100 stelle e 100 esopianeti hanno un nome

Esopianeti: con IAU100 NameExoWorlds tutti potevano proporre un nome per un pianeta extrasolare e la sua stella. Una competizione amichevole che ha coinvolto quasi tutti i Paesi del mondo, Italia compresa.

esopianeti: NameExoWorlds 2019
| International Astronomical Union (IAU) / CC BY-SA 4.0, via WikiMedia

A diversi anni dalla prima edizione, si è conclusa NameExoWorlds 2019, amichevole competizione internazionale aperta a tutti, organizzata dalla International Astronomical Union (IAU) per "battezzare" 100 esopianeti (scelti tra gli oltre 4.000 noti) e le loro stelle.

 

Per convenzione internazionale la IAU è l'unico ente ad avere l'autorità di nominare o approvare nomi per qualunque nuovo oggetto dell'Universo, che si tratti di esopianeti o vulcani di Marte, ma certamente dietro al contest c'era la volontà di sollecitare e stuzzicare la curiosità per l'astronomia in quante più persone possibili: non a caso i 100 pianeti scelti (per lo più giganti gassosi più grandi di Giove) ruotano attorno a stelle visibili con un binocolo o con un piccolo telescopio. I pianeti extraterrestri non sono abbastanza luminosi per essere visti con questi strumenti, ma le loro stelle madri sì, a volte anche solo con un binocolo da 50 millimetri (a patto di avere un treppiede), con un cielo molto scuro (fuori città e senza Luna) e l'aiuto di una buona app di planetario su smartphone.

Poche le regole del contest, ma inderogabili: i nomi proposti dovevano essere "di cose, persone (non viventi) o luoghi di importanza culturale, storica o geografica di lunga data, degni di essere assegnati a un oggetto celeste". Nessun linguaggio offensivo, niente di commerciale, niente politica o animali domestici. L'elenco completo dei nomi approvati è disponibile online (e anche scaricabile in xls e in pdf); qui sotto, invece un paio di esempi (perché quasi certamente l'iniziativa sarà replicata) e il contributo italiano.

 

L'Algeria ha battezzato HD 28678 una gigante gialla nella costellazione del Toro, a 740 anni luce da noi, che d'ora in poi si chiama Hoggar (la principale catena montuosa nel sud dell'Algeria), e il suo pianeta Tassili, nome del sito patrimonio mondiale dell'Unesco nel deserto algerino, famoso per le pitture rupestri e le formazioni geologiche. La Svezia ha dato il nome alla gigante arancione HD 102956, da oggi Aniara, a 399 anni luce da noi: Aniara è il nome di un poema epico di fantascienza scritto nel 1956 da Harry Martinson (Nobel per la letteratura 1974); il pianeta, Isagel, prende il nome dal pilota dell'astronave al centro del poema.

Infine, l'Italia ha battezzato HD 102195, che ora si chiama Flegetonte. È una stella a 95 anni luce da noi e molto simile al Sole: la sua massa è circa l'89% della nostra stella, il raggio circa l'84% e simile temperatura superficiale, circa 5.000 °C; la composizione chimica è praticamente identica a quella del Sole e anche l'età, che è di poco inferiore. Per contro, ruota su se stessa molto più velocemente: il suo periodo di rotazione è di soli 12 giorni, rispetto ai 27 impiegati dal Sole per una rotazione completa attorno al suo asse. Flegetonte, uno dei fiumi infernali dell'Ade, l'oltretomba nella mitologia greca, ed è anche uno dei fiumi di fuoco dell'inferno dantesco. Il pianeta di Flegetonte è invece Lete, il fiume dell'oblio nella mitologia greca e romana, che nella sua opera Dante colloca in Paradiso.

6 gennaio 2020 | Focus.it