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Zanzara fossile con la pancia ancora piena di sangue

Anche nell'Eocene questi insetti importunavano gli animali più grandi. La prova? Una traccia di sangue vecchia 46 milioni di anni, conservata in un fossile dell'antico parassita.

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La zanzara conservata non nell'ambra ma in una roccia argillosa: una rara e fortunata combinazione di circostanze, come la presenza di sottili strati di roccia sedimentaria e l'assenza di ossigeno, ha permesso la conservazione dell'insetto e del suo "contenuto". Photo courtesy: Dale Greenwalt |

Dall'uscita del primo Jurassic Park, 20 anni fa, tutti gli appassionati di paleontologia ci hanno un po', segretamente sperato: riusciremo mai a trovare il fossile di una zanzara con il sangue di un dinosauro nello stomaco?

La scoperta annunciata 3 giorni fa da un paper pubblicato sulla rivista Pnas ricorda un po' le prime scene del film di Spielberg. Un fossile di zanzara vecchio 46 milioni di anni è stato trovato incastonato in una roccia sedimentaria della Kishenehn Formation, nel nordovest del Montana.

L'insetto ha il ventre ancora pieno del suo ultimo pasto: sangue, appunto. Ma troppo giovane per appartenere a un dinosauro. Il ritrovamento rimane comunque - anche se per altre ragioni - estremamente interessante.

 

È la prima volta che un fossile di zanzara viene rinvenuto con ancora tracce del sangue delle prede in corpo. Il parassita, a dire il vero, non è stato scovato di recente, ma negli anni '80, da uno studente di geologia di nome Kurt Constenius, che non accortosi della particolarità del reperto l'ha lasciato a lungo chiuso in una scatola nello scantinato di casa.

Il tesoro è stato riscoperto grazie a Dale Greenwalt, biochimico in pensione che stava compiendo alcune ricerche entomologiche per lo Smithsonian Museum of Natural History nell'ovest degli Stati Uniti. La famiglia di Constenius ha donato il fossile al Museo, e l'esemplare è stato descritto nell'articolo scientifico.

 

L'addome scuro della zanzara ha subito insospettito Greenwalt: approfondite analisi di laboratorio hanno rivelato che contiene ferro ed eme, il complesso chimico che permette alle cellule del sangue di trasportare ossigeno e conferisce loro il tipico colore rosso. Due indizi inconfondibili, ma l'identità del proprietario del sangue rimane un mistero.

Anche in condizioni ideali di conservazione il DNA si degrada molto velocemente, in 500-600 anni. Impossibile quindi sperare di risalire all'ultima vittima del parassita (figuriamoci isolarne il genoma e trasferirlo nella cellula uovo di un animale geneticamente simile: questo lasciamolo, per ora, alla fantasia degli sceneggiatori).

Il ritrovamento permetterà comunque agli scienziati di ricostruire il comportamento degli ematofagi. Ora sappiamo che già 46 milioni di anni fa le zanzare succhiavano sangue. È anche la prima volta che una molecola biologica come l'eme si trova conservata in un reperto fossile: non servirà a replicare i dinosauri, ma la sua parte, l'antica zanzara, l'ha già fatta.

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17 ottobre 2013 | Elisabetta Intini