Un italiano nei 10 personaggi scientifici del 2014

Come da tradizione, la rivista Nature premia le 10 personalità scientifiche più importanti dell'anno. E nella top 10 2014 non poteva che esserci il ricercatore italiano eroe degli ultimi mesi.

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Andrea Accomazzo: cacciatore di comete. Ormai vent'anni fa, quando quasi nessuno sapeva ancora di Rosetta, la fidanzata italiana di Andrea Accomazzo vide questo nome femminile scritto su un appunto, accanto a un numero di telefono, e si ingelosì. Solo dopo capì che quel nome si sarebbe indissolubilmente legato a quello del futuro marito. Accomazzo, direttore di volo della missione, ha guidato la sonda nei 6,4 miliardi di km di viaggio fino ad arrivare alla 67P/Churyumov–Gerasimenko, e ha pianto di gioia quando Philae è atterrato a soli 120 metri dal luogo stabilito. La missione Rosetta non è ancora finita, racconta Andrea, che un tempo sognava di fare il collaudatore di aerei militari. Nel 2017, quando la luce solare non basterà più ad alimentare Rosetta, vorrebbe vedere la sonda rasentare la superficie della cometa e - perché no - magari atterrarci sopra.

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Suzanne Topalian, nemica del cancro. Questo medico statunitense esperto di immunoterapia ha sempre sostenuto che il modo migliore per attaccare un tumore sia far sì che sia l'organismo stesso a combatterlo, anziché bombardarlo dall'esterno. Le sue previsioni e oltre 20 anni di dura ricerca le hanno dato ragione. Topalian ha dimostrato quest'anno che un farmaco, il nivolumab, è in grado di "insegnare" ai linfociti T ad attaccare il melanoma in fase avanzata, aumentando sensibilmente le chance di sopravvivenza dei pazienti malati.

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Radhika Nagpal, creatrice di robot. A scuola odiava la biologia, e una volta adulta, è diventata ingegnere. Ma ora, Radhika, che è a capo di un team ingegneristico dell'Università di Harvard, Massachusetts, ha rivalutato la materia che tanto detestava. Osservando il modo in cui termiti, api e formiche collaborano nella costruzione dei nidi, senza una direzione centrale, la ricercatrice ha creato, insieme ai colleghi, uno sciame di 1024 minuscoli Kilobots (Guarda il video), androidi alti pochi centimetri in grado di cooperare semplicemente comunicando coi vicini attraverso gli infrarossi. La ricerca ha fornito un importante contributo nel campo dell'intelligenza artificiale. Sciami intelligenti come questi potrebbero risultare estremamente utili in situazioni di emergenza, come nelle zone colpite da disastri naturali o ambientali.

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Sheik Humarr Khan, eroe contro Ebola. In un anno ferito dalla più grave epidemia di Ebola di sempre, Sheik Humarr Khan ha giocato un ruolo chiave nella lotta al virus, pagando con la vita la sua perseveranza. Esperto epidemiologo, e primario dell'ospedale governativo di Kenema, Sierra Leone, Khan si occupava di studi sulla febbre da virus Lassa, quando Ebola ha fatto la sua comparsa nella sua terra natale. Con lo scoppio dell'epidemia, ha rinunciato a un impiego nella più ricca capitale Freetown, per rimanere sul campo, dove c'era bisogno. È morto a fine luglio, senza aver assunto lo ZMapp, il farmaco sperimentale di cui ancora si conosceva pochissimo (effetti collaterali inclusi). Il suo lavoro di mappatura genetica del virus, il primo in assoluto in Sierra Leone, ha dimostrato quanto velocemente Ebola evolva.

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David Spergel, l'astrofisico scettico. La sua esperienza di quest'anno ha mostrato quanta cautela si debba usare, sia in ambito accademico, sia in quello mediatico, nell'annunciare importanti scoperte scientifiche. Spergel ha dimostrato infatti la presenza di un errore nello studio dell'osservatorio in Antartide BICEP2, che questa primavera aveva dichiarato di aver rilevato gli effetti diretti delle onde gravitazionali sulla radiazione cosmica di fondo, una scoperta, se verificata, epocale. In particolare gli scienziati di BICEP non avrebbero calcolato con sufficiente precisione l'effetto di disturbo di gas e polveri della nostra galassia, che avrebbero alterato i dati scientifici.

