competition, un contest fotografico tutto dedicato alle fiamme.

C'è chi, come il fotografo francese Laurent Laveder, autore di questo scatto, ha provato a oscurarla, grazie a un gioco di nubi e prospettiva (guarda tutte le sue divertenti foto). Ma questa mattina sarà la Luna con il suo cono d'ombra a far eclissare, anche se solo parzialmente, il disco solare. Iniziato alle prime luci dell'alba, il fenomeno vedrà il culmine qualche minuto dopo le 9.00 (alle 9.11 a Roma, poco dopo a Milano) e sarà visibile in buona parte dell'Europa, in Asia centrale e Nord Africa. Nei nostri cieli, il Sole apparirà oscurato al massimo per il 70%. Ma è uno spettacolo da non perdere: secondo gli esperti, quella di oggi sarà una delle maggiori eclissi visibili da qui al 2026.

Giochi con la Luna

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Altre foto di eclissi (guarda)

Vicino alla "coda" della costellazione dello Scorpione, a 4300 anni luce da noi, si nasconde una gemma preziosa. Il suo nome è RCW 120 ed è una nebulosa di color verde brillante scolpita e illuminata da una coppia di stelle giganti estremamente calde, massive e luminose, appartenenti alla classe spettrale "O" (la massima). A identificarla è stata la "vista" a infrarossi del telescopio spaziale Spitzer. La spettacolare bolla di gas è un evento tutt'altro che raro nelle profondità del cosmo: guardate nell'angolo in basso a destra nella foto e vedrete due piccoli oggetti di color verde-rosso che probabilmente vantano origini simili.

Oltre 2 anni di lavoro, 5.700.000 milioni di chilometri quadrati di superficie lunare mappati nei più piccoli dettagli, oltre 4 miliardi di misurazioni, una quantità di dati sufficiente a riempire 41.000 DVD.
Sono  i numeri che riassumono il lavoro del Lunar Reconnaissance Orbiter, la sonda lanciata dalla NASA nel giugno del 2009 con l'obiettivo di raccogliere la maggior quantità possibile di informazioni sul nostro satellite.
I risultati di questa missione sono stati presentati ieri dai vertici della NASA: la sonda ha permesso di realizzare la più dettagliata mappa della superficie lunare che sia mai stata creata. Crateri e gole oggi non hanno più segreti.
«La risoluzione delle strumentazioni ottiche di LRO permette di identificare nel dettaglio oggetti e particolari grandi come un tavolino da pic-nic» afferma Richard Vondrak, progettista della NASA.
L'altimetro laser utilizzato per realizzare la nuova mappa della luna ha permesso di misurare non solo l'altezza dei crateri, ma anche la conformazione della loro superficie. Incrociando queste informazioni con altri dati, gli scienziati sono in grado di calcolare l'età delle diverse formazioni geologiche e scoprire particolari fino ad oggi sconosciuti sui processi che hanno portato lla formazione della Luna.
La missione ha permesso di identificare anche il punto più freddo del Sistema Solare conosciuto: si trova nel cratere Hermite, vicino al polo nord del satellite. Qui il Diviner Lunar Radiometer Experiment ha rilevato una temperature di soli 25 kelvin (-248°C).

Nella foto: la faccia nascosta della Luna in un collage di oltre 15.000 immagini realizzare da LRO. Molto più irregolare e ricca di crateri rispetto alla faccia nota, la parte nascosta del nostro satellite ospita  il più grande cratere da impatto meteorico dell'intero sistema solare: il Bacino Polo Sud-Aitken, dal diametro di oltre 2500 km.

Per navigare la foto, clicca sull'icona più e poi, una volta ingrandita la foto, su Naviga.

