Zanzare mutanti contro le epidemie

L'ingegneria genetica al lavoro per contrastare malaria, dengue e altre malattie emotrasmissibili con le zanzare geneticamente modificate: i risultati e i dubbi.

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Femmina di Aedes aegypti, la zanzara portatrice della febbre del dengue (foto © Visuals Unlimited/Nature Picture Library/contrasto).

Gli squali uccidono circa 10 persone l'anno, i leoni 100, i coccodrilli un migliaio. Ma per piccola che sia, è la zanzara (mosquito in inglese) a detenere il record: secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il piccolo insetto, la cui famiglia (Culicidae) conta oltre 3.500 specie ed è diffusa in tutto il mondo, fa qualcosa come 725 mila morti l'anno. Più di quanti ne facciano gli esseri umani stessi, 475 mila (guerre escluse): vedi L'animale più letale al mondo.
 
Questo perché alcune specie di zanzare sono il vettore di malattie gravi, o mortali, come la malaria (600 mila vittime ogni anno), la febbre gialla, la dengue (malattia infettiva tropicale) e l'encefalite.

Uno degli strumenti per combattere l'involontario killer è l'ingegneria genetica, che in pochi anni ha permesso di ottenere importanti risultati. Un esempio recente è quello della società britannica Oxitec, strettamente legata al gigante agrochimico Syngenta, che ha di recente sviluppato una linea di zanzare maschio Aedes aegypti modificate geneticamente per contrastare la diffusione della dengue.
 
Queste zanzare gm hanno un gene aggiunto che scatena la produzione di una proteina che si accumula nell'organismo fino a essere tossica. Durante l'allevamento, lo sviluppo della tossina è bloccato dalla somministrazione di un antibiotico, la tetraciclina, senza il quale gli insetti non sopravvivono (e alimenta la discussione sugli usi e abusi degli antibiotici).
 
Gli esemplari adulti e sessualmente maturi vengono poi disseminati in grandi quantità sopra a zone circoscritte per fecondare le femmine non geneticamente modificate e in breve tempo, in mancanza di tetraciclina, maschi e larve che hanno ereditato il gene modificato muoiono uccise dalla tossina. Il punto debole del sistema è l'incertezza della trasmissione del gene, ma i risultati della sperimentazione di cinque anni fa nelle Cayman sono stati soddisfacenti e adesso Panama e Brasile (quest'ultimo con 1,4 milioni di casi di dengue nel 2013) stanno per fare ricorso a questo "prodotto" della Oxitec.

L'arma nucleare

Negli anni '60 in Italia si mise in atto un programma coordinato dall'Euratom per debellare la malaria in Sardegna: in quel caso lo strumento erano le radiazioni ionizzanti. Grazie all'irraggiamento con materiale radioattivo si resero sterili milioni di maschi di zanzara anofele, che vennero poi disseminati sulle zone infestate dell'isola per spezzare la catena riproduttiva.

Un altro esempio è la ricerca dell'Howard Hughes Medical Institute (Maryland, Usa), dove sono state realizzate zanzare gm incapaci di riconoscere l'odore degli esseri umani (Nature, 2013). Per adesso lo studio è ritenuto funzionale allo sviluppo di nuovi repellenti, ma con strumenti si potrebbero ottenere risultati analoghi a quelli della Oxitec senza decimare la popolazione di insetti.
 
In generale, non mancano le critiche. Accanto a quella ricorrente sull'impossibilità di prevedere le conseguenze delle sperimentazioni genetiche, molte organizzazioni da sempre critiche su questo fronte, come GeneWatch e Inf'Ogm, lamentano la mancanza di trasparenza e di controlli indipendenti sull'operato delle aziende che producono gm, come l'Oxitec, e sulle possibili conseguenze.

Malaria: la zanzara anofele in azione e le dinamiche del contagio.
 

28 Maggio 2014 | Tommaso Canetta