Scienze

Tesori nell'ambra: la zampa di un uccello preistorico con un dito sproporzionato

Il fossile apparteneva a un pennuto più piccolo di un corvo, estinto insieme ai dinosauri. Il suo terzo dito serviva forse ad estrarre piccoli insetti dall'interno della corteccia.

Una goccia di resina fossile ha restituito alla scienza, dopo 99 milioni di anni, la zampa di un uccello del Cretaceo con una bizzarra caratteristica anatomica: un dito molto lungo, più esteso persino della porzione inferiore dell'arto. Secondo i ricercatori che hanno descritto il reperto su Current Biology, è la prima volta che una simile appendice viene osservata in un uccello, arcaico o vivente.

Il dito sproporzionato serviva probabilmente a pescare cibo dall'interno delle cortecce degli alberi dove il volatile viveva. Un simile adattamento dimostra che gli uccelli preistorici erano molto più diversificati di quanto si credesse, e che avevano evoluto strategie singolari per sopravvivere nei loro habitat.

ambra: il fossile di Elektorornis chenguangi
Il fossile di una zampa di uccello di 99 milioni di anni fa, con un dito esageratamente lungo. La resina contiene anche l'estremità dell'ala sinistra dell'animale. © Lida Xing

Senza pari. L'uccello dalle abitudini arboricole, più piccolo di un corvo, è stato chiamato Elektorornis chenguangi (elektorornis significa "uccello dell'ambra"). Apparteneva agli enantiorniti, il gruppo di pennuti più diffusi del Mesozoico, estinti 66 milioni di anni fa, in quella stessa serie di eventi che decise la fine dei dinosauri.

Le dita allungate sono una caratteristica degli uccelli arboricoli, che devono afferrare saldamente i rami su cui si posano, ma mai si era osservata una simile sproporzione: il terzo dito dell'Elektorornis, lungo 9,8 mm, era più esteso del 41% rispetto al secondo, e più allungato del 20% del tarso-metatarso, l'osso che supporta la porzione inferiore dell'arto degli uccelli.

fossili: Elektorornis chenguangi, un uccello del Cretaceo
La ricostruzione 3D della zampa dell'Elektorornis chenguangi. © Lida Xing / Current Biology

Un uncinetto. Gli scienziati dell'Università di Scienze della Terra di Beijing (Cina) che hanno analizzato il reperto con la tomografia computerizzata, ricavandone una ricostruzione 3D, lo hanno confrontato con le zampe di 20 uccelli estinti e 62 volatili viventi.

Nessuno, però, mostrava questo squilibrio, visibile soltanto nelle zampe di un mammifero vivente - l'aye-aye (Daubentonia madagascariensis), un primate del Madagascar. Questa creatura simile a un lemure utilizza il suo dito medio come amo per estrarre insetti e larve dalle cortecce degli alberi, dopo averne verificato la presenza con piccoli colpetti delle zampe. Probabilmente l'Elektorornis usava il suo dito allungato con lo stesso scopo.

Il fossile ha rivelato una diversa nicchia ecologica (ossia un modo di vivere di una specie all'interno di un ecosistema) che gli uccelli stavano esplorando con una serie di adattamenti funzionali. Ora gli autori dello studio proveranno a estrarre proteine o pigmenti dalle piume rimaste nell'ambra per capire se il pennuto sfruttasse anche altre strategie - se avesse, per esempio, capacità mimetiche.

La terra dell'ambra. La goccia d'ambra in cui era conservata la zampa è stata recuperata nel 2014 da un venditore ambulante del Myanmar, incurante del suo valore. Proviene dalla Hukawng Valley, che nel Mesozoico era piena di alberi resinosi, e che ha protetto, nel tempo, fossili preziosi come quello della coda piumata di un dinosauro.

A lungo la zampa di uccello è stata scambiata per una zampa di lucertola: anche le lucertole hanno dita allungate, ma ne hanno cinque; gli uccelli, quattro.

17 luglio 2019 Elisabetta Intini
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