Una galassia così non si era mai vista: l'ultima immagine di Centaurus A inviata da Hubble ci mostra questa grande galassia ellittica con un livello di dettaglio mai raggiunto prima.
La foto è stata scattata dalla Wide Field Camera 3, il più sofisticato e moderno strumento ottico a disposizione del telescopio spaziale. L'immagine navigabile che vedete qui sopra è la combinazione di numerose fotografie realizzate su lunghezze d'onda diverse: una tecnica che consente di mettere in evidenza anche le più remote e polverose zone dell'Universo.
Visibile dai cieli australi, Centaurus A dista solo 11 anni luce da noi. Nel suo cuore si trova un buco nero supermassivo 55 volte più pesante del Sole che emette intensi lampi di onde radio e raggi x.
Questa immagine composita, nello spettro dell'ultravioletto mostra i segni della presenza dei stelle molto giovani. La forma schiacciata di Centaurus A testimonia un suo passato molto violento: secondo gli astronimi 100 milioni di anni fa la galassia si è scontrata e fusa con una galassia a spirale molto più piccola.
Un evento catastrofico che ha portato alla fusione dell'idrogeno e alla nascita di numerose nuove stelle: sono le macchie rossastre visibili nelle regioni più esterne della foto di Hubble.
Centaurus A è stata scoperta nel 1826, ma è stata ignorata per quasi un secolo dagli astronomi cha la ritenevano una delle tante nebulose della nostra galassia.

Se lo studio della nascita, dell'evoluzione e della morte delle stelle vi appassiona, questo è il luogo che fa per voi. NGC 4214, una galassia nana irregolare situata a circa 10 milioni di anni luce dalla Terra, nella costellazione dei Cani da Caccia, è una vera fucina di nuovi astri ed è costellata da stelle appartenenti ad ogni stadio evolutivo. Per questa ricchezza, ma anche per la sua relativa vicinanza alla Via Lattea - si trova appena fuori dal Gruppo Locale - è il soggetto ideale da esplorare per capire le dinamiche dellla vita degli astri. In questa foto scattata dalla Wide Field Camera 3 del telescopio spaziale Hubble nel dicembre 2009, la galassia è illuminata da stelle in formazione e nubi di gas. 
Altre spettacolari foto di galassie 
Come muore una stella (fotogallery)

Che cosa sta succedendo sotto la superficie di Io? Il pennacchio di gas solforosi visibile nella parte alta di quest'immagine composita registrata dalla sonda Galileo (in orbita intorno al corpo celeste fino al 2003) parla chiaro: in quanto ad attività geologica la luna di Giove è tra i satelliti più irrequieti di tutto il Sistema Solare e le cause di questa vivacità sono ancora da approfondire. Recenti studi dei ricercatori dell'Università della California hanno rivelato che sotto alla crosta superficiale di Io è presente un oceano di lava profondo 50 chilometri. Si calcola che attraverso le bocche presenti sul suolo del satellite gioviano erutti ogni anno una quantità di lava 100 volte superiore a quella emessa nello stesso periodo da tutti vulcani terrestri messi insieme.
Altre foto e curiosità su Giove e le sue lune

[E. I.]

Foto: © Galileo Project, JPL, NASA

Difficile distogliere lo sguardo dalla nebulosa planetaria al centro di questo scatto. NGC 2438, una nube di gas emanati da una stella morente situata a 3 mila anni luce da noi, cattura subito l'attenzione, ma non è l'unica protagonista della foto. La nebulosa si sovrappone infatti all'ammasso di giovani stelle M46: nonostante sembri stagliarsi sullo sfondo, NGC 2438 si trova in realtà più vicina rispetto al gruppo stellare, e appare più lontana per un semplice gioco di prospettive. L'ammasso aperto si trova a circa 5.400 anni luce dalla Terra, ha un'età stimata di 300 milioni di anni e si pensa contenga 500 stelle.
Le più spettacolari nebulose planetarie (guarda)

[E. I.]

