10 ragioni per sostenere l'esplorazione spaziale

Grandi investimenti economici, grossi rischi e obiettivi quasi impossibili: perché dovrebbe importarci della ricerca spaziale? Perché ci riguarda da vicino molto più di quanto si pensi. Come individui e come specie. Da non perdere: ricadute positive delle missioni spaziali

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Perché ci protegge dagli asteroidi. Sarà forse pane per i catastrofisti, ma va considerato: un programma spaziale serio e ben finanziato deve avere anche il compito di monitorare gli asteroidi di grosse dimensioni, potenzialmente distruttivi per il nostro pianeta. Piccoli asteroidi si disintegrano nell'atmosfera al ritmo di uno ogni 2 settimane circa, ma sono quelli di 100 metri di diametro e più a dover preoccupare: fortunatamente, gli strumenti che già abbiamo consentono in molti casi di prevedere e studiare il loro transito con largo anticipo.

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Perché tutela la nostra salute. Dal braccio robotico che consente di operare direttamente in risonanza magnetica funzionale ai metodi per somministrare farmaci antitumorali in modo mirato alle cellule malate: la ricerca in microgravità ha portato a importanti innovazioni nel campo della medicina. Uno dei settori oggi più promettenti è la ricerca sull'osteoporosi, la perdita di massa ossea che colpisce gli anziani (in particolare le donne) e gli astronauti di stanza sulla ISS. Sperimentare nuovi farmaci nello Spazio è più facile: in un mese in microgravità, un astronauta perde circa l'1,5% di massa ossea, quanta ne perde un anziano in un anno (nella foto al microscopio, un osso colpito da osteoporosi).

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Perché conduce a grandi scoperte. Dalla coperta termica spaziale, usata oggi dai maratoneti al termine della gara, all'aspirabriciole portatile che abbiamo nelle nostre case, fino alle protesi ultraresistenti usate dai campioni paralimpici: la ricerca spaziale porta sorprendenti e piacevoli ricadute anche nella vita di tutti i giorni dei non astronauti (qui altre invenzioni nate dalla ricerca spaziale).

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Perché ispira le giovani generazioni. Chiedete a un bambino: "Vuoi diventare ingegnere aerospaziale per progettare un aeroplano il 20% più efficiente di quello costruito da chi ti ha preceduto?" Oppure fate una scelta differente e chiedetegli: "Vuoi diventare ingegnere aerospaziale per costruire un aereo per volare su Marte?" Indovinate quale domanda gli farà venire più voglia di studiare e sognare in grande (l'esempio è del celebre astrofisico americano Neil deGrasse Tyson).

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Perché abbiamo bisogno di nuove materie prime. Hanno fatto molto discutere le intenzioni di alcune compagnie private di estrarre materie prime dagli asteroidi, e trasformare le risorse spaziali ancora senza proprietario in dollari sonanti. Ma non occorre andare molto lontano per trovare materiali molto ricercati sulla Terra: la Luna, per esempio, è ricca di elio-3, un isotopo molto raro sul nostro pianeta, usato soprattutto nella ricerca sulla fusione nucleare. Ma anche di europio e tantalio, elementi sempre più richiesti nel campo dell'elettronica e della costruzione di pannelli solari.

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Perché garantisce più sicurezza. Il ruolo di sorveglianza dei satelliti sulle manovre militari dei paesi più "caldi" dal punto di vista politico è noto. Ma garantirsi un posto in prima fila nella ricerca spaziale consente alle super potenze militari come Stati Uniti, Russia e Cina di vegliare sulle mosse dei paesi rivali e impedire, per esempio, la corsa all'appropriazione di una determinata "fetta" di Spazio (si pensi alla Luna) e alle risorse che essa contiene. USA, URSS e Cina hanno firmato a questo proposito, un trattato internazionale nel 1967, che impedisce di rivendicare la sovranità di qualunque porzione di spazio extra-atmosferico, e di collocare armi nucleari nell'orbita terrestre, sulla Luna o su altri corpi celesti.

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Perché è un esempio di collaborazione pacifica. Con tutte le conseguenze positive che ne derivano, dalla suddivisione dei costi allo sfruttamento delle risorse tecnologiche più sicure per garantire l'incolumità degli astronauti (basti pensare alle navicelle russe Soyuz che trasportano nello Spazio anche astronauti americani). Certo, gli echi della situazione politica internazionale possono incidere sui piani a lungo termine delle varie agenzie spaziali, ma finora non sono riusciti a scalfire l'amicizia e lo spirito di gruppo a bordo della ISS.

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Perché potrebbe rispondere a una famosa domanda... Che poi è quella a cui molti di noi vorrebbero poter rispondere: siamo soli nell'Universo? Le indagini compiute finora dal telescopio spaziale Kepler hanno svelato una lunga lista di altre "Terre" al di fuori del Sistema Solare, situate nella fascia abitabile delle rispettive stelle e potenzialmente adatte alla vita. Nel 2018, il James Webb Space Telescope raccoglierà l'eredità di cacciatore di mondi, e potrebbe forse trovare un gemello della Terra in grado di ospitare forme di vita aliena.

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Perché risponde a un desiderio antico... Dietro all'esplorazione spaziale ci sono ragioni pratiche ed economiche (come alcune di quelle che abbiamo citato qui). Ci sono però anche ragioni meno pratiche, più folli e difficili da accettare ma che sono la vera molla che spinge qualcuno a rischiare la vita: soddisfare la sete di esplorazione che, da sempre, caratterizza il genere umano. Senza di essa i nostri antenati non sarebbero mai usciti dall'Africa. Senza di essa non avremmo mai messo piede sulla Luna né costruito una base spaziale. E non saremmo mai andati a cercare tracce dell'origine della vita su una cometa.

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Perché abbiamo bisogno di colonie spaziali. Non ci è bastato danneggiare questo pianeta (e sperperarne le risorse in modo dissennato): molto presto potrebbe servircene un altro da colonizzare, se vogliamo che la specie umana sopravviva. Secondo uno studio pubblicato nel 2012 dal Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente, la Terra può sostenere una popolazione massima di 8-16 miliardi di abitanti. Considerando che abbiamo già oltrepassato i 7 miliardi, tra non molto potremmo dover guardare a nuovi lidi su cui stabilirci (e c'è chi ha già iniziato).

Perché ci protegge dagli asteroidi. Sarà forse pane per i catastrofisti, ma va considerato: un programma spaziale serio e ben finanziato deve avere anche il compito di monitorare gli asteroidi di grosse dimensioni, potenzialmente distruttivi per il nostro pianeta. Piccoli asteroidi si disintegrano nell'atmosfera al ritmo di uno ogni 2 settimane circa, ma sono quelli di 100 metri di diametro e più a dover preoccupare: fortunatamente, gli strumenti che già abbiamo consentono in molti casi di prevedere e studiare il loro transito con largo anticipo.