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Maryam Mirzakhani, esploratrice di superfici impossibili. Se il suo nome vi suona familiare è perché lo ricollegate, correttamente, a quello della prima donna vincitrice della Medaglia Fields, da molti considerata l'equivalente del Premio Nobel per la Matematica. Maryam, classe 1977, è nata a Teheran e insegna da quattro anni all'Università di Stanford. Il suo campo di ricerca è la matematica pura: ha vinto il prestigioso premio grazie a una tesi sui cammini chiusi sulle superfici in geometria iperbolica, un lavoro incomprensibile ai più ma definito da molti matematici "spettacolare". Molto riservata, ha detto di non essersi mai sentita discriminata in quanto donna-matematico e di sperare che ci siano presto altre ragazze a conquistare il riconoscimento.

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Pete Frates, ideatore di una sfida virale. Non è uno scienziato ma un ex giocatore e allenatore di baseball questo 29enne americano, noto per aver dato il via alla campagna di raccolta benefica più fortunata di sempre: l'Ice Bucket Challenge. In due anni dalla diagnosi di Sclerosi Laterale Amiotrofica, Frates ha perso la capacità di parlare e muoversi, ma questo non gli ha impedito di lanciare, su Facebook e YouTube, la sfida a donare in favore della ricerca, per poi farsi investire da una doccia ghiacciata, e invitare i propri amici a fare lo stesso. Da agosto sono stati 17 milioni gli utenti nel mondo che hanno risposto all'appello, e 115 milioni di dollari i fondi raccolti, tre volte la cifra stanziata ogni anno dagli USA per questa malattia. Altre associazioni per malattie rare hanno seguito l'esempio, per sensibilizzare divertendosi.
In questa foto riceve l'omaggio dei giocatori di baseball New York Yankees e dei Boston Red Sox prima della partita del 28 settembre 2014.

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Koppillil Radhakrishnan, lanciatore di razzi. Se l'India è riuscita ad inviare la sonda Mangalyaan in orbita intorno a Marte, agganciandolo il 24 settembre di quest'anno, lo deve anche a quest'uomo, a capo della Indian Space Research Organisation (ISRO). «Non stiamo gareggiando con nessuno» ha spiegato a chi gli chiedeva se ci fosse rivalità con altre missioni marziani occidentali «stiamo gareggiando con noi stessi». Il successo della missione, di grande importanza per l'economia del paese, arriva dopo 43 anni di carriera. Koppillil andrà in pensione a fine anno, e potrà ritenersi soddisfatto.

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Masayo Takahash, creatrice di retine. A settembre 2014 è stato eseguito il primo trapianto al mondo di retina fabbricata in laboratorio su una donna giapponese affetta da maculopatia degenerativa senile. A creare quella retina a partire da cellule pluripotenti indotte è stata Masayo Takahash, oftalmologa presso il RIKEN Center for Developmental Biology (CDB) di Kobe, Giappone. La ricercatrice ha ottenuto, a partire da un pezzetto di pelle della paziente, un sottile strato di cellule dell'epitelio pigmentato retinico. Non è noto sapere quali siano le condizioni della paziente ad oggi, e se il tessuto sia stato accettato dall'organismo. Ma l'intervento è destinato ad aprire le porte a nuove sperimentazioni simili su pazienti che stanno perdendo la vista.

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Sjors Scheres, osservatore dell'infinitamente piccolo. Grazie ai calcoli matematici di questo biologo molecolare è stato possibile sviluppare un software che trasforma le granulose e sfocate immagini di una tecnica chiamata microscopia crioelettronica in foto meravigliosamente dettagliate, permettendo così di visualizzare con accuratezza le cosiddette macchine molecolari, sistemi capaci di svolgere compiti complessi all'interno di una cellula. Finora le sue osservazioni si sono concentrate sui ribosomi, ma Scheres guarda già ai prossimi obiettivi, ancora più difficili da visualizzare: uno di questi potrebbe essere una specifica proteina implicata nella malattia di Alzheimer.

Andrea Accomazzo: cacciatore di comete. Ormai vent'anni fa, quando quasi nessuno sapeva ancora di Rosetta, la fidanzata italiana di Andrea Accomazzo vide questo nome femminile scritto su un appunto, accanto a un numero di telefono, e si ingelosì. Solo dopo capì che quel nome si sarebbe indissolubilmente legato a quello del futuro marito. Accomazzo, direttore di volo della missione, ha guidato la sonda nei 6,4 miliardi di km di viaggio fino ad arrivare alla 67P/Churyumov–Gerasimenko, e ha pianto di gioia quando Philae è atterrato a soli 120 metri dal luogo stabilito. La missione Rosetta non è ancora finita, racconta Andrea, che un tempo sognava di fare il collaudatore di aerei militari. Nel 2017, quando la luce solare non basterà più ad alimentare Rosetta, vorrebbe vedere la sonda rasentare la superficie della cometa e - perché no - magari atterrarci sopra.