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Un vulcano dell'Alaska fu all'origine del "grande freddo" nell'antica Roma

Nel 43 a.C., l'eruzione del vulcano Okmok causò una brusca riduzione delle temperature, carestie e instabilità nel bacino del Mediterraneo.

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L'isola di Umnak, in Alaska, con la caldera di 10 km di diametro (in alto a destra) creata dall'eruzione del vulcano Okmok nel 43 a.C.. | NASA Earth Observatory images by Joshua Stevens

Il periodo che seguì l'assassinio di Giulio Cesare, nel 44 a. C., è descritto da fonti storiche come un biennio caratterizzato da temperature insolitamente rigide, raccolti agricoli scarsi, carestie e instabilità politica in varie aree del Mediterraneo - tutti fattori che avrebbero contribuito alla fine della Roma Repubblicana (27 a. C.) e del Regno Tolemaico d'Egitto (30 a. C.). A lungo gli storici hanno pensato che all'origine di quel disgraziato periodo vi fosse stata un'eruzione vulcanica, ma ora quei sospetti si sono concretizzati: secondo uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, quel repentino sobbuglio atmosferico fu scatenato dall'eruzione di una montagna radicata dall'altra parte del mondo, quella del vulcano Okmok, in Alaska, nel 43 a. C..

Un pianeta interconnesso. Un team internazionale di scienziati coordinati da Joe McConnell, del Desert Research Institute di Reno, Nevada, ha analizzato le ceneri vulcaniche nelle carote di ghiaccio estratte in varie parti del mondo e le ha confrontate con le registrazioni climatiche "scritte" negli anelli degli alberi in Scandinavia, Austria e California, e con quelle deducibili dall'analisi di una serie di grotte nel nordest della Cina. Tutte queste informazioni hanno evidenziato la presenza di importanti cambiamenti atmosferici iniziati nel 43 a. C. e continuati per un paio di anni: le analisi chimiche dei residui di tefra, cioè l'insieme dei materiali piroclastici prodotti durante un'eruzione, hanno indicato il vulcano Okmok come fonte inconfondibile.

La goccia in due vasi traboccanti. Il 43 e il 42 a. C. segnarono uno dei periodi più rigidi mai affrontati dall'emisfero settentrionale negli ultimi 2.500 anni, con temperature stagionali di 7 °C inferiori alla media e un'aumentata piovosità sull'Europa meridionale (i livelli di precipitazioni furono superiori alla norma del 50-120% in estate e del 400% in autunno). Di certo non fu questo l'unico fattore alla base del collasso di due sistemi politici cardine del Mediterraneo, ma il deciso peggioramento del meteo, con la scarsità di raccolti, l'insicurezza alimentare e la proliferazione di malattie potrebbero aver tirato una spallata ai già fragili equilibri della Roma Repubblicana, che da lì a breve avrebbe ceduto il passo all'Impero, e dell'Egitto di Cleopatra.

 

«Nella regione mediterranea, queste condizioni di umidità e freddo estremo tra la primavera e l'autunno, le stagioni più importanti per l'agricoltura, ridussero probabilmente i raccolti e aggravarono i problemi di approvvigionamento durante gli sconvolgimenti politici in corso in quel periodo» scrivono gli scienziati. «Particolarmente d'impatto fu la gravità della mancata inondazione del Nilo nel periodo dell'eruzione del vulcano Okmok, e la carestia e le malattie che furono riferite da fonti storiche egiziane. Gli effetti climatici furono un grave shock per una società già stressata in un momento cruciale della storia».

 

1 luglio 2020 | Elisabetta Intini