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Marte a colori

Belle e colorate sembrano le immagini di un’agenzia turistica spaziale. Ma non fatevi illusioni su Marte l’aria è pesante e satura di gas e le rigide temperature invernali (anche -140 gradi) oltre ai forti venti non permetterebbero una vacanza. E in realtà queste foto – fatte dalle navicelle spaziali con strumenti di altissima precisione - non servono a “incuriosire” eventuali astronauti da week end, ma ad analizzare il terreno e il clima per cercare di svelare alcuni dei suoi misteri.

Questa per esempio sembra una scogliera. Ma niente onde del mare che si infrangono sugli scogli: qui siamo nei pressi del vulcano Olympus Mons e non c’è acqua. Le macchie scure sono dune di materiale sabbioso dall'ignota origine e composizione. Il vulcano con i suoi 25 chilometri di altezza è il rilievo più imponente, non solo di Marte ma, per ora, dell’intero sistema solare.

Testi e ricerca fotografica di Federica Ceccherini
Foto © NASA/JPL/University of Arizona

Guardate questa luna ammaccata che sembra venire verso di voi. Paura? Pensate che questa luna si chiama proprio Phobos (che in greco significa “paura” radice di “fobia”) ed è uno dei due satelliti di Marte. Questo oggetto celeste orbita molto vicino al pianeta rosso: a soli 5.800 chilometri di distanza, contro i 400 mila della nostra Luna.
È stato stimato che in 100 milioni di anni o poco più Phobos sarà probabilmente distrutto dalla forza gravitazionale e i suoi detriti potrebbero andare a formare un anello intorno a Marte.

© NASA/JPL/University of Arizona

In questo buco profondo circa 4 chilometri, forse una volta si trovava dell’acqua. E proprio l'azione erosiva dell’acqua avrebbe creato un “cratere” lungo 100 chilometri e largo 10. Poi sempre secondo questa ipotesi, l’acqua si sarebbe sparsa sul territorio marziano, andando a formare il canyon più enorme del pianeta: la Valles Marineris.
Se questa teoria fosse vera Echus Chasma (così si chiama la zona fotografata) potrebbe essere stata un tempo una sorgente di acqua.

© G. Neukum (FU Berlin) et al., Mars Express, DLR, ESA

Anche qui forse una volta c'era l'acqua. Ma non poco tempo fa. Secondo gli scienziati infatti si parla di miliardi e miliardi di anni fa.
E come capirlo allora? La zona soprannominata Noctis Labyrinthus (in latino labirinto notturno) che si trova molto vicina al canyon Valles Marines è composta da una serie di buchi. E proprio le prime analisi sulle immagini delle rocce sedimentarie che formano questi piccoli crateri, avrebbero portato gli scienziati a ipotizzare un passato molto lontano ricco di acqua.

© NASA/JPL/University of Arizona

Magari a vederlo così non è facile da riconoscere, ma questo che appare nella foto è, secondo gli scienziati, molto chiaramente un terreno argilloso.
Naturalmente nemmeno loro possono stabilirlo ad occhio nudo e l’evidenza è data dagli strumenti a infrarossi della navicella Mars Express capaci di individuare i diversi tipi di minerali presenti sulla superficie di Marte. Qui siamo nella regione soprannominata Nili Fossae.

Guarda anche la mappa in 3D dei minerali del pianeta rosso

© NASA/JPL/University of Arizona

Si chiama Arabia Terra ed è una delle regioni più grandi del pianeta, si estende per circa 4.500 chilometri.
Ma non solo, si pensa anche che sia una delle zone di più antica formazione. Su questo territorio si trovano molti crateri - alcuni grandi anche 60 chilometri - probabilmente causati dall'erosione. Adesso gli scienziati passeranno allo studio delle varie stratificazioni per l'identificazione dei diversi elementi che compongono il terreno.

Trovato un uomo su Marte?

© NASA/JPL/University of Arizona

Sembra quasi una nebulosa vista al telescopio spaziale, invece questa è un'immagine agli infrarossi del terreno di Marte. E anche di particolare interesse scientifico perché consente la rara individuazione dei vari tipi di roccia che si trovano molti chilometri al di sotto della superficie di pianeta. Materiali come il quarzo, l’argilla e altri minerali che contengono acqua.

© NASA/JPL/University of Arizona

Qui siamo al polo nord e come tutti i poli che si rispettino anche quello di Marte è coperto di ghiaccio. Ghiaccio di anidride carbonica. L’inverno marziano infatti è particolarmente rigido, arrivando fino a  meno 140 gradi, l’anidride presente nell’aria si ghiaccia e va a ricoprire le dune sabbiose (le macchie scure sono le dune senza ghiaccio).

© NASA/JPL/University of Arizona

Questa zona si chiama Ceti Mensa. Il termine “mensa” in latino significa “tavola” ed è spesso usata anche in geologia o meglio in geologia dei pianeti extraterrestri (esogeologia) per indicare formazioni geologiche particolari. Simili agli altipiani, sono zone pianeggianti che si trovano a una certa altezza.

© NASA/JPL/University of Arizona

Non saranno i Carabi, ma in questa parte di pianeta pare che la sabbia non manchi.
Questa è infatti una vasta zona sabbiosa che circonda il polo.
Le dune su Marte si formano come sulla Terra, grazie all’azione del vento che per lunghi periodi soffia nella stessa direzione. Un processo molto lento. Secondo gli esperti le dune di questa regione chiamata North Polar Erg potrebbero essersi formate in centinaia di anni.

Guarda anche le ultime immagini che erano state inviate dalla sonda Mars Express

© NASA/JPL/University of Arizona

La prima cosa che sorprende di Tharsis Tolus, l'imponente vulcano estinto raffigurato in questa immagine digitale ottenuta dai dati della High Resolution Stereo Camera della sonda Mars Express, sono le dimensioni: è alto 8 chilometri, un vero record rispetto ai vulcani terrestri - ma non rispetto ai rilievi marziani - e ha una base di 19.375 chilometri quadrati. Caratteristica peculiare di questo vulcano è la sua travagliata storia geologica. Negli ultimi 4 miliardi di anni almeno due larghe sezioni, una sul lato orientale, l'altra sul lato occidentale, sono collassate: lo si evince dalle profonde scarpate laterali evidenziate dalla sonda dell'ESA. In viola nell'immagine, le regioni più basse, in beige e rosso le più alte.
Marte: foto, gallery, multimedia e tutte le ultime notizie dal Pianeta Rosso

Belle e colorate sembrano le immagini di un’agenzia turistica spaziale. Ma non fatevi illusioni su Marte l’aria è pesante e satura di gas e le rigide temperature invernali (anche -140 gradi) oltre ai forti venti non permetterebbero una vacanza. E in realtà queste foto – fatte dalle navicelle spaziali con strumenti di altissima precisione - non servono a “incuriosire” eventuali astronauti da week end, ma ad analizzare il terreno e il clima per cercare di svelare alcuni dei suoi misteri.

Questa per esempio sembra una scogliera. Ma niente onde del mare che si infrangono sugli scogli: qui siamo nei pressi del vulcano Olympus Mons e non c’è acqua. Le macchie scure sono dune di materiale sabbioso dall'ignota origine e composizione. Il vulcano con i suoi 25 chilometri di altezza è il rilievo più imponente, non solo di Marte ma, per ora, dell’intero sistema solare.

Testi e ricerca fotografica di Federica Ceccherini
Foto © NASA/JPL/University of Arizona