Foto: Nicole Bies and Esidro Hernandez/Adam Block/NOAO/AURA/NSF

A 200 milioni di anni luce da noi nella costellazione del Pavone giace un colosso di dimensioni impressionanti. La galassia a spirale barrata NGC 6872 si estende per 400 mila anni luce ed è grande quattro volte la Via Lattea. La sua forma allungata è dovuta all'interazione gravitazionale con una piccola vicina, IC 4970 (in basso a destra rispetto all'enorme nucleo della compare), processo che sfocerà probabilmente in una futura fusione. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, tra le due non è la galassia più grande a primeggiare. Secondo gli scienziati, infatti, IC 4970 starebbe sfruttando l'attrazione che la lega alla grande vicina per "rubarle" materiale cosmico e nutrire un ospite ingombrante (clicca per scoprire di che cosa si tratta). La coppia è stata fotografata dal Gemini South Telescope in Cile.
Altre spettacolari galassie interagenti (guarda)

[E. I.]

Foto: © Sydney Girls High School Astronomy Club, Travis Rector (Univ. Alaska), Ángel López-Sánchez (Australian Astronomical Obs./ Macquarie Univ.), Australian Gemini Office 

Neanche la mano del più abile pittore saprebbe riprodurre il "quadro celeste" catturato dal telescopio spaziale WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer). Lavorando nella lunghezza d'onda dell'infrarosso l'osservatorio ha immortalato i colori e lo scintillante brillio di una delle regioni di formazione stellare più vicine a noi: la nube molecolare di Rho Ophiuchi, situata a 400 anni luce dalla Terra. Dopo aver generato una grande nuvola fredda di idrogeno molecolare, gli astri appena nati fanno risplendere le polveri circostanti eccitandone gli atomi di gas. Uno spettacolo tenuto nascosto ai telescopi ottici e pertanto ancora più prezioso. Le giovani stelle, avvolte da sbuffi di nuvole rosa, hanno appena 300 mila anni di vita: delle lattanti in confronto al Sole, che ha un'età stimata di circa 5 miliardi di anni.
Dove nascono le stelle (guarda)

[E. I.]

Foto: © NASA, JPL-Caltech, WISE Team

Le profondità del cosmo somigliano sempre più a un affollato giardino zoologico. Dopo le galassie a forma di topol'aquila spazialela balenottera celeste è oggi la volta di due girini. Le curiose creature, visibili in alto a sinistra nella foto, sono composte da gas particolarmente freddi e densi e fanno parte della nebulosa a emissione IC 410, situata a 12 mila anni luce da noi nella costellazione dell'Auriga. A scolpire le due figure (lunghi ciascuno 10 anni luce e potenziali regioni di formazione stellare) sono stati il vento e le radiazioni provenienti da un vicino ammasso di astri, chiamato NGC 1893. Le aree rosse nella foto composita e a falsi colori, indicano gli atomi di zolfo, quelle verdi l'idrogeno e quelle blu le emissioni di ossigeno.
Altre suggestive illusioni celesti (guarda)
Le più belle foto di nebulose

[E. I.]

Foto: © Mark Hanson, btlguce.com, dgrobservatory.com

Un'eterea, delicatissima sfera colorata sta fluttuando nello spazio all'interno della Grande Nube di Magellano, a 160 mila anni luce da noi. Il singolare oggetto celeste, chiamato SNR 0509-67.5, è ciò che rimane di un'esplosione stellare avvenuta circa 400 anni fa. L'onda d'urto della supernova interagendo con il gas circostante avrebbe dato origine al sottile guscio rosa, all'interno del quale è ben visibile una nuvola di materiale gassoso azzurro-verde surriscaldato.  La bolla ha un diametro di 23 anni luce e si sta espandendo alla velocità di 5 mila chilometri al secondo. La foto è stata ottenuta dal lavoro di squadra dei telescopi Hubble e Chandra.
Tutte le fasi della morte di una stella in questa fotogallery
Altri resti di supernova (guarda)

[E. I.]

