Scienze

Un massiccio rilascio di metano dal fondo del mare

La fine dell'Era Glaciale, 12 mila anni fa, provocò, con il ritiro dei ghiacci, massicce emissioni di metano da strutture disseminate sul fondale nell'Oceano Artico. Un fenomeno che potrebbe ripetersi oggi, a causa del riscaldamento globale.

Il ritiro dei ghiacci artici sul finire della più recente Era Glaciale, 12 mila anni fa, scatenò un'imponente serie di emissioni di metano da strutture simili a colline ghiacciate, disseminate nell'Oceano Artico. Oggi quelle stesse formazioni - chiamate pingo - sono strettamente monitorate: il ritiro dei ghiacci dovuto al riscaldamento globale potrebbe provocare analoghe emissioni di gas che andrebbero a peggiorare ulteriormente l'effetto serra atmosferico.

I ricercatori dell'università dell'Artico (Norvegia) hanno ricostruito la storia geologica dei fondali del Mare di Barents, a nord del Paese, con i dati degli ecoscandagli delle navi di ricerca e quelli sulla composizione dei gas tuttora emessi dai resti di un centinaio di pingo ancora presenti in quei mari.

Senza via d'uscita. Circa 23 mila anni fa, il fondale di rocce sedimentarie in quell'area era ricoperto di pesanti ghiacciai che tenevano a bada i depositi di metano sottostante, impedendogli di risalire. Intrappolato nei sedimenti a circa 400 metri di profondità, il metano si trasformò in una riserva di gas solida nota come idrato di metano - o "ghiaccio infiammabile" (ne abbiamo scritto qui).

libero di espandersi. Tra i 17 e i 15 mila anni fa, l'aumento delle temperature e il rapido scioglimento dei ghiacci fecero sì che il gas sfuggisse dal suo involucro di ghiaccio protettivo e iniziasse a spingere per risalire dal fondo del mare. La forza di risalita e la diminuita pressione dei ghiacciai portarono alla formazione dei pingo, deformazioni del fondale, alcune delle quali alte fino a un chilometro.

Flatulenze sottomarine. L'esito del fenomeno è facilmente prevedibile: la pressione del gas portò a massicce eruzioni di metano che si diffusero nei mari e in atmosfera, e che lasciarono dietro di sé vasti crateri dovuti al collasso dei pingo. Il passo precedente alla formazione dei crateri è, secondo gli scienziati, la comparsa dei pingo: ecco perché gli autori dello studio credono che quelli tuttora presenti potrebbero un giorno esplodere, complice il ritiro dei ghiacci artici.

Qualcosa di analogo sta già accadendo in Siberia, dove le alte temperature hanno causato la formazione di migliaia di bolle di gas nel permafrost, che talvolta collassano creando enormi sinkhole.

7 giugno 2017 Elisabetta Intini
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