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Vecchi vulcani nel cuore d'Europa

C'è magma attivo in profondità, in una regione della Germania al confine con Belgio e Lussemburgo, che potrebbe dare origine a nuovi vulcani e terremoti.

Nuovi vulcani in Europa
Un tranquillo paesaggio vulcanico: tre caldere di origine idromagmatica che il tempo ha trasformato in laghi, nella regione dell'Eifel (Germania). | Martin Schildgen / WikiMedia

Non è solo chi vive attorno al Vesuvio, all'Etna o ad altri vulcani italiani a dover fare attenzione agli umori del loro pericoloso vicino: oggi sappiamo che in altre parti d'Europa ci sono aree vulcaniche ritenute estinte che potrebbero invece dare luogo a violente eruzioni. È quanto emerge dal lavoro di un team di ricercatori che ha messo in luce l'esistenza di un vulcanismo ancora attivo accanto ad alcune delle aree più densamente popolate del nostro continente.

 

Lo studio, pubblicato su Geophysical Journal International (vol. 222, agosto 2020), si basa su dati di monitoraggio GPS, da antenne sparse un po' in tutta l'Europa occidentale, che hanno permesso di tracciare movimenti anche estremamente piccoli della superficie terrestre, causati - si ritiene - da un pennacchio di magma in risalita dal mantello terrestre. L'area interessata è quella dell'Eifel, un altopiano nella Germania occidentale al confine con il Belgio e il Lussemburgo, tra le città di Aquisgrana, Treviri e Coblenza. È una regione nota per le sue tracce di antico vulcanismo, rivelate per esempio dai laghi circolari noti come maar: antiche caldere diventate laghi, il più grande dei quali, il Laacher See, è il frutto di un'esplosione avvenuta 13.000 anni fa - praticamente ieri, in termini di tempo geologico. La potenza esplosiva di quell'eruzione fu probabilmente simile a quella del Pinatubo (Filippine, 1991), che condizionò il clima della Terra per un paio di anni.

 

L'esistenza di un pennacchio di magma che alimentava quell'antica attività è noto da tempo, rivelato da una anomala riduzione di velocità delle onde sismiche tra 50 e 400 chilometri di profondità, incompatibile con ciò che conosciamo della struttura della Terra. Non si sapeva, invece, se quel magma fosse ancora attivo o meno: «Si è sempre pensato che l'attività vulcanica nell'Eifel fosse una cosa del passato», afferma il geologo Corné Kreemer (University of Nevada, USA), autore principale del nuovo studio, «ma non è così. Collegando i punti della superficie terrestre attorno all'area in questione, sembra chiaro che qualcosa si sta muovendo sotto il cuore dell'Europa nord-occidentale».

 

Nuovi vulcani in Europa, l'Eifel
I dati GPS mostrano i movimenti del suolo nella regione dell'Eifel. I colori rappresentano il movimento verticale, le frecce bianche e nere indicano la direzione in cui la crosta si sta allungando o comprimendo orizzontalmente. Il più significativo movimento verso l'alto è di circa 1 millimetro l'anno e si verifica vicino al campo vulcanico di Eifel. | Corné Kreemer / University of Nevada

Per lo studio dei movimenti della superficie impercettibili ai nostri sensi sono stati usati i dati di migliaia di antenne GPS, commerciali e pubbliche, dislocate in tutta la regione. Il metodo è simile a quello che ha permesso di scoprire che un fianco dell'Etna scivola lentamente verso il mare o che un pezzo di Antartide si solleva di qualche centimetro l'anno: mappando cioè il modo col quale il terreno si muove verticalmente e orizzontalmente mentre la crosta terrestre viene spinta, allungata e stirata.

 

I dati mostrano che la superficie terrestre della regione si sta spostando verso l'alto e verso l'esterno su una vasta area centrata sull'Eifel, che comprende Lussemburgo, Belgio orientale e la provincia più meridionale dei Paesi Bassi, Limburgo. «Nell'area dell'Eifel abbiamo rilevato un movimento del suolo significativamente maggiore del previsto», aggiunge Kreemer: «e un pennacchio in ascesa potrebbe spiegare la velocità di movimento del suolo

 

L'Eifel è dunque tutt'oggi un potenziale sistema vulcanico attivo: in quell'area dell'Europa potrebbe esserci non solo un aumento del rischio vulcanico, ma anche un rischio sismico a lungo termine. «Il nostro studio non può dire se siano imminenti o meno un'eruzione o un terremoto, ma solo che siamo in presenza di un'area geologicamente attiva», sottolinea Kremer. Ma se è vero che le nostre conoscenze non ci mettono in grado di fare previsioni di quel genere, è altrettanto vero che i "decisori politici" possono mettere in atto politiche di prevenzione, sostenendo l'edilizia antisismica, per esempio, e programmi di ricerca e di monitoraggio attraverso reti di strumenti appositamente progettati, come fa l'INGV per esempio con l'Osservatorio Vesuviano.

24 settembre 2020 | Luigi Bignami