Foto: © X-ray: NASA/CXC/SAO/J.Hughes et al, Optical: NASA/ESA/Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

Una rosa per festeggiare i 21 anni. Non è il regalo fatto a una ragazza ma lo scatto ricordo con cui Hubble ha voluto celebrare l'anniversario del suo lancio, avvenuto con lo shuttle Discovery il 24 aprile 1990. Per l'occasione il telescopio spaziale ha immortalato una coppia di galassie interagenti particolarmente scenografica, chiamata Arp 273 e situata a 300 milioni di anni luce dalla Terra. Il disco della più grande delle due, UGC 1810, è stato distorto dall'attrazione gravitazionale esercitata dalla compare UGC 1813, circa 5 volte più piccola. I puntini blu che come tanti piccoli brillanti adornano la "corolla" provengono dagli ammassi di giovani stelle che brillano nella lunghezza d'onda dell'ultravioletto. La foto composita è stata realizzata con tre diversi filtri dalla telecamera Wide Field Camera 3 di Hubble il 17 dicembre scorso.
Altre spettacolari galassie interagenti (guarda)

[E. I.]

Foto: © NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

C'è grande fermento all'interno di M106, una galassia del diametro di 30 mila anni luce situata a circa 21 milioni di anni luce dalla Via Lattea. Ammassi di giovani stelle (in blu) si distribuiscono sui bracci a spirale, interrotti solo da nursery stellari rossastre. E come se non bastasse, alcuni brillanti getti di idrogeno sembrano convergere nel nucleo luminoso centrale. Una spiegazione a tutto questo movimento c'è: M106 è una galassia di Seyfert, ciò significa che sta probabilmente precipitando verso un buco nero supermassiccio nascosto al suo centro. È stata classificata come tale in seguito a rilevazioni anomale di raggi X e onde radio captate dai radiotelescopi del Very Large Array, in Nuovo Messico.
Altre belle foto di galassie (guarda)

[E. I.]

Foto: © R. Jay Gabany

«La Terra è blu… che meraviglia. È bellissima». Oggi cinquant'anni fa parlava così la prima persona in grado di osservare dall'alto il pianeta azzurro. Il 12 aprile 1961 Jurij Gagarin, cosmonauta e aviatore sovietico appena 27enne, ma con abilità e coraggio da vendere, completava un'intera orbita intorno alla Terra a bordo della navicella spaziale Vostok 1. Per poi atterrare 108 minuti dopo, senza il controllo della capsula ma guidato direttamente dalla base, nella regione di Saratov, Russia occidentale.
Quello che vedete nella foto catturata dall'equipaggio della ISS è lo spettacolo che dovette presentarsi ai suoi occhi quando ancora non avevamo un avamposto di osservazione permanente nello spazio. Ironia della sorte, dopo aver rischiato la vita in una missione che pareva impossibile, Gagarin morì sette anni dopo pilotando un aereo, un piccolo caccia, il 27 marzo 1968.
Tutti i retroscena dell'impresa di Gagarin (con il video originale dell'epoca e il film per Internet sull'impresa)

[E. I.]

Foto: ISS Expedition 7 Crew, EOL, NASA

La primavera è sbocciata anche nella costellazione dell'Unicorno, a 5 mila anni luce dalla Terra. E ci ha regalato questo scatto spettacolare di NGC 2237, il "fiore" spaziale meglio conosciuto come nebulosa Rosetta. All'interno della corolla di "petali" brilla un ammasso aperto di giovani stelle formatesi circa 4 milioni di anni fa. I venti stellari degli astri nascenti stanno spazzando via le polveri e formando un "buco" al centro della nebulosa. La luce ultravioletta proveniente dal gruppo di stelle fa risplendere la rosa celeste, che si estende per circa 100 anni luce e può essere osservata con un piccolo telescopio.
Altri oggetti celesti dalla forma famigliare (guarda)

[E. I.]

Foto: © Brian Lula

Le vediamo scontrarsiassumere forme bizzarre nelle più remote profondità del cielo. Ma osservarle di sbieco, come ci accade oggi, non è cosa da tutti i giorni. NGC 3628 si trova a 35 milioni di anni luce di distanza da noi nella costellazione del Leone, e come dimensioni è piuttosto simile alla Via Lattea. La sua forma distorta e il flebile braccio di materiale che si estende in alto sulla sua sinistra indicherebbero, secondo gli esperti, che il corpo celeste sta interagendo con altre due galassie a spirale presenti nelle vicinanze, M65 e M66. I puntini rossi sul disco galattico (clicca sul "+" per ingrandire) suggeriscono invece la presenza di regioni di formazione stellare.

