Il vulcano islandese sta per svegliarsi?

Scosse di terremoto sempre più frequenti spingono i vulcanologi a pensare a un'imminente eruzione di un vulcano islandese. Ecco i possibili scenari.

Eyjafjallajokull
Una fase dell'eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull nel 2010. | Shutterstock

L'ultima grande eruzione di un vulcano islandese risale al 2010, quando l'Eyjafjallajokull creò un'enorme nube di fumo e ceneri che era arrivata fino all'Europa continentale, causando la cancellazione di oltre 100.000 voli e provocando il fermo di circa otto milioni di  passeggeri. Negli anni seguenti si sono registrati brontolii sotto al Vatnajökull, la più grande calotta glaciale d'Europa, che avevano messo in allarme i vulcanologi.

 

Ora i geologi rilevano piccoli terremoti e quella che gli specialisti definiscono "inflazione" (ossia un rigonfiamento) dell'area montuosa circostante la "Laguna Blu", una popolare stazione termale geotermica nell'Islanda sud-occidentale nella penisola di Reykjanes: sarebbero i segni di una potenziale eruzione vulcanica che potrebbe verificarsi in tempi ravvicinati. 

 

Sale l'allerta. Per questo motivo le autorità che tengono d'occhio i vulcani islandesi hanno alzato il livello di allerta da "verde" a "giallo", come accade quando un vulcano "dà segni di un fermento al di sopra dei livelli di fondo noti". Per quasi una settimana infatti, una serie di terremoti ha scosso l'area intorno a Grindavik, non lontano dalle acque fumanti della "Laguna Blu". Il sisma più intenso ha avuto una magnitudo di 3,7.

Ma non è tanto l'intensità delle scosse che preoccupa i vulcanologi, quanto il loro numero ravvicinato. Vale la pena tuttavia sottolineare che questi sciami di terremoti, nella zona, non siano un fatto insolito; ma il fatto che si stiano verificando mentre è in atto un'inflazione "insolitamente veloce" del monte Thorbjorn, a pochi chilometri da Grindavik, è motivo di preoccupazione, E spinge la Protezione civile islandese a intensificare il monitoraggio dell'area.

 

E ora che succederà? Il recente "ritmo dei rigonfiamenti" (pari a circa 3 o 4 millimetri al giorno) fa pensare che il fenomeno sia dovuto all'accumulo di magma a pochi chilometri sotto la superficie. Cosa potrebbe avvenire nel prossimo futuro? In questo caso gli scenari possibili sono diversi: a un certo punto il magma potrebbe semplicemente cessare di "spingere" oppure accumularsi fino a originare un'eruzione.

 

Se invece il rigonfiamento fosse dovuto all'attività tettonica, ossia al relativo allontamento della placca nordamericana e di quella europea, il cui "confine" passa proprio per l'Islanda, allora si potrebbe avere un aumento dei terremoti, con fenomeni anche violenti. In ogni caso, spiegano i vulcanologi, l'eruzione dovrebbe essere di tipo effusivo e dunque la più "pacifica" a cui si può pensare.

 

23 febbraio 2020 | Luigi Bignami