Scienze

Vuoi conquistare il mondo? Parla inglese, parola di scienziato

Imparare l'inglese per conquistare il mondo: ecco le conclusioni di un originale e interessante studio americano.

Volete farvi ascoltare dal mondo? Imparate l' inglese, lo conferma finalmente la scienza. E se già lo padroneggiate buttatevi sullo spagnolo o sul cinese. La "scoperta", di per sé, non è rivoluzionaria, ma il metodo utilizzato per dimostrarne la fondatezza è particolarmente interessante e si presta ad essere applicato ad altri ambiti.

La mappa delle lingue. Lo studio è stato condotto da Sharar Ronen, ingegnere israeliano e programmatore alla Microsoft, che nel corso della sua tesi di dottorato al MIT ha realizzato la prima mappa che mostra l’importanza relativa delle lingue nel contesto della comunicazione mondiale.

Ronen, insieme a un gruppo di colleghi di Harvard, della Northeastern University e della Aix-Marseille University ha analizzato la diversità linguistica di libri, tweet e pagine di Wikipedia. Il lavoro è stato decisamente corposo: i ricercatori hanno considerato le traduzioni di oltre 2,2 milioni di libri, 550 milioni di tweet scritti da 17 milioni di utenti bilingue e le pagine di Wikipedia tradotte in almeno 5 lingue diverse.

I dati sono stati rappresentati visivamente in una rete in cui i nodi sono le varie lingue e le linee che li uniscono le diverse relazioni: per esempio un libro scritto in inglese e poi tradotto in italiano e francese sarà rappresentato da tre pallini, uno per lingua, e due linee che uniscono inglese-italiano e inglese-francese. Lo spessore di ogni linea rappresenta il numero di connessioni tra nodi.

The cat is on the table. Lo studio conferma l'inglese come hub linguistico più importante del mondo, grazie al quale è possibile entrare in contatto con tutte (o quasi) le altre realtà culturali. Lo stesso ruolo è assolto, in scala minore, anche dal francese, dal tedesco e dal russo.

Dallo studio emerge come altre lingue parlate da tantissime persone in tutto il mondo, per esempio il cinese, l’hindi o l’arabo, fanno parte invece di "sottoreti" relativamente isolate dalle altre. La ricerca evidenzia anche come alcuni popoli, per esempio gli olandesi, siano molto più bilingue rispetto agli altri ma anche come siano più “online” rispetto alla media della popolazione mondiale: il loro nodo, pur rappresentando solo 27 milioni di persone, ha infatti una enorme quantità di relazioni con altre lingue.

Studio aristocratico. La ricerca non ha comunque validità universale: gli stessi autori sottolineano come le persone involontariamente coinvolte nell'analisi rappresentino una elite della popolazione mondiale, visto che hanno accesso alla rete internet e si esprimono in almeno due lingue diverse.

Ciò che è particolarmente interessante è come il network linguistico permetta la diffusione delle idee in paesi e culture completamente diverse da quella di provenienza.

Su Twitter, per esempio, un’idea espressa in filippino può spostarsi verso la Corea attraverso la Malesia grazie agli utenti che parlano filippino/coreano e coreano/malese.

Ma, infine, quali sono le lingue che ha più senso studiare? Ovviamente l’inglese, concludono i ricercatori. E poi lo spagnolo e il cinese mandarino.

Lo studio completo è disponibile su Proceedings of the National Academy of Sciences.

22 dicembre 2014 Rebecca Mantovani
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