[E. I.]

Foto: © Ken Crawford (Rancho Del Sol Obs.)

Solitamente ricoperta da uno spesso e impenetrabile strato di nuvole, questa volta la superficie di Venere ci appare in tutta la sua nitidezza: l'immagine composita è il risultato di un collage di mappature ad alta risoluzione ottenute grazie ai radar della sonda della Nasa Magellano, che ha orbitato intorno al pianeta dal 1990 al 1994, e dell'osservatorio di Arecibo (Porto Rico). I falsi colori sono stati calibrati in modo da rappresentare i diversi livelli di elevazione del suolo (qui in particolare è visibile la zona del polo nord del pianeta). Su Venere sono stati osservati due altipiani, Ishtar Terra e Aphrodite Terra - dal nome delle dee babilonese e greca dell'amore - forse un residuo di antichi continenti circondati da oceani e dotati di attività vulcanica.
Altre curiosità sul pianeta Venere

[E. I.]

Foto: © NASA/JPL/USGS

Dopo un lungo girovagare all'interno del Sistema Solare, ieri la sonda della Nasa MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry and Ranging) aggancerà finalmente l'orbita di Mercurio, di cui si prepara a studiare superficie, composizione chimica, campo magnetico e storia geologica. E ad attenderla troverà un "caloroso" benvenuto. Su Mercurio infatti il Sole risplende fino a 11 volte più intensamente che sulla Terra, e la temperatura superficiale all'equatore può raggiungere i 450 gradi °C. Ma MESSENGER è attrezzata con protezioni in ceramica e altri materiali hi-tech che mantengono la strumentazione scientifica a temperatura ottimale. Nella foto, un'immagine di Mercurio catturata uno dei passati fly-by della sonda: a sinistra, il vero colore del pianeta, a destra un'accentuazione delle differenze cromatiche della superficie ottenuta utilizzando 11 diversi filtri.
Le 8 meraviglie del Sistema Solare: vai al multimedia

[E. I.]

Foto: © Nasa 

Luminose come le 150 candeline che oggi merita di spegnere, brillano le luci del nostro Stivale fotografato dalla ISS a 354 chilometri sopra alla Terra.
Anche a bordo della Stazione Spaziale Internazionale si sta festeggiando oggi l'anniversario dell'Unità d'Italia (17 marzo 1861, proclamazione del Regno d'Italia). L'astronauta italiano Paolo Nespoli, che attualmente sta lavorando nella base orbitante (guarda il video con il brindisi speciale che ha dedicato al 18esimo compleanno di Focus), ha comunicato che oggi esporrà il Tricolore sulla Cupola, il modulo di osservazione che permette agli astronauti di monitorare le passeggiate spaziali e scattare foto del nostro pianeta come questa.

[E. I.]

Foto: © NASA

Lasciarsi ipnotizzare da questo ritratto quasi tridimensionale del Sole, o concentrarsi su quel "piccolo" sbuffo di plasma - quel che resta di un brillamento solare - sulla sinistra? Guardando questa foto realizzata con un piccolo telescopio dal fotografo amatoriale statunitense Alan Friedman si ha quasi l'imbarazzo della scelta. Non lasciatevi ingannare però dalle dimensioni dei fenomeni qui rappresentati. Un'eruzione solare può contenere anche una massa di 10 miliardi di tonnellate di materiale gassoso, e osservate con attenzione le due macchioline sottostanti, sulla sinistra dello scatto: la più piccola è grande circa il doppio della Terra.
Tutte le misure dell'Universo in questo video
Il Sole come non si era mai visto nel video del Solar Dynamics Observatory

[E. I.]

Foto: © Alan Friedman/ avertedimagination.com

È probabile che questa galassia in passato, abbia incrociato la sua strada con un altro ammasso di stelle. E che gli abbia sottratto un "malloppo" di materiale stellare. I segni del furto sono ancora ben visibili: NGC 660 mostra baldanzosa il suo anello di polveri, stelle e gas perpendicolare al disco galattico. Secondo gli esperti la curiosa forma di queste galassie, chiamate "ad anello polare" sarebbe dovuta proprio all'acquisizione di elementi celesti successiva alla loro nascita, o ad urti spaziali che ne deformano l'aspetto. NGC 660 ha un'ampiezza di circa 40 mila anni luce.
Tutte le foto più belle di collisioni spaziali (guarda)

[E. I.]

