Scienze

YouTube e graffiti al servizio dei geologi

I video girati in una grotta saudita e le scritte lasciate sulle sue pareti sono serviti a stimare il livello dell'acqua al suo interno: quando i social media danno una mano alla scienza.

Negli ultimi mesi un gruppo di geologi tedeschi ha trascorso molto tempo su YouTube. Non per ammazzare il tempo tra una ricerca e l'altra, ma per lavoro: i video postati sulla piattaforma stanno aiutando a monitorare i cambiamenti idrogeologici in una famosa grotta a una trentina di chilometri da Riad, in Arabia Saudita.

Scienza e diletto. La grotta di Dahl Hith, una dolina carsica - ossia una conca chiusa di rocce calcaree - riempita da sorgenti sotterranee, è un popolare ritrovo turistico per quanti vogliano rinfrescarsi dalle torride temperature del deserto, nonché un sito di particolare interesse per i geologi. È infatti uno dei pochi luoghi al mondo in cui sia possibile osservare affioramenti di anidrite (solfato di calcio), il serbatoio naturale che intrappola il petrolio dei giacimenti nella Penisola Arabica.

in ripresa. Dopo decenni di declino - dovuto all'uso delle acque sotterranee a scopi irrigui - ora il livello dell'acqua nella grotta sta sensibilmente salendo. Nils Michelsen, dell'Istituto di Geoscienze Applicate di Darmstadt (Germania) l'ha dedotto esaminando i video online su YouTube, inviati da turisti e sub che si sono avventurati nella formazione negli ultimi anni.

Alcuni dei video di YouTube esaminati dai ricercatori. © Nils Michelsen

Benedetti graffiti. I ricercatori ne hanno esaminati una quarantina: molti di questi hanno una data, e molti riprendono graffiti che qualche writer ha lasciato nel sito. Scritte che avranno anche rovinato le pareti della grotta, ma che sono state sfruttate come punti di riferimento per capire di quanto l'acqua sia salita. Alcune infatti contengono una data; altre risultano visibili nei video più vecchi e sommerse in quelli più recenti.

Miniere di dati. Negli ultimi due anni, il livello dell'acqua è salito di 40 cm al mese, dicono i risultati. Forse, per lo scarico di acque grigie - appositamente trattate - da un sito a circa 10 chilometri dalla grotta. Senza l'utilizzo dei dati estratti dai social media (che pure fanno storcere il naso a qualche accademico) questa scoperta non sarebbe stata possibile.

«Qualche anno fa alcuni li avrebbero definiti grey data, ossia dati non pubblicati secondo la prassi accademica tradizionale», commenta Michelsen, «ma quando non ci sono altre informazioni a disposizione, bisogna essere creativi.»

20 aprile 2015 Elisabetta Intini
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