Scienze

Una nuova frattura nella zona vulcanica dell'Erta Ale

Si tratta di un vulcano dell’Africa molto attivo che negli ultimi mesi ha dato origine ad una nuova frattura da cui fuoriescono abbondanti quantità di lave.

Conosciuto come la porta dell'inferno, dall’Erta Ale, uno dei vulcani più attivi dell'Etiopia e dell'Africa intera, nell'omonima catena di vulcani, fuoriescono senza soluzione di continuità grandi quantità di lave fluide di tipo basaltico che ricordano quelle dell’Etna. È un "sorvegliato speciale", tenuto sotto controllo da numerosi satelliti, tra i quali Landsat 8 (Nasa e US Geological Survey), che il 26 gennaio scorso ha ripreso una serie di interessanti immagini all'infrarosso e con i colori naturali.

Erta Ale, vulcani
L'immagine scattata dal satellite Landsat 8 mostra la nuova frattura nell'area dell'Erta Ale. © Joshua Stevens / NASA Earth Observatory

La nuova frattura. Le fotografie hanno rivelato due distinti flussi di lava, oltre a pennacchi di gas vulcanici e vapore e altri fenomeni secondari legati al vulcanismo. Uno dei due flussi di lava, del tutto nuovo, fuoriesce da una frattura lunga circa 6 chilometri ed è l'indizio di una importante attività geologica che sta interessando tutta l'area.

L'Erta Ale è un vulcano a scudo, ossia con un diametro molto più grande dell'altezza del cono vulcanico, situato nella depressione della Dancalia (o depressione di Afar: una regione del corno d'Africa che comprende lo Stato di Gibuti e parte dell'Eritrea e dell'Etiopia), dove tre placche tettoniche si stanno separando l'una dall'altra. In quest'area la crosta terrestre si è assottigliata di molto e questo sta producendo una serie di fratture dalle quali fuoriescono lave in abbondanza.

Capriccioso. L'Erta Ale è noto in particolare per il grande lago di lava nella depressione sommitale del vulcano, la sua caldera, a cui deve il soprannome di "porta dell'inferno".

Non è particolarmente esplosivo, ma a volte le sue eruzioni causano gravi danni alle deboli economie della regione, come nel settembre del 2005, quando una violenta emissione di lava e gas uccise oltre 250 capi di bestiame e obbligò parte della popolazione a un'evacuazione forzata.

1 febbraio 2017 Luigi Bignami
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