Foto: © Stephen Leshin

L'ultima volta che ha spiccato il volo deve aver esagerato e ora l'aquila, o meglio la nebulosa a emissione che porta il suo nome (e che secondo alcuni astronomi somiglierebbe al maestoso rapace) volteggia nello spazio a circa 6500 anni luce dalla Terra. M16, una nebulosa a emissione con un' "apertura alare" di una ventina di anni luce, appare qui in un sorprendente contrasto di colori accesi: in verde, possiamo osservare la polvere stellare riscaldata dall'esplosione di una supernova. In rosso, rosa e blu risaltano invece le polveri più fredde che danno origine alle nuove stelle nella regione. La foto agli infrarossi è stata scattata dal telescopio Spitzer.
Tutte le più belle foto di nebulose (guarda)
Balene, pellicani e gestacci: le più curiose figure che si intravedono nello spazio

[E. I.]

Foto: © NASA/JPL-Caltech/N. Flagey (IAS/SSC) & A. Noriega-Crespo (SSC/Caltech)

Senza lo sfavillio della luce visibile, M51 - meglio nota come Galassia Vortice - mostra con incredibile precisione i gorghi a spirale concentrica cui deve il suo soprannome. La foto realizzata da Hubble, nella lunghezza d'onda del vicino infrarosso, mostra lo scheletro polveroso dell'oggetto celeste, punteggiato da centinaia di piccoli ammassi di stelle, ciascuno largo circa 65 anni luce. Svelare la disposizione delle polveri nelle galassie è uno strumento molto utile per comprendere come queste interagiscano con i gas per dare origine a nuovi astri. La Galassia Vortice si trova a circa 30 milioni di anni luce da noi ed è una delle più luminose osservabili nel cielo.
Altre spettacolari foto di galassie (guarda)

[E. I.]

Foto: © NASA, ESA, M. Regan and B. Whitmore (STScI), R. Chandar (University of Toledo)

Spesso le esplorazioni celesti rivelano sagome e oggetti dall'aria vagamente familiare. Guardate per esempio il profilo scuro sulle destra dell'immagine agli infrarossi scattata da Spitzer. Si chiama M17 SWex, è una nube scura situata nella costellazione del Sagittario, e alcuni astronomi l'hanno paragonata alla figura di un dragone che si estende, dalle fauci alla "coda" per 160 anni luce. Ma la silhouette non è l'unica particolarità del bestione celeste. Secondo gli esperti questa regione di formazione stellare, che ha in cantiere centinaia di nuovi e giovanissimi astri, sarebbe invece priva di stelle di classe spettrale O – le più calde, grandi e massicce che invece fanno brillare la nebulosa vicina, al centro della foto. Studiare il motivo di questa assenza potrebbe rivelarsi utile per comprendere le dinamiche di formazione di questi giganteschi corpi celesti.
Altre spettacolari "nursery stellari" (guarda)

[E. I.]

Foto: © NASA/JPL-Caltech/M. Povich (Penn State Univ.)

L'esplosione che ne ha decretato la fine è stata devastante. Eppure tra i resti della supernova Cassiopea A è ancora possibile distinguere, almeno a grandi linee, i vari strati della stella originaria. Il bagliore blu nell'immagine a falsi colori, rappresenta il materiale che è stato energizzato dalla potente onda d'urto creatasi quando l'astro è esploso.
Il verde, il rosso e il giallo indicano invece il materiale che è stato scagliato esternamente nel corso dell'esplosione, e quindi riscaldato da un'onda d'urto più lenta. Cassiopea A si trova a circa 10 mila anni luce da noi e la sua esplosione fu visibile dalla Terra circa 340 anni fa.
Altri spettacolari "avanzi" di supernove (guarda)
Anche un'esplosione stellare nel multimedia dedicato alle elaborazioni dei supercomputer

[E. I.]

Foto: © NASA/JPL-Caltech/Univ. of Minn

Un felice connubio di tre elementi ha dato origine a questo spettacolare scatto. Il primo è, naturalmente, la scelta della "protagonista", M33, una galassia a spirale (detta anche "del Triangolo" dal nome della sua costellazione) situata a 2 milioni e 900 mila anni luce di distanza dalla Terra.
Il secondo è il contributo di GALEX (Galaxy Evolution Explorer), un telescopio della Nasa attivo nella regione dell'ultravioletto che ha ritratto l'ammasso stellare.
Il terzo e fondamentale tassello è la presenza nell'immagine composita anche dello "zampino" di Spitzer, capace di penetrare con incredibile precisione all'interno dello strato di polveri che avvolge le giovani stelle di M33. Il risultato di questo lavoro di squadra? Giudicate voi...
Altre foto di galassie (guarda)

[E. I.]

Foto: NASA/JPL-Caltech

Lascia senza fiato lo scorcio celeste fotografato dal telescopio della Nasa Spitzer nella costellazione di Orione, il cacciatore gigante della mitologia greca. In corrispondenza della "testa" del leggendario personaggio si trova una regione chiamata Barnard 30, punteggiata di giovani stelle (i "puntini" rosa nella foto) formatesi grazie alle onde d'urto di un'antica supernova. Gli sprazzi di verde indicano la presenza di idrocarburi policiclici aromatici, molecole organiche che si trovano anche sulla Terra nei gas di scarico delle automobili. In arancione brillano le particelle di polveri stellari riscaldate dagli astri nascenti, in blu le stelle della Via Lattea sullo sfondo.
Altre foto e curiosità sulla costellazione di Orione

[E. I.]

Foto: © NASA/JPL-Caltech/ Laboratorio de Astrofísica Espacial y Física Fundamental

Nelle notti limpide e al riparo da fonti luminose è visibile anche ad occhio nudo, come una "macchia" dalla forma allungata. Ma a dispetto della sua familiarità Andromeda, (M31) la galassia a spirale gigante più vicina alla Via Lattea - si trova a 2 milioni e mezzo di anni luce dalla Terra - non cessa mai di stupirci e si presenta oggi in una veste inedita. Quella che vedete infatti è l'immagine a più alta risoluzione di questa galassia mai registrata nella frequenza dell'ultravioletto. La forma irregolare dello scatto è dovuta al fatto che si tratta di un collage di 330 foto singole scattate da un telescopio a bordo del satellite della Nasa Swift.
Altre spettacolari foto di galassie guarda

[E. I.]

Foto: © NASA/Swift/Stefan Immler (GSFC) and Erin Grand (UMCP)

Non è necessario che due galassie entrino in collisione per dare origine a nuove stelle. La scoperta dell'osservatorio spaziale agli infrarossi Herschel, diffusa a settembre, rivoluziona gran parte delle teorie sulla formazione stellare finora sostenute. Nell'Universo giovane, intorno a 10 miliardi di anni fa, alcune galassie vantavano un ritmo di formazione stellare anche 100 volte superiore a quello che oggi presenta la Via Lattea. Le analisi di Herschel, condotte attraverso le comparazioni della quantità di luce agli infrarossi rilasciata dalle varie galassie, hanno dimostrato che questo rating di formazione stellare dipendeva dall'ingente quantità di gas presente nelle galassie primordiali, e non da un maggior numero di collisioni galattiche. Sono le galassie più vicine, che hanno dato fondo alla maggior parte del proprio materiale gassoso, che devono ricorrere a scontri con le loro simili per dare origine a nuovi astri. Nell'immagine: una galassia accresce la propria massa attraverso getti di gas freddo, che le consentono di ottenere materia prima per alimentare le stelle in formazione. Si tratta di un'elaborazione grafica teorica basata su simulazioni numeriche.
 

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# I più spettacolari scontri tra galassie (vai